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In anteprima il trailer de "Il Vangelo di Giuda", dal 2 aprile in sala

di TMNews venerdì 6 marzo 2026
2' di lettura

Roma, 6 mar. (askanews) - In anteprima il trailer del film "Il Vangelo di Giuda" di Giulio Base, con Giancarlo Giannini, Rupert Everett, Tomasz Kot, Paz Vega, Abel Ferrara, Vincenzo Galluzzo, Ada Roncone, Darko Peric e John Savage, in uscita nelle sale dal 2 aprile (distribuito da Minerva).

Sua madre faceva la prostituta e una chiromante le predisse che avrebbe partorito un diavolo; la donna rimane incinta di un cliente sconosciuto ma muore dando alla luce un bimbo a cui le altre ragazze del bordello danno nome: Giuda. Giuda è ancora un bambino quando uccide l'uomo tenutario del postribolo che tenta di violentarlo. Il ragazzo diventa poi grande presto, il dolore lo indurisce e lo trasforma nel protettore del luogo dove è nato e cresciuto: si arricchisce vendendo donne. Quando un giovane chiamato Gesù salva Maria Maddalena (sua sorella ma anche una delle sue 'protette') dalla lapidazione, Giuda ne rimane rapito, lascia tutto e prende a seguire quel 'guaritore'. Giuda il peccatore, Giuda lo sfruttatore, Giuda il ruffiano, è l'ultimo fra gli apostoli a essere chiamato.

Seguono gli anni della predicazione e del vagabondaggio di Gesù e dei suoi discepoli, gli anni di un'ininterrotta convivenza, dei successi, delle sconfitte, dei trionfi, della paura. Giunge la fatidica ultima cena e i fatti della Passione che conosciamo ma il vangelo secondo Giuda è diverso. È una lunga confessione straziante. Lui si sente uno strumento fondamentale perché si adempia la Scrittura, ma deve trasformarsi in uno dei peggiori malvagi di sempre, seppur sia fra i più generosi: infatti dona la sua vita. Tradisce Gesù condannando sé stesso alla dannazione purché si compia ciò ch'è scritto. Di tutti gli apostoli Giuda è l'unico a morire con Gesù. Lui che ha vissuto vendendo donne, muore vendendo un uomo.

"C'è un frammento di Giuda in ciascuno di noi - ha spiegato il regista Giulio Base - nelle scelte sbagliate, nei silenzi vigliacchi, nei tradimenti grandi o piccoli che segnano il nostro passaggio nel mondo. L'idea del film nasce da qui: dal riconoscere Giuda non in un altro, ma in una parte di me. Non è solo un film su di lui, ma su ciò che rappresenta, una figura che ci mette in discussione a distanza di secoli, come uno specchio che non smette di rifletterci".

"Dal punto di vista del linguaggio cinematografico ho scelto una forma radicale - ha detto Base - Giuda non appare mai. Eppure, aleggia. In un film che rinuncia quasi del tutto ai dialoghi, il racconto si affida al flusso della sua coscienza, in una voce che si fa liturgia laica, invocazione, talvolta bestemmia. Una coscienza che dubita, si interroga, accusa, sbaglia e implora, in un viaggio interiore che spero perturbante. In chiave teologica invece mi auguro che questo lavoro si collochi su una soglia che mi è cara, quella dell'attenzione agli ultimi, agli esclusi, agli sbagliati, quindi al senso più rivoluzionario del messaggio evangelico".

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Nonostante venga messa dietro alle prime paure sociali, come l'incompetenza politica (89,8%), la corruzione (88,4%), le organizzazioni mafiose (82,2%) o i pericoli per l'ambiente, il 57,8%, percepisce il fenomeno dell'immigrazione come un rischio. Sono alcuni dei dati che emergono dall'indagine Eurispes "Immigrazione tra opinione e realtà".

La vicedirettrice dell'Eurispes Raffaella Saso: "I risultati della nostra indagine ci indicano che la maggioranza degli italiani ritiene che la presenza straniera nel nostro Paese sia superiore rispetto alle potenzialità ricettive del territorio. Però quello che è evidente è che c'è sicuramente una tendenza a sovrastimare la presenza straniera rispetto al totale della popolazione. Noi sappiamo essere il 9%, ma la maggioranza tende a pensare che sia di più. E soprattutto si sovrastima la presenza di stranieri islamici, di religione islamica, che è evidentemente associata anche ad elementi che suscitano un qualche timore, e ancor più la popolazione di origine africana. Addirittura l'Africa viene identificata come il principale continente di origine dei flussi migratori".

Ma in un contesto di denatalità, mondo del lavoro difficile e necessità crescente di assistenza alle famiglie, per molti italiani gli stranieri sono sia una risorsa sia un problema, spiega ancora la vicedirettrice dell'Eurispes. Emerge quindi un quadro bivalente: "Troviamo molto spesso una solidarietà nei confronti degli stranieri, però anche atteggiamenti più di indifferenza, di diffidenza, e poi ci sono tutti quegli atteggiamenti negativi legati alla paura, al timore e, in una minoranza di casi, anche all'ostilità. Ci sono molti cittadini che riferiscono di avere rapporti di piena cordialità con i loro vicini di casa, con persone straniere con cui hanno rapporti quotidiani. Ci sono poi anche molte amicizie ormai, che in qualche modo superano le diffidenze iniziali. Poi ci sono esperienze negative, c'è un'insofferenza nei confronti per esempio di quei comportamenti considerati fastidiosi, legati anche all'accattonaggio.

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