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Massini in "Io, Vladimir": il mio sguardo sui protagonisti dell'oggi

di TMNews lunedì 9 marzo 2026
4' di lettura

Milano, 11 mar. (askanews) - Diretto da Fabio Calvi, l'evento TV sul Nove "Io, Vladimir - Stefano Massini racconta Putin" - questa sera in prima serata - vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa, mentre sullo sfondo - come parte integrante della scenografia - si alternano suggestive immagini d'archivio frutto di un'accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici.

Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata: "Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito. Dobbiamo raccontare anche il presente. Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l'attimo, il presente, l'ora. Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi stiamo vivendo adesso. L'ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni al punto tale che a volte siamo in grado perfino di dubitare del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che stiano bene o male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci. Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin. Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, da azzardare addirittura delle diagnosi, tanto li conosciamo" dice.

In realtà di loro non sappiamo niente, fa notare Massini. "La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin, ci manca, che non conosciamo così bene. E allora ben venga il cinema che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale. Non so che cosa sia, per fortuna non ho una definizione al mio modo di stare a metà fra i due linguaggi che amo così tanto. Però credo che sia una storia importante da raccontare per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri. Noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, come se fossero altra cosa. È come se in questo dire 'noi e gli altri' ci fosse già una scusante al fatto che ci disinteressiamo degli altri perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi. E invece no, invece è l'essere umano sempre. E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c'è qualcosa che le unisce tutte ed è proprio l'umanità. Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla", aggiunge.

Lei prima ha parlato di violenza.

"Sì, ce n'è tanta qua".

È un periodo di grande violenza. Da dove nasce la violenza di Putin?

"La violenza di Putin è una violenza che nasce lontana, nasce dal fatto che lui stesso, come racconta più volte, cresce da bambino dentro non una città qualunque, ma dentro Leningrado, quindi una città che, come ricordiamo, era stata eroicamente reduce dall'assedio nazista, ma ne era uscita nelle condizioni che conosciamo. Leningrado era una città poverissima, una città dove la miseria regnava sovrana, una città dove la violenza di strada era quella in cui cresce il piccolo Vladimir, che a un certo punto rischia addirittura di essere l'unico della scuola a non prendere il fazzoletto rosso dei giovani pionieri, che era una cosa quasi inammissibile. Doveva avere un voto di condotta bassissimo per non accedere a questo riconoscimento che spettava generalmente a tutti i bambini. E lui ne va fierissimo, tanto che quando rilascia la sua prima autobiografia, diciamo con due giornalisti, in occasione della sua campagna elettorale dell'anno 2000, quando il giornalista gli chiede se lui allora era un piccolo teppista, lui risponde dicendo: no, io ero il peggiore dei teppisti. E lo dice con fierezza, con orgoglio. Da quella situazione lui passa fondamentalmente a fare l'agente segreto per il KGB, incaricato di servire a Dresda nella Germania dell'Est. E quando torna in Russia dopo il crollo del Muro di Berlino, la sua città è dilaniata da un livello di violenza tale, che nasce dal caos, dalla mancanza di controllo pubblico, che addirittura la città di Leningrado finisce nelle mani di due bande criminali si fanno la guerra per strada durante il giorno, addirittura nel centro della città, non soltanto nei sobborghi".

Quindi questa violenza c'è.

"C'è continuamente intorno a lui, ma lui non fa niente per reprimerla, per nasconderla. C'è una frase che io mi porto dietro, che in realtà è secondo me piuttosto esplicita. Lui a un certo punto, rilasciando un'intervista recentemente, ha detto: ci sono dei paesi dell'Occidente, come gli Stati Uniti d'America, l'Inghilterra, molti Paesi europei, in cui l'ideologia liberale, dice lui, è riconosciuta ed è dentro le vene della gente. Dice: da noi no. In Russia, invece, la libertà non può essere applicata così tanto. Dice: i nostri non la riconoscono. Hanno bisogno comunque di uno Stato forte, dice lui. È una legittimazione di uno Stato forte, violento, controllore, che tiene il polso della gente. Tutto questo è dichiarato. Lui lo dice proprio. Dice: da noi funziona così. Quindi questa violenza è uno strumento che lui utilizza consapevolmente".

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli,

Immagini askanews

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"Inside the experience" di Haier alla Milano Design Week

Milano, 25 apr. (askanews) - In occasione della Milano Design Week, Haier, brand numero uno al mondo per i grandi elettrodomestici, presenta "Inside the Experience": un racconto immersivo e diffuso che trasforma Milano in un Haier Hub. Un ecosistema di spazi, tecnologia e contenuti.

Il progetto ha l'epicentro in Via Bergognone 26, ma si estende poi in altri punti chiave: da Superstudio Maxi, con Invictus Yacht, a Eurocucina con lo stand Arrex - Technology by Haier.

"La Design Week quest'anno, per Haier, ha una grandissima opportunità: quella di far toccare con mano, alle persone che vengono a trovarci, la tecnologia di Haier. L'abbiamo fatto grazie a collaborazioni illustri, a partnership illustri in giro per la città di Milano. Questo è nato dall'esigenza di voler raccontare, in maniera molto semplice, la nostra sofisticata tecnologia" ha dichiarato Emiliano Garofalo, Country Manager Haier Italy.

Andare all'Haier Hub, significa immergersi in un percorso guidato dalla luce, con ambienti pensati per sorprendere e ispirare. C'è una ricca programmazione tra eccellenza, sport, gaming e cultura del cibo, con il coinvolgimento di chef, influencer e protagonisti del mondo dello sport e del design: "A me piace definire la tecnologia Haier una tecnologia invisibile. E' quella tecnologia che aiuta il consumatore nelle esigenze di tutti i giorni. Noi ci mettiamo al servizio del consumatore ed è quello che, grazie a Design Week, grazie alle installazioni in Via Bergognone, quest'anno riusciamo a trasferire. Certamente, le partnership che abbiamo in essere quest'anno, ci aiuteranno tanto in questa missione" ha continuato Garofalo.

Gli appassionati di calcio conosceranno già l'Haier Cam, che regala un POV esclusivo durante le partite. La collaborazione con la Lega Calcio Serie A e con DAZN si concretizza in una cabina di regia dedicata. Parallelamente, Nintendo, in una postazione dedicata, trasforma le Smart TV Haier MiniLED da 75 pollici, in veri e propri portali immersivi con un titolo iconico come "Mario Tennis Fever". A completare la visione di ecosistema connesso e sostenibile è BYD, partner di Haier durante la Design Week, che porta al centro la propria innovazione tecnologica con una riflessione concreta sul rapporto tra casa e mobilità: DOLPHIN SURF si trasforma in una vera e propria fonte di energia per alimentare gli elettrodomestici.

Infine, la cucina si trasforma in spettacolo: gli showcooking, vedono protagonisti chef rinomati come Chiara Pavan e Gennaro Esposito, mentre l'effervescenza di Ferrarelle e le degustazioni esclusive, curate da Antinori, completano la dimensione sensoriale: "E' fondamentale per noi dare diverse chiavi di lettura alla tecnologia. Le persone sono abituate ad usare la tecnologia quotidianamente. Negli elettrodomestici, è molto difficile trasferire quanto la tecnologia possa aiutare quotidianamente la vita di tutti i giorni delle persone" ha concluso Garofalo.

Le soluzioni Haier portano l'innovazione "dentro l'esperienza" quotidiana. La Milano Design Week, quindi, diventa occasione per ospitare eventi di approfondimento sul ruolo della tecnologia nell'abitare domestico, a cui si può partecipare.

TMNews

In Alabama le tagliatelle italiane diventano un rito di benessere

Fairhope (Alabama, Usa), 25 apr. (askanews) - "Gli americani, come noi, hanno bisogno, e penso che sia un momento storico questo importantissimo, hanno bisogno di un'umanità che altrimenti abbiamo perduto. Fare la pasta non è solo il prodotto finito, ma tu verrai in un attimo dalla forchetta, il rumore della forchetta sul tavolo, la manovella della pasta, della macchinetta, le spalle che si rilassano, gli occhi. A tavola non si invecchia, il momento viene fermato, per cui c'è è un modo per non pensare ai problemi di ieri, di oggi, di domani. Crea tanto benessere proprio fisico che qualcuno ha scritto, It is so good to make pasta that we are not ready to let it go".

'È così bello fare la pasta che non siamo pronti a lasciar perdere'. Potrebbe diventare uno slogan, un motto. A tavola tutto si risolve: cucinare è un atto d'amore e se lo si fa insieme, tutto acquista un senso. Ad accoglierci nel suo laboratorio è Marilena Finizza in Rutland, italiana al 100%, sposata con un cittadino americano, trasferitasi in Alabama, nella capitale dello stato, Montgomery, e poi a Fairhope, sulla baia di Mobile, nota per il suo centro artistico, le strade fiorite e i tramonti mozzafiato.

"È tradizione. All'inizio avevo un posto piccolissimo, erano appena 65 metri quadrati, perché non sapevo come sarebbe stata presa questa idea. I miei genitori erano sconvolti: per loro da italiani, lasciare un posto fisso, come manager da 18 anni, per insegnare la cucina italiana era inconcepibile. E invece sta già accadendo. Piace, perché c'è bisogno di nuove esperienze. Poi a chi è che non piace l'Italia? Per me è un circolo che si chiude, specialmente adesso che ho due ragazze all'università per cui sono diventata 'empty nester' (il termine si riferisce a un genitore i cui figli sono cresciuti e se ne sono andati di casa, il che spesso porta alla cosiddetta "sindrome del nido vuoto", ndr) e non mi è piaciuta assolutamente quella solitudine. Mi ha fatto riflettere: perché sono arrivata qua in Alabama? Deve esserci un motivo! Non voglio pensare che ci sia solo capitata", dice.

Marilena non è l'unica italiana giunta a Fairhope e sposata con un americano. Nel suo laboratorio svetta la foto con autografo della campionessa olimpica Arianna Fontana, che pare abbia la suocera in zona.

Finizza con il suo "Mari" condivide e diffonde i valori della buona tavola, perché non solo fa bene la dieta mediterranea: saper fare le tagliatelle è una marcia in più. Ai suoi studenti spiega anche come il movimento delle spalle per impastare rilassi tutto il corpo e sia un anti stress meglio di una Spa. E a noi confida l'orgoglio di essere italiana perché davvero "dà senso" alla sua vita, oltre al fatto che comunque "25 anni fa" è arrivata in Alabama e ora la "fermano per strada": imsomma "Mari" è ormai un "personaggio in una comunità piccola ma molto aperta", a cui piacciono le novità. E ovviamente le tagliatelle.

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Abu Mazen vota alle municipali in Cisgiordania: "Siamo democratici"

Al-Bireh (Cisgiordania), 25 apr. (askanews) - Il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) si è recato in una scuola di Al-Bireh per votare alle elezioni municipali in Cisgiordania, le prime dall'inizio della guerra a Gaza.

"Innanzitutto, siamo molto felici di poter esercitare la democrazia nonostante tutte le difficoltà che affrontiamo a livello locale e internazionale", ha commentato ai microfoni di Palestine Tv.

"Possiamo dire al mondo: siamo democratici, crediamo nella democrazia, crediamo nel pluralismo e meritiamo uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale", ha aggiunto il 90enne presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) dal 2005 e leader di Fatah, principale partito palestinese.

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25 aprile, Tajani: "Nel mondo troppe dittature che soffocano libertà"

Roma, 25 apr. (askanews) - "Ricordare il 25 aprile, celebrare la festa della Liberazione significa guardare al futuro perchè il seme maligno della dittature non muore mai. Per questo la libertà deve essere difesa ogni giorno": lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando alla stampa a Ferentino, in provincia di Frosinone, ricordando che "noi abbiamo costruito sulle ceneri della II Guerra mondiale un'Italia democratica, libera".

"Abbiamo costruito un'Europa unita e vediamo che purtroppo nel mondo ci sono ancora troppe dittature, troppe autocrazie che soffocano la libertà delle persone - ha aggiunto il ministro - celebrare il 25 aprile significa anche inviare un messaggio, in Italia e nel mondo, perché non accada mai più ciò che è accaduto in passato".

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