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Berlinale, regista di Roya: "Non voglio morire, Iran è regime mafioso"

di TMNews giovedì 19 febbraio 2026
2' di lettura

Berlino, 19 feb. (askanews) - Sullo sfondo della sanguinosa repressione delle manifestazioni antigovernative in Iran e delle minacce di un intervento militare da parte degli Stati Uniti, il film "Roya" dell'iraniana Mahnaz Mohammadi, presentato fuori concorso quest'anno al Festival del cinema di Berlino, appare particolarmente attuale. La repressione dello Stato è il filo conduttore di "Roya", che esplora il trauma di una prigioniera politica dopo il suo passaggio nel famigerato carcere di Evin a Teheran. La regista sa bene di cosa parla, essendo stata lei stessa rinchiusa a Evin. La sequenza iniziale è sconvolgente: girata dal punto di vista della protagonista Roya, rivela il trattamento degradante che le viene inflitto dai carcerieri.

"Penso che la maggior parte dei miei colleghi ora stia riflettendo su come ritrovare la pace. Su come liberarsi di questo brutale regime mafioso. Dico brutale regime mafioso perché in realtà non è uno Stato. Quando uccidono persone innocenti, che sono scese in strada solo per manifestare pacificamente, si tratta di un massacro, ha dichiarato in un'intervista ad Afp.

"Non sono preoccupata, ma penso che ci siano due strade davanti a me. Una è tornare in prigione, l'altra è uccidermi immediatamente. Sto solo pensando a queste due possibilità. E penso che no, non voglio ancora morire. Ci sono ancora così tante voci silenziose nella mia mente. Ero lì, ho sentito e voglio raccontarlo prima. E se mi tengono in prigione, non mi importa più. L'Iran è una grande prigione. Non importa se si vive dentro o fuori dalla cella. L'unica cosa che conta è che non voglio morire. Voglio andarmene e vedere un giorno il popolo iraniano che ce l'ha fatta. Che è felice e in pace", ha aggiunto.

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