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Sanremo, Sayf: "E' come giocare in nazionale, che fai non ci vai?"

di TMNews lunedì 23 febbraio 2026
2' di lettura

Milano, 23 feb. (askanews) - Occhi vispi e simpatici, Sayf, giovane promessa del panorama attuale arriva a Sanremo con il brano "Tu mi piaci tanto" e si candida ad essere una delle sorprese di questo Festival. Artista italo-tunisino classe 1999, ma profondamente e orgogliosamente genovese, porta nella sua musica il racconto della sua identità, delle sue radici e delle sfide vissute tra due culture, trasformandole in una narrazione autentica e contemporanea. "Sanremo non lo seguivo tanto, ma ho sempre percepito il momento anche perchè mia madre che è tunisina vedeva Rai 1, ma è come giocare il mondiale, se ti chiamano in nazionale, che fai non ci vai?"

Il suo brano colpisce per i differenti registri, il ritornello resta attaccato in testa, lo si canticchia subito, ma le strofe hanno il peso della canzone d'autore, uno spaccato sulla società con citazioni che vanno da calcio con Cannavaro alla politica con Berlusconi fino a Tenco che lui ripete essere il suo spirito guida. "E' un insieme di fotografie, di tanti momenti passati, di ricordi che ho vissuto in prima persona, di cose che ho appreso crescendo, in qualche modo di amore e di salvezza" spiega il giovane cantatore.

I sui riferimenti musicali sono vari, ma Adam Viacava detto Sayf, non è solo un cantante di nicchia perchè si è fatto conoscere con la hit Sto bene al mare insieme a Mengoni e Rkomi, ha fatto la gavetta ma ha anche scelto strade non scontate: il primo provino di X Factor ma poi non ha voluto proseguire: "Ho passato il primo provino di X Factor, ma poi non ho proseguito perchè quella non era la mia storia, almeno in quel momento". Sayf ha un talento cristallino e mixa sapientemente rap e melodie, strofe serrate e ritornelli apertissimi, momenti d'amore, situazioni leggere e racconti introspettivi e impegnati, caratterizzati da una profondità fuori dal comune.

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"Sono mine d'ascolto sopra ho posto un reliquiario all'interno messo degli oggetti che richiamano la storia che mi è stata mandata - racconta a askanews - quelle voci che si possono ascoltare dentro queste mine sono voci che ci sono state donate, la parola giusta è donate, da persone che vivono là tutti i giorni che vivono questo conflitto sulla loro pelle, c'è un bambino di 11 anni che canta con la sua mamma, c'è una signora che ci racconta la sua ricetta del cuore, c'è un uomo di 70 anni che ci racconta come dipinge le icone e le manda al fronte ai soldati perché ritiene che possano aiutarli a superare i momenti di difficoltà".

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"Terreni che una volta erano utilizzati per l'agricoltura e che oggi non si possono più frequentare perché gli ordigni bellici sono un po' dappertutto - dice - Ecco, noi facciamo capire alle persone cosa voglia dire vivere in questi contesti e sminare questi terreni è fondamentale per la ripresa della vita civile".

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