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Pechino agli Usa: "Basta con la teoria della minaccia cinese"

di TMNews giovedì 19 marzo 2026
2' di lettura

Pechino, 19 mar. (askanews) - Pechino risponde a Washington sulla questione Taiwan e, nello stesso tempo, interviene sulla crisi in Medio Oriente rivendicando un ruolo diplomatico.

Un rapporto dell'intelligence americana esclude un'invasione imminente di Taiwan. Pechino accusa Washington di alimentare comunque la teoria della "minaccia cinese".

Sul Medio Oriente, Pechino chiede di non colpire obiettivi civili e di garantire la sicurezza delle rotte marittime. L'inviato speciale Zhai Jun è in missione nella regione. Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese: "Gli Stati Uniti dovrebbero rispettare il principio di una sola Cina e i tre comunicati congiunti, e muoversi con cautela sulla questione di Taiwan. Dovrebbero anche abbandonare pregiudizi ideologici e logiche da Guerra fredda, correggere la loro visione della Cina e smettere di alimentare la teoria della minaccia cinese".

" Zhai Jun ha invitato a risolvere le questioni attraverso il dialogo e il negoziato, utilizzando strumenti politici e diplomatici per affrontare conflitti e divergenze. Ha sottolineato che devono essere rispettati gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, e che obiettivi civili non devono essere colpiti, così come non deve essere compromessa la sicurezza delle rotte marittime".

"Il viaggio dell'inviato speciale Zhai Jun in Medio Oriente fa parte degli sforzi diplomatici della Cina. La Cina si presenta come una grande potenza responsabile e un partner dei Paesi della regione. Il punto centrale della sua politica in Medio Oriente è promuovere riconciliazione e pace. Gli sforzi di mediazione diplomatica continueranno finché il conflitto proseguirà".

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Budapest è pronta a sostenere Kiev solo dopo la ripresa delle forniture di petrolio russo, interrotte dopo i danni a un oleodotto. Fino ad allora, l'Ungheria non sosterrà alcuna proposta favorevole all'Ucraina.

La posizione di Orban arriva mentre i leader europei sono riuniti nel tentativo di sbloccare lo stallo sugli aiuti.

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I paesi nordici dominano la classifica, con Islanda, Danimarca, Svezia e Norvegia che, insieme alla Finlandia, occupano cinque delle prime sei posizioni quest'anno.

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Fra i paesi sviluppati gli Stati Uniti si classificano al numero 23esimo posto, la Gran Bretagna al 29esimo, l'Irlanda al 13esimo, la Germania al 17esimo, la Francia al 35esimo (tre posti prima dell'Italia) e la Spagna al 41esimo (tre posti dopo).

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