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Licia Colò: tutti al Festival del Mare, ferito più dell'intero pianeta

di TMNews mercoledì 4 febbraio 2026
3' di lettura

Roma, 4 feb. (askanews) - "Siamo abituati a sentirci dire che il mare è importante, che l'ambiente e la natura sono importanti, che il pianeta Terra è malato. Molte volte proprio il mare viene sottovalutato, perché non fa parte del nostro quotidiano. Il mare invece ci dà la vita, è una situazione molto seria, perché paradossalmente è ferito più dell'intero pianeta": lo ha affermato la conduttrice televisiva Licia Colò, a margine della presentazione all'Auditorium Parco della Musica del neonato Festival prodotto dalla Fondazione Musica per Roma "Un Solo Mare", che si terrà dall'11 al 15 febbraio e che intende celebrare il mare, patrimonio condiviso e risorsa insostituibile, spazio di confronto dedicato a quel 70% della superficie del pianeta che regola il clima e produce metà dell'ossigeno che respiriamo.

"E non possiamo neanche continuare a pensare al nostro mare, perché il mare non è nostro, è un unicum che unisce tutta la Terra", ha aggiunto.

"Questo festival avrà lo scopo e l'obiettivo di far conoscere il mare, di veicolare messaggi importantissimi e farà incontrare tutti. Deve essere qualcosa che coinvolge dai bambini agli adulti agli anziani, dagli ambientalisti agli industriali, a tutti, il mare è un patrimonio di ognuno di noi", ha concluso Licia Colò.

"Un Solo Mare" riunisce voci autorevoli e sguardi diversi: dallo scrittore Bjorn Larsson, che al mare ha affidato pagine decisive della sua immaginazione, alle esperienze sportive e umane di Alessandra Sensini e Giovanni Soldini, che apriranno il Festival con un appuntamento rivolto alle scuole, a Dario Fabbri, grande esperto di geopolitica, fino ai linguaggi coinvolgenti di Elisabetta Dami, creatrice di Geronimo Stilton, e Claudio Sciarrone, sceneggiatore e disegnatore di Topolino, a Andrea Rinaldo, professore emerito e direttore del Laboratoire d'Écohydrologie dell'École Polytechnique Fédérale di Losanna, vincitore del Water Prize 2023, le cui ricerche pionieristiche sulle reti fluviali e la diffusione di specie e patogeni si intrecciano con l'ecologia marina per esplorare le interconnessioni tra ambiente, salute umana e gestione sostenibile delle risorse idriche in un pianeta in trasformazione. Figure diverse, accomunate da un rapporto diretto, vissuto e consapevole con il mare.

Non mancheranno momenti dedicati all'economia del mare o alle arti, come il concerto dell'Orchestra del Mare organizzata con la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e la Fondazione Santo Versace che vedrà la partecipazione del Maestro Nicola Piovani e di Alessio Boni.

Prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, con la partnership progettuale di Codice Edizioni, il Festival Un Solo Mare, con la direzione scientifica del prof. Roberto Danovaro, e' promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Cultura, con il Patrocinio dell'Assessorato all'Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, e ha come partner scientifici CMCC-Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA-Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, OGS-Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Fondazione Marevivo, ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. In collaborazione con Cluster Tecnologico Nazionale "Blue Italian Growth" (CTN-BIG), Biblioteche di Roma e Marina Militare. Con la partecipazione di Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e Fondazione Santo Versace. Partner culturali Pianeta Mare Film Festival, Scuola Holden e Fondazione Symbola.

Tra i main sponsor Banca del Fucino, Enel e Frecciarossa di Trenitalia (Gruppo FS), treno ufficiale della manifestazione.

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Parla Save Ukraine: è l'inverno più duro a Kiev ma restiamo uniti

Milano, 4 feb. (askanews) - "Noi resistiamo uniti. La società ucraina ha saputo adattarsi persino alla guerra. Ci aiutiamo a vicenda. E vedere bambini al caldo e anziani salvati, ci dà forza".

Save Ukraine è la più grande organizzazione ucraina che salva i bambini deportati in Russia, così come bambini che rimangono nei territori ucraini temporaneamente occupati e nelle zone di combattimento attive. Ha salvato oltre 1.138 persone di cui 190 orfani, fornendo centri di accoglienza, supporto psicologico, legale e riabilitativo, soprattutto per bimbi con disabilità. Gestisce 21 centri diurni per famiglie vulnerabili in tutta l'Ucraina. Il numero totale di persone aiutate dall'organizzazione Save Ukraine è di oltre 100.000.

"Abbiamo più di 300 persone nel nostro staff all'interno dell'Ucraina. Interessante è che più di metà della nostra squadra, anzi di più, sono IDP, ovvero persone evacuate da noi. Il nostro scopo è appunto trovare per loro posti di lavoro, e quindi coinvolgerli".

Olga Filina , project manager di Save Ukraine ci parla dell'inverno più duro degli ultimi 4 anni e mette in luce quanto il lavoro di Save Ukraine sia centrale in questi giorni così duri.

"Quest'anno - ci spiega - abbiamo l'inverno più duro: temperature bassissime e attacchi continui che distruggono il sistema energetico. Grandi città come Kiev e l'Ucraina occidentale subiscono blackout prolungati, senza elettricità, caldo o acqua. È pericoloso per la vita, specialmente per gli anziani soli in casa, senza possibilità di uscire o conservare cibo".

In tutta l'Ucraina, non solo le organizzazioni governative, ma anche quelle non governative, creano speciali punti di supporto per tutte le persone che ne hanno bisogno.

Prima di tutto, per riscaldarsi. In Ucraina vengono chiamati: "Punti di invincibilità".

"Il nostro governo offre questi punti nelle scuole governative, poiché ogni scuola ha un luogo dove poter rifugiarsi. Durante l'attacco è possibile riscaldarsi".

I 'punti di invincibilità' vengono aperti in scuole e centri: per scaldarsi, bere caffè caldo, caricare i device. "I nostri 21 centri ora fungono da hub umanitari 24 ore su 24, ma i generatori piccoli non bastano più", dice Filina, perché ci sono blackout che durano giorni, fino a 70 ore.

Le domandiamo di cosa hanno bisogno.

"Chiediamo generatori potenti ( 10 kW), stazioni di potenza grandi/piccole, fornelli a gas, serbatoi e cisterne per acqua calda, coperte termiche. Con l'acqua che ghiaccia nei tubi, le riparazioni sono eroiche e talora possono costare la vita. Droni e missili rendono tutto più rischioso", dichiara.

L'elenco in realtà sarebbe molto più lungo. Stazioni di ricarica (di qualsiasi capacità), power bank potenti (per caricare non solo i telefoni, ma anche i computer portatili, così i bambini possono studiare), maglioni caldi, taniche di carburante, di acqua potabile, di acqua tecnica, bollitori, acqua, cibo (pasti pronti o cibo istantaneo), termostati grandi, tazze termiche. Sino ai calzini caldi per i bambini che vivono da 4 anni sotto le bombe. Ma mentre Save Ukraine cerca di mettere in salvo i civili, il nemico continua ad attaccare.

"L'evacuazione è un punto importante, ma le persone hanno bisogno di un posto dove andare e di riscaldarsi. Purtroppo la Russia fa sempre di più per rendere la situazione più difficile per le famiglie. A volte (nelle zone invase) sono senza documenti o con passaporti russi, perché è pericoloso per le loro vite non fare i documenti russi. Ad esempio, quando sono in territorio occupato. Se non li fanno, il governo può togliergli i bambini e metterli in un orfanotrofio", afferma Filina.

Alla fine la domanda è una sola: dove trovate la forza per resistere?

"Il secondo giorno dall'invasione su vasta scala ho lasciato casa mia a Kiev e sono andata in Ucraina occidentale. Mi ricordo ancora il movimento della chiave che girava nella toppa, perché quando fai questo non sai se tornerai e capisci tanto, capisci che hai bisogno di una sola valigia e puoi sopravvivere senza molte cose", chiosa.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli

Immagini askanews, Save Ukraine, Internet

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Le Alchimiste di Kiefer: corteo di donne nella Sala delle Cariatidi

Milano, 4 feb. (askanews) - Donne che hanno dato un contributo decisivo, ma spesso quasi segreto, alla nascita della scienza moderna, ma anche donne ferite, travolte dalla violenza del mondo. Anselm Kiefer ha portato a Milano, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, la sua mostra "Le Alchimiste", 42 teleri che si muovono all'interno di questo spazio così sofferente.

"Quando ho visitato Milano e ho visto questa sala - ha detto l'artista in conferenza stampa - l'ho trovata subito molto affascinante. Forse è proprio così affascinante perché è stata distrutta durante la Seconda Guerra mondiale, quindi appare molto più astratta e molto più bella forse di un tempo. Perché in Italia è effettivamente così: qualcosa viene distrutto, viene poi ripristinato, ma non viene restaurato come invece farebbero i tedeschi, perché gli italiani sono più eleganti. Sono rimasto molto impressionato e mi è venuta questa idea delle alchimiste".

Il femminino sacro, una sottile forma di rimandi alla magia, mondi che si intrecciano sotto una luce mitica, la stessa che circonda il lavoro di Kiefer, e forse in un certo senso lo limita, pure celebrandolo, e forse rischia di costringerlo in una postura che tutti noi ci aspettiamo da lui. Ma poi, come sempre, conta il lavoro, conta l'opera, la mostra, in questo caso curata da Gabriella Belli.

"Questa mostra è una rivelazione - ci ha detto - è un risarcimento che dialoga perfettamente con l'ambiente, con l'architettura delle Cariatidi, donne mutilate dalla Seconda Guerra mondiale, dall'incendio e dal crollo del soffitto, donne quindi ferite insieme a donne dimenticate dalla storia. La collocazione di queste opere in realtà corrisponde a un concetto: è un corteo che avanza nel quale noi siamo chiamati a partecipare. L'artista ha pensato, che questo spazio doveva essere lasciato libero per sottolineare il dialogo con l'architettura che in questo caso è stata anche uno degli elementi ispiratori".

La pittura come alchimia, insomma, che compone una sorta di Pantheon al femminile e che pone l'arte nella sua dimensione più intensa, partendo da quella riflessione profonda sulla distruzione che è alle fondamenta del lavoro di Anselm Kiefer. E che genera opere potenti, capaci di andare oltre la stessa "leggenda in vita" dell'artista tedesco.

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Askatasuna, Senato approva risoluzione su comunicazioni Piantedosi

Roma, 4 feb. (askanews) - L'aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, a proposito degli scontri avvenuti nella manifestazione del 31 gennaio a Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna e contro la repressione. I voti favorevoli sono stati 88, 56 i contrari.

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Mia Jenkins e Pepe Barroso tra social e rischi nel mondo di Stefania S.

Roma, 4 feb. (askanews) - E' tratto dal romanzo della scrittrice Millennial Stefania S. "Love me love me", il film che racconta la vita di alcuni 20enni interpretato da Mia Jenkins, Pepe Barroso e Luca Melucci, su Prime Video dal 13 febbraio. I libri di Stefania S. sono diventati un fenomeno tra i ragazzi, con oltre 23 milioni di letture sulla piattaforma Wattpad.

Gli attori protagonisti a proposito del film raccontano: "Si toccano temi come l'uso dei social media, che ormai è come una epidemia, l'odio on line, oltre a naturalmente temi come il rapporto con i genitori, il desiderio di indipendenza, i primi amori, l'amicizia".

Nella storia la protagonista, June, si trasferisce in Italia, dove frequenta una scuola d'élite. Fra gli studenti l'utilizzo dei social diventa uno strumento di competizione e ricatto, come succede spesso anche nella realtà. Barroso a questo proposito ha detto: "Io penso che più ti esponi più perdi la tua libertà, in un certo senso, dai l'opportunità agli altri di avere un'opinione su di te. Dipende anche da te".

Ma i social non sembrano l'unico pericolo per questi ventenni, un po' viziati e sopra le righe, che amano il rischio, gli eccessi e a volte sfidano la vita: "Effettivamente tutte quelle esperienze che ti portano al limite ti danno la possibilità di sentirti più vivo. Io lo sento molto nel personaggio di Will - ha detto Luca Melucci - Però non credo che sia qualcosa legato alle generazioni, forse è qualcosa intrinseco nell'essere umano".

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