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Sembravano mostre, erano il futuro: questi 30 anni della Sandretto

di TMNews martedì 4 novembre 2025
2' di lettura

Torino, 5 nov. (askanews) - Il futuro è una terra straniera, oltre che una delle grandi mitologie del nostro tempo incatenato a un presente digitale eterno. Ed è già a suo modo commovente che la mostra che celebra i 30 anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sia intitolata "News from the Near Future", ma la cosa prende ancora più senso dato che Patrizia Sandretto è una delle figure che hanno costruito il modo di pensare il contemporaneo in Italia, anticipando spesso nei suo progetti quello che, a posteriori, abbiamo capito che sarebbe stato "il futuro". Dalla collezione al museo e poi al modo in cui possiamo pensare l'arte oggi: questo è accaduto nei tre decenni di storia della Fondazione: non tutto ciò che è passato negli spazi di via Modane è stato necessariamente indimenticabile, ma gran parte di quello che oggi consideriamo indimenticabile è in qualche modo passato anche di li.

E per capirlo basta leggere alcuni dei nomi degli artisti presenti nella mostra, che si articola su due sedi: in Fondazione e al MAUTO. Maurizio Cattelan, Alberto Garutti, Ed Atkins, Giulia Cenci, Arthur Jafa, Simone Leigh, Sarah Lucas, Philippe Parreno, Berlinde de Bruyckere, Tino Sehgal, Cindy Sherman, Rudolf Stingel, Fiona Tan, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Lynette Yiadom-Boakye, nella prima esposizione. E poi al Museo dell'Automobile è il turno di Matthew Barney, Vanessa Beecroft, Thomas Demand, Fischli & Weiss, Claire Fontaine, Mona Hatoum, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Mike Kelley, Ragnar Kjartansson, Barbara Kruger, Sharon Lockhart, Goshka Macuga, Sandra Mujinga, Shirin Neshat, Paul Pfeiffer, Paola Pivi, Jeff Wall, Rachel Whiteread. È vero, gli elenchi in fondo lasciano il tempo che trovano, ma il punto è proprio che in questo caso rappresentano invece il senso della portata dell'operazione. Tutto ciò che una volta era futuro e adesso è diventato la nostra storia, il nostro stesso modo di pensare le opere d'arte e il loro esserci.

Il futuro è una terra straniera, dicevamo, soprattutto perché l'ipercapitalismo contemporaneo lo ha divorato prima che ne potessimo fare esperienza, lasciandoci un vuoto nel quale gli artisti hanno saputo entrare e usare questa mancanza per creare un'alternativa. Anche attraverso il dramma di un piccolo scoiattolo suicida o una stanza buia dove appaiono frammenti di memoria evanescenti, che possiamo liberamente sperare siano anche ricordi del domani. Perché l'arte, come mi ha detto una volta Alberto Garutti, in fondo è un precipitare vorticosamente verso l'alto. Ecco, proprio così. (Leonardo Merlini)

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