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Mamdani è sindaco di New York: "Governerò da socialista democratico"

di TMNews venerdì 2 gennaio 2026
1' di lettura

New York, 2 gen. (askanews) - "Per troppo tempo ci siamo rivolti al settore privato per ottenere eccellenza, accettando la mediocrità di coloro che servono la collettività. Non posso biasimare nessuno che abbia messo in discussione il ruolo del governo, la cui fede nella democrazia è stata erosa da decenni di apatia. Ripristineremo quella fiducia percorrendo una strada diversa, una strada in cui il governo non sia più l'unica risorsa per chi è in difficoltà, una strada in cui l'eccellenza non sia più l'eccezione".

Sono alcune delle parole pronunciate dal neo sindaco di New York, Zohran Mamdani, che si è insediato alla City Hall dopo avere giurato nelle mani di Bernie Sanders, storia figura del progressismo americano e coscienza critica del Paese.

"Governeremo senza vergogna e insicurezza - ha aggiunto Mamdani - senza scusarci per ciò in cui crediamo. Sono stato eletto come socialista democratico e governerò come socialista democratico".

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"Mio figlio sta male, però sta bene, è vivo e questa è la cosa più importante per noi, ha ustioni sul 30-40% del corpo, ringraziando il cielo ha ustioni sulle braccia, sulla schiena e sui capelli, è stato colpito dalle fiamme mentre scappava dal locale" ha detto.

"Ci ho parlato mentre lo soccorrevo insieme ad altre due persone che ho portato giù in ospedale, mi ha detto che a un certo punto qualcuno ha urlato 'fuoco' nella zona del bar come avete visto in tutti i video e da lì il fuoco si è diramato in una maniera impressionante e velocissima". "Mi ha detto papà sto male, non so come fare, sto malissimo, mi fanno male le mani... e tutti quanti avevano le mani così, le ragazze stavano purtroppo peggio perché avevano la gonna con le calze, mentre i ragazzi avevano i jeans e quindi i jeans proteggevano le gambe, le ragazze sono più ustionate dei ragazzi".

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La carriera di fotografo di Paolo Di Paolo si è costruita intorno alle riviste, dalla Settimana Incom a Il Mondo, per poi prendere una piega diversa dopo il 1968 con la chiusura di molti giornali seguita all'avvento della televisione. Anche questo è un aspetto su cui oggi la mostra di Genova ci può portare a riflettere, anche per il suo parallelismo con i tempi che viviamo. Quello che è certo è che, anche 50 anni dopo, lo sguardo sulla società di un Pier Paolo Pasolini ci farebbe molto comodo e, in un certo senso, le fotografie di Di Paolo ce lo conservano, almeno come ritratto ideale.

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Lo ha ribadito il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, arrivato nella città elvetica. Tajani ha confermato il bilancio relativo agli italiani rimasti coinvolti nell'incendio. Sono in tutto 19, di cui 13 feriti e sei formalmente dispersi. Dei feriti, tre sono già all'ospedale di Niguarda, a Milano, mentre un altro è in arrivo. Gli altri sono in nosocomi elvetici. Ci sono inoltre, ha detto ancora il ministro, tre feriti la cui nazionalità non è ancora identificata.

Il ministro ha parlato di una collaborazione "molto positiva", con le autorità svizzere. "Abbiamo dato - ha proseguito - massima disponibilità per accogliere anche feriti non italiani nel sistema ospedaliero italiano, quindi siamo qui anche per, ho ribadito durante l'incontro di stamane, la massima disponibilità italiana a collaborare con la Svizzera, sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista di polizia, sia dal punto di vista della protezione civile".

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