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Giornata nazionale contro spreco: consigli di riuso di chef Longanesi

di TMNews mercoledì 4 febbraio 2026
2' di lettura

Milano, 4 feb. (askanews) - Ogni anno nel mondo finisce nella spazzatura un terzo dell'intera produzione alimentare globale, parliamo di circa un miliardo di tonnellate di cibo. E anche l'Italia non se la passa bene: ogni persona spreca ben oltre mezzo chilo di alimenti alla settimana. Più di francesi, spagnoli, olandesi e tedeschi. Per la 13esima Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare, che cade il 5 febbraio - lo chef Nicola Longanesi ci racconta come usare meglio gli alimenti senza sprechi. "In cucina - racconta lo chef - lo spreco si combatte soprattutto con la creatività e l'organizzazione: gli avanzi possono spesso trasformarsi in ottimi piatti "comfort", come frittate, brodi, salse, passate, minestroni, e avanzi di carne e affettati, protagonisti indiscussi dei piatti del riuso, proprio in virtù del loro valore e dell'esigenza di evitarne lo spreco. Un primo passo fondamentale, dunque, è pianificare la spesa in modo consapevole: conoscere le porzioni giuste fa la differenza, e pesare gli alimenti aiuta a capire davvero quanto cibo si consuma in casa. È importante poi differenziare i luoghi in cui si fa la spesa, alternando la grande distribuzione ai piccoli commercianti e ai fruttivendoli, per acquistare solo ciò che serve e ridurre gli eccessi. Meglio privilegiare il cibo fresco rispetto a quello già congelato, così da avere la possibilità di gestire autonomamente le scorte". Eppure, congelare è un'arte, ma spesso si fa poco e male, perché? "Imparare a congelare e scongelare correttamente - conclude Longanesi - è una competenza preziosa: suddividere gli alimenti in porzioni e rispettare le giuste modalità di conservazione permette di allungarne la vita e di evitare che vengano buttate inutilmente".

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"Io non ho tradito proprio un bel niente - ha aggiunto Vannacci riferendosi alle parole del leader della Lega - anzi io sono rimasto fedele ai miei principi, ai miei valori e a tutto quello che ho rappresentato dall'inizio, ancora prima della mia vita politica. Sono stato eletto non perché ero un politico, ma perché avevo scritto un libro nel quale rappresentavo proprio questi valori".

"Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Zaia - ha spiegato Vannacci nel corso della conferenza stampa -. Non è possibile i giorni pari fondare una campagna di diffusione pubblica dicendo basta armi all'Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all'Ucraina".

E ancora "non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all'interno di una coalizione che la legge Fornero l'ha confermata e se vuole anche inasprita. Non è possibile - ha aggiunto il Generale - dire che è inopportuna una riunione alla Camera di liberi cittadini che vogliono presentare una proposta popolare di legge e poi invece indire il 18 aprile una piazzata a Milano con il tema la remigrazione".

"Hanno detto che io ho abbandonato il posto di combattimento? No, mi risulta che io sia l'unico a presidiarlo. Dall'altra parte si dice una cosa e se ne vota un'altra" ha concluso Vannacci.

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Maja T., che si riconosce in un orientamento sessuale "non binario", in aula con manette unite a una catena, è stata ritenuta responsabile di "tentate lesioni potenzialmente mortali" e appartenenza a un'organizzazione criminale. L'accusa aveva chiesto 24 anni. Il tribunale di Budapest ha emesso il verdetto mercoledì, dopo un processo durato quasi un anno. L'imputata potrà ora fare ricorso.

"Questo processo, come quelli di Monaco, Duesseldorf e Dresda, è un processo politicizzato. Qui, lo Stato afferma di essere minacciato, di essere vittima di violenza. Sappiamo tutti quale verdetto vuole il premier di questo Paese", ha detto Maya T. riferendosi a Orban prima della sentenza, affermando che "l'antifascismo è la necessaria autodifesa delle società democratiche contro il totalitarismo, l'autoritarismo, la distruzione e il disprezzo".

Le violenze sono avvenute in vista del cosiddetto "Giorno dell'Onore", commemorazione annuale di militanti di estrema destra del fallito tentativo di evasione delle SS e delle truppe ungheresi alleate nel 1945, dopo che la città era stata circondata dalle truppe sovietiche.

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