CATEGORIE

Il volontariato Snam che fa rete in tutta Italia

di TMNews mercoledì 22 ottobre 2025
2' di lettura

Bologna, 23 ott. (askanews) - Hanno lasciato per un giorno le scrivanie e gli uffici, per mettersi al fianco di chi quotidianamente affronta la sfida dell'integrazione sociale attraverso il lavoro. Da Nord a Sud, oltre 1.200 volontari Snam hanno aderito al progetto "Insieme per gli altri", promosso da Fondazione Snam: un'iniziativa di volontariato aziendale che coinvolge 48 enti e realtà del Terzo Settore su tutto il territorio nazionale. Un coinvolgimento sempre più sentito, con adesioni cresciute del 50% rispetto all'anno scorso e iniziative in 21 città italiane. A Bologna, una delle tappe del progetto, i volontari hanno affiancato le attività della Cooperativa sociale Cim, dove persone con disabilità e fragilità trovano un impiego vero, in cucina, in laboratorio, al ristorante. Un esempio concreto di come il fare rete possa generare valore per tutti. "Il miglior modo per far conoscere l'azienda è essere a fianco agli abitanti, alle persone, ai lavoratori che ci sono in ogni territorio e perché no, ovviamente anche alle persone che hanno più bisogno" spiega Alessandro Zehentner, presidente Snam e Fondazione Snam.

A Bologna i volontari Snam hanno incontrato chi, attraverso il laboratorio di pasta fresca o il servizio in ristorante, trova un posto di lavoro vero. Dal 1988 la cooperativa Cim trasforma il lavoro in uno strumento di dignità. "Il rapporto con Snam - ricorda Mara Piretti, vicepresidente della Cooperativa sociale Cim - è nato in maniera molto spontanea. I lavoratori venivano da noi a mangiare. Poi pian piano ci siamo conosciuti e i lavoratori hanno chiesto di collaborare con noi, darci una mano". Perché questa differenza è cruciale. Non è assistenzialismo. E' reciprocità. "E' una richiesta anche dei nostri lavoratori, non è solo una idea che viene dall'alto - precisa Zehentner - abbiamo voglia di essere presenti sul territorio, vogliamo farci conoscere, vogliamo aiutare, evidentemente vogliamo poter dare il sorriso a tante persone che puntano sul nostro aiuto. E noi ci saremo".

"Noi nel lavoro crediamo molto - aggiunge Piretti - concretamente Cim è la possibilità per le persone accolte di poter dire come si chiama e che lavoro fa e quindi essere riconosciute all'interno della società". Non solo una mansione, ma il riconoscimento di chi siamo. "Il lavoro - insiste la vicepresidente della Cooperativa sociale Cim - è uno strumento per riconoscere la dignità della persona. E quindi tutte le nostre attività hanno questa finalità". "I nostri dipendenti hanno questo orgoglio e volontà di partecipare e in questo troveranno sempre il nostro supporto - conclude il presidente Snam e Fondazione Snam - vogliamo dare modo a loro, aiutandoli anche come azienda, ad aiutare". Non è una giornata di solidarietà. E' una giornata in cui il lavoro ritrova il suo significato originario. Ed è un insegnamento che nessuno dimentica.

tag

Ti potrebbero interessare

Attacco a base italiana a Erbil, il racconto del colonnello Pizzotti

Erbil (Iraq), 13 mar. (askanews) - Nella notte fra l'11 e il 12 marzo un attacco con un drone (alle 00.40 ora locale) ha colpito la sede dell'Italian National Contingent Command Land a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Il racconto di quella notte nelle parole del colonnello Stefano Pizzotti, comandante del contingente nazionale della missione "Prima Parthica" a Erbil.

"Già a partire dalle 20.30, il contingente italiano era stato attivato dalle forze della coalizione per un allarme di minaccia aerea e i militari italiani presenti all'interno della base, seguendo le procedure di sicurezza previste, avevano raggiunto le zone protette assegnate, caratterizzate dalle cosiddette fortificazioni difensive bunker. Il drone andava a impattare all'interno della base, provocando danni ad infrastrutture e materiali, al momento non quantificabili, mentre non ci sono stati danni alle persone", spiega il Colonnello Pizzotti.

"Dal momento dell'incidente, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, sono stati in costante contatto e manifestano vicinanza a tutti gli uomini e donne del contingente" aggiunge, Pizzotti raccontando poi la situazione attuale nella base. "Il morale, nonostante la stanchezza, rimane alto - dice - Il personale è addestrato per affrontare anche queste situazioni, tenendo in considerazione che la sicurezza del personale rimane sempre la massima priorità".

TMNews

ASTOI: turismo e guerra in Medio Oriente, serve aspettare con pazienza

Milano, 13 mar. (askanews) - "Quando ci sono crisi di questa portata ci sono sempre varie fasi. La prima è proprio quella di emergenza diretta dei clienti che vanno riportati a casa, la seconda invece è quella che ha a che fare con le nuove prenotazioni o con i riavviamenti di clienti che avevano prenotato una vacanza in quell'area o tramite compagnia del Golfo. È chiaro che ormai lo sappiamo per esperienza, quando si verificano effetti così traumatici come una guerra, un evento climatico estremo, insomma cose che hanno una importanza globale, la prima reazione dei consumatori è quella di congelare tutti i pensieri rivolti al tempo libero, alle vacanze; è come se le persone fossero ferite, colpite da questo evento e in questo momento la vacanza la stanno se non altro rimandando". Lo ha detto ad askanews Pier Ezhaya, presidente di ASTOI - Confindustria Viaggi, ragionando sulla situazione del turismo in relazione alla crisi in Medio Oriente.

"Questo non ci preoccupa tanto sulle prenotazioni estive, perché sappiamo che è un fenomeno momentaneo e quindi abbiamo tutto il tempo di recuperarlo - ha aggiunto Ezhaya -. Un po' più complicata invece la situazione delle mete che sono operative adesso, perché al di là di quelle coinvolte nel conflitto del Medio Oriente, assistiamo a un calo di prenotazioni anche su altre aree, non coinvolte nella guerra. Ciò in parte è dovuto anche al tema dei voli, perché non dimentichiamo che le tre grosse compagnie del Golfo armano in maniera molto intensa il Sud-est asiatico e l'Oceano indiano. Però più in generale assistiamo proprio a una poca voglia di immaginarsi in vacanza. Quindi in questo momento le persone sono in una fase di attesa e dobbiamo quindi avere la pazienza di aspettare che questa fase acuta passi".

TMNews

Il proprietario dell'universo: storie dal Grand Universe Lucca

Lucca, 13 mar. (askanews) - Giacomo Puccini era un habitué della struttura. Chet Baker decise di soggiornare qui durante la sua avventura italiana. E pare che anche il Pascoli fosse di casa. Grand Universe Lucca ha più di una storia da raccontare. E Georges Midleje, Regional Managing Director, le conosce bene. Il Grand Universe Lucca è un luogo in cui il passato riaffiora dentro ogni dettaglio.

"Questo hotel ha una grande storia, anche un po' nascosta, che è stata riscoperta una volta che è stato ristrutturato", spiega, ricordando come l'edificio affondi le sue radici addirittura in epoca romana, quando nella parte bassa ospitava un atelier di un vetraio. Poi, nei secoli, diventa palazzo nobiliare della famiglia Paoli nell'Ottocento, prima di trasformarsi, nel 1857, in un albergo chiamato L'Universo, meta di scrittori, compositori e grandi poeti come Pascoli e Ungaretti. Oggi parte del portfolio di Autograph Collection Hotels, brand del gruppo Marriott International, Grand Universe Lucca è proprietà di Marcucci Italia e Shaner Italia ed è gestito da Shaner Ciocco Properties.

Per Midleje, il legame dell'hotel con la città passa soprattutto dalla musica.

"È un albergo legato a Lucca anche per la parte della musica. Lucca ancora oggi è una città della musica", sottolinea, ricordando come il design, i colori e gli spazi dell'attuale Grand Universe siano stati pensati per riflettere l'anima lucchese: dal pianoforte che accoglie gli ospiti all'ingresso, fino al rapporto stretto con il Lucca Summer Festival, che da decenni porta grandi artisti internazionali in città. La ristrutturazione del 2016, con un investimento importante per 55 stanze, è stata l'occasione per riportare alla luce questa identità, senza snaturarla.

C'è poi la dimensione leggendaria, ma documentata, che aggiunge fascino al racconto. Midleje ricorda un episodio legato alla visita di Vittorio Emanuele III, quando l'albergatore di allora si presentò con grande orgoglio:

"Ovviamente - dice Midleje - ha una posizione invidiabile, è giusto davanti al Teatro del Giglio. Uno degli ospiti importanti fu il re Vittorio Emanuele III, che durante un viaggio venne a soggiornare qui, in una sua visita a Lucca per vedere un'opera proprio al Teatro del Giglio, che è il nostro dirimpettaio. Non è una leggenda: il proprietario, quando arrivò il re, si presentò come il proprietario dell'Universo, che era il nome italianizzato dell'albergo che si chiamava "L'Univers", alla francese. E il re gli rispose: e io sono un umile re di un paesino che si chiama Italia".

Un aneddoto che oggi vive nelle memorie conservate in biblioteca e che restituisce l'idea di quanto questo hotel sia intrecciato con la storia, piccola e grande, di una città ancora molto autentica.

TMNews

M.O., Guterres a Beirut: "I libanesi non hanno scelto questa guerra"

Roma, 13 mar. (askanews) - "I libanesi non hanno scelto questa guerra, vi sono stati trascinati": lo ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha compiuto una visita in segno di "solidarietà" a Beirut, dove ha incontrato il presidente libanese Joseph Aoun.

"Lo so, so che i libanesi stanno soffrendo enormemente. So che i libanesi musulmani stanno terminando il Ramadan. I libanesi cristiani stanno terminando la Quaresima. E questi dovrebbero essere momenti di pace. Questi dovrebbero essere momenti di solidarietà".

La guerra in Libano ha causato oltre 687 morti e più di 800.000 sfollati dal 2 marzo, secondo il ministero della Salute libanese.

"Purtroppo il Libano è stato trascinato in una guerra che questa popolazione non avrebbe voluto combattere", ha aggiunto.

"Trovare una soluzione che permetta al Libano di diventare un Paese indipendente, con sovranità e integrità territoriale rispettate, e in cui le autorità abbiano - come ho detto - il monopolio sull'uso della forza".

"Non è più il tempo dei gruppi armati. È il tempo degli stati forti", ha concluso Guterres.

TMNews