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In "Portobello" Bellocchio racconta Tortora, uomo solo, contro tutti

di TMNews martedì 10 febbraio 2026
2' di lettura

Roma, 10 feb. (askanews) - Marco Bellocchio ricostruisce in maniera straordinaria la vicenda di Enzo Tortora, dal grande successo televisivo a tutta la vicenda giudiziaria, nella serie in sei episodi "Portobello", dal 20 febbraio in streaming su HBO Max, che proporrà un episodio a settimana. La trasmissione di Tortora, qui interpretato da Fabrizio Gifuni, nei primi anni Ottanta raggiunge 28 milioni di spettatori e lui è il re della tv. Quelli sono però anche gli anni in cui la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo è più violenta e potente e Tortora finisce, per una serie di coincidenze, false testimonianze e errate valutazioni giudiziarie, arrestato e coinvolto nel primo grande processo alla camorra.

Bellocchio racconta così Tortora e l'Italia prima di quell'arresto, avvenuto il 17 giugno 1983: "Si stava uscendo da una stagione di grande furore politico, anche di illusioni, di utopie, con l'assassinio Moro. Lui riuscì a calamitare i resti di una società, resti per modo di dire, 28 milioni, che chiedeva però delle piccole cose, che subiva l'ingiustizia, non era nessuno, che però chiedeva qualcosa".

Nel corso della minuziosa ricostruzione che Bellocchio fa della sua vicenda umana e giudiziaria emerge come Tortora sia stato da un giorno all'altro dimenticato dalla Rai, fagocitato dalla stampa, ignorato dalla politica, almeno fino a quando Marco Pannella non lo candidò, e abbandonato in parte dal suo pubblico. Gifuni lo spiega così: "Quando nel 1981, per esempio, scoppia il grande scandalo della P2, Tortora scrive delle cose sui politici, sui suoi colleghi, sulla Massoneria, che io non ho letto da nessuna parte. Era una persona fieramente laica in un Paese super cattolico, non apparteneva a nessuna delle due grandi 'chiese', quindi in quel momento alla Rai lui non aveva protezione.... Inizi a capire perché tante persone hanno faticato a riconoscere la sua innocenza".

Bellocchio alla domanda se tema che, in un momento di grande scontro tra governo e magistratura, il suo "Portobello" possa essere strumentalizzato, risponde: "Noi siamo totalmente innocenti, nel senso che quando l'abbiamo concepita non c'era l'idea.. e quindi non lo so, spero di no".

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SSN, il sistema Salute a confronto su ospedali e territorio

Roma, 10 feb. (askanews) - Istituzioni e stakeholder a confronto sul DDL di riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale tra nuovi assetti ospedalieri e riordino delle cure sul territorio, per contribuire al dibattito sulla riforma ascoltando proposte e riflessioni di tutti gli attori della Sanità pubblica italiana, di parlamentari e rappresentanti del mondo dell'università e della dirigenza medica sindacale. E' con questi obiettivi che al Senato, a Roma, si è tenuto il convegno "Contributo al DDL di Riforma del Servizio Sanitario Nazionale tra Ospedale e Territorio": una vera e propria chiamata a raccolta dei soggetti coinvolti nel Servizio Sanitario Nazionale per fornire un contributo di idee e riflessioni sulla riforma, temi che saranno riproposti nel corso di tutto il 2026 da Motore Sanità nell'ambito di vari grandi eventi organizzati sulla sanità italiana.

Ignazio Zullo, X Commissione Affari sociali e sanità del Senato: "Questa è una grande occasione per riformare e ristrutturare questo nostro Servizio sanitario nazionale, renderlo più aderente alle reali esigenze della popolazione. Potenziamento della prevenzione, potenziamento della medicina territoriale, specializzazione degli ospedali per prestazione di più alta complessità: in questi tre pilastri devono inserirsi delle strategie di interconnessione, atteso anche la necessità di guardare all'integrazione sociosanitaria".

Sotto la lente ci sono i temi della sostenibilità della riforma nella configurazione proposta con l'ingresso nella rete di ospedali privi di pronto soccorso e di terzo livello da integrare con i nuovi asset dei territori, Case e ospedali di Comunità, previsti dal Pnrr. Un tempo per approfondire il ruolo dei medici e delle professioni sanitarie che si vanno riconfigurando.

Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed: "Un disegno di legge delega che probabilmente non vedrà i tempi per poter essere approvato e che nella sostanza non parla di professionisti. È ancora da riempire e quello che noi leggiamo ci preoccupa in termini di ricollocamento degli ospedali, riqualificazione degli stessi. Per quanto riguarda invece i medici, noi riteniamo che occorra un modello professionale nuovo, diverso, più flessibile, al passo con la tecnologia e che le risorse devono essere anche appropriate e allocate in maniera giusta".

Oggi i bisogni di salute della popolazione sono profondamente cambiati. Fortemente sentita la necessità di rendere il sistema delle cure in Italia più efficiente per rispondere alle necessità di una popolazione sempre più anziana e affetta da cronicità, in un contesto di straordinarie accelerazioni tecnologiche da rendere sostenibili sul piano economico-finanziario ed individuando nuove soluzioni organizzative.

Gian Antonio Girelli, XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati: "Non si tratta solo di fare un decreto riorganizzativo, ma di una ripresa culturale in cui si difende l'universalità del diritto alla cura. Spero che da parte del Ministero non vi sia solo una lettura di natura tecnica e anche economica, ma vi sia una lettura di natura di merito, laddove davvero si mantiene quello che è l'impalcatura del Servizio sanitario nazionale ammodernando quella che è la sua applicazione".

L'iniziativa ha voluto dunque fornire un contributo al ridisegno del Governo della Salute nel nostro Paese, per suggerire idee e riflessioni e così contribuire ai lavori parlamentari.

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"Sarajevo Safari", in streaming il docu sui "cecchini da weekend"

Roma, 10 feb. (askanews) - Cittadini internazionali, ricchi "turisti", avrebbero pagato ingenti somme di denaro per avere l'opportunità di sparare ai civili nell'assedio di Sarajevo, durante la sanguinosa guerra civile nei Balcani nei primi anni '90: è questa la denuncia di "Sarajevo Safari". Il documentario del 2022 del regista sloveno Miran Zupanic, che ha svelato una delle storie più malvagie degli ultimi decenni - e ispirato inchieste giornalistiche e indagini giudiziarie oggi d'attualità - sarà da lunedì 16 febbraio disponibile in streaming su OpenDDB (tutte le informazioni sul sito: https://openddb.it/film/sarajevo-safari/).

Il "Safari" è una spedizione per osservare o cacciare animali nel loro habitat naturale. Non bastassero le difficili e traumatiche cronache e memorie di quel periodo, tra i molti episodi drammatici dell'assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996, la storia di un "safari umano" è rimasta a lungo nascosta all'opinione pubblica. Solo pochi erano a conoscenza del fatto che, sul fronte serbo, all'assedio di Sarajevo partecipasse non solo l'Esercito Serbo-Bosniaco, insieme a volontari e mercenari, ma anche un altro piccolo gruppo clandestino. Si trattava di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata (con un scioccante "listino prezzi" diverso a seconda della vittima), provenienti da vari paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Russia e Italia. I testimoni nel documentario - tra cui anche Edin Suba ic, ex agente dei servizi segreti dell'esercito bosniaco, oggi al centro delle cronache italiane - sostengono che l'operazione fosse logisticamente complessa: da Belgrado, i partecipanti sarebbero stati trasportati a Pale, con un elicottero dell'esercito jugoslavo o su strada, per essere poi condotti alle postazioni dei cecchini sulle colline circostanti, come nel quartiere di Grbavica, che era sotto il controllo dell'esercito serbo.

"Il film offre allo spettatore un'intuizione del male assoluto che si cela dietro le maschere dell'umanità e permette di entrare nel destino di persone la cui vita è stata irreversibilmente segnata dai colpi dei cecchini. Accanto alla loro sofferenza, il film aiuta anche a comprendere la loro saggezza e la forza della loro volontà di vivere", si legge nelle note di regia.

Miran Zupanic (classe 1961) si concentra nei suoi documentari sul destino degli individui nei momenti di svolta della storia del Novecento. "Run for Life" (1990) è il primo documentario sloveno dedicato a Goli Otok, la più dura prigione politica dell'ex Jugoslavia. "The Eyes of Bosnia" (1993) è stato girato durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. "Kocbek, A Poet in the Abyss of History" (2004) racconta il percorso umano e intellettuale del poeta Edvard Kocbek. "Aufbiks!" (2006) ricostruisce i conflitti nazionali tra sloveni e tedeschi a Celje all'inizio del Novecento. "Children from Petricek Hill" (2007) raccoglie le testimonianze dei discendenti di presunti o reali collaborazionisti nazisti giustiziati alla fine della Seconda guerra mondiale, i cui figli furono internati nel campo di concentramento di Petricek. "My Friend Mujo" (2012) racconta la storia di Mujo Turajlic, che ha perso entrambe le braccia in un'esplosione ma continua a lavorare la terra e a mantenere la propria famiglia con uno spirito indomabile. "Sing Me a Song" (2018) è un ritratto complesso del musicista Vlado Kreslin e dei suoi diversi pubblici.

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Crosetto: "Fiducia del Governo su dl Ucraina non è fuga da crisi"

Roma, 10 feb. (askanews) - "Io non considero il tema di porre la fiducia un modo per scappare dalla discussione degli emendamenti. È molto più forte porre il tema della fiducia rispetto a una discussione a un voto sui singoli emendamenti perché obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire, su un tema politico così rilevante, che continuano ad appoggiare il governo. È un atto che dà ancora più forza". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, prendendo la parola nell'aula della Camera, durante l'esame del dl Ucraina.

"Secondo me - ha proseguito .- è un atto serio di posizionamento politico di una maggioranza e la serietà di questo atto è rappresentata dalla presenza mia. Per cui volevo darvi la motivazione reale" di questa fiducia. "Non è un modo per scappare da una crisi interna, ma semmai di evidenziarla ancora di più", ha sottolineato il ministro.

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Vance in Armenia annuncia accordo da "11 milioni" in tecnologia droni

Roma, 10 feb. (askanews) - Il vicepresidente statunitense JD Vance e la moglie Usha hanno visitato il memoriale del genocidio armeno (di Tsitsernakaberd) a Erevan. Il primo giorno della sua visita nella regione lunedì, Vance ha incontrato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, annunciando un'importante vendita di tecnologia per droni alla nazione caucasica, il "miglior modo per garantire la pace" è tramite "una vera deterrenza".

"Per la prima volta, annunciamo un'importante vendita di tecnologia militare, 11 milioni di dollari in tecnologia per droni di sorveglianza agli armeni e al nostro caro amico" Pashinyan, ha detto Vance.

"Il presidente Trump sa molto bene che il miglior modo per garantire la pace è stabilire una vera deterrenza. E il miglior modo per stabilire una vera deterrenza è con la migliore tecnologia militare al mondo, e gli Stati Uniti ce l'hanno", ha aggiunto.

Il vice-presidente intanto è già arrivato in Azerbaigian, mentre la Georgia ha dichiarato martedì di attendere "pazientemente" un ripristino dei rapporti con gli Stati Uniti, mentre Vance ha visitato i vicini Armenia e Azerbaigian, saltando però Tbilisi, un tempo il più stretto alleato regionale di Washington.

Il viaggio di Vance a Erevan e Baku punta a promuovere la connettività regionale sostenuta dagli Stati Uniti (tra cui una rotta commerciale che bypassa la Georgia) e gli sforzi di pace, e mette in evidenza il crescente isolamento diplomatico di Tbilisi dai suoi tradizionali partner occidentali.

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