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Cinquanta anni di lotta delle donne iraniane in "A war on Women"

di TMNews martedì 24 marzo 2026
1' di lettura

Roma, 24 mar. (askanews) - La regista iraniana Raha Shiraz rende omaggio a tutte le donne che nel suo Paese hanno lottato e lottano per la libertà con il film "A war on Women", presentato in anteprima mondiale al Bif&st. Shiraz racconta cinquant'anni di resistenza femminile attraverso filmati privati, testimonianze e immagini girate clandestinamente in Iran. Dalle prime manifestazioni contro l'obbligo del velo dopo la Rivoluzione islamica del 1979 fino alle giovani che oggi rischiano la vita nelle strade, sono ormai quattro le generazioni di donne che hanno sfidato il regime degli Ayatollah.

La regista è andata via dall'Iran a 10 anni, quando la mamma, un'attivista, ha dovuto scegliere la via dell'esilio. Oggi vive tra Londra e Roma e pensa che altre dovranno raccontare quello che succederà alle donne iraniane d'ora in poi. "Il cinema diventa una documentazione della loro lotta e di tutto quello che stanno facendo per combattere questo regime, diventa un tipo di documentazione che rimane per sempre - ha spiegato l'autrice - io sono comunque una persona che vive fuori dall'Iran e sento che è una cosa di cui non posso parlare io che non sono in quel Paese, questa è la loro storia".

Alla domanda se l'Occidente abbia fatta abbastanza per sostenere la lotta delle iraniane per la libertà negli ultimi 50 anni ha risposto: "Potevamo fare molto di più, potevamo far vedere che eravamo al loro fianco, che le guardavamo, però purtroppo questa è una cosa che non è stata fatta".

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Tra dipendenza energetica e tensioni geopolitiche, il Giappone prova a contenere l'impatto della crisi, ma resta esposto come non mai agli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

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Il cardinale Matteo Maria Zuppi nell'omelia ne ha ricordato la passione per la politica e le doti di grande mediatore. "Aveva una passione totale per la politica, nel senso del bene della comunità, sempre pronto a mettersi in gioco, a contatto con la gente, facendosi voler bene".

"Ha vissuto il suo impegno con una particolare passione che condivideva con tante personalità diverse, ma con un'appartenenza che le teneva unite, un'appartenenza a qualcosa di superiore, ha detto ancora il cardinale.

Alla fine della funzione è stata letta anche una lettera dell'ex ministro alla moglie Lucia Pomicino, definita "il più grande tesoro che Dio mi ha dato, una donna intelligente che ha immolato la sua giovinezza" per il loro amore.

Un messaggio agli "amici politici", con un invito a riscoprire la passione per riavvicinarsi agli elettori, e l'ultimo saluto, "con un sorriso", come nelle sue parole, sulle note del valzer N.2 di Shostakovitch che hanno risuonato nella chiesa. "Ballerò insieme a voi - ha lasciato scritto Pomicino - per onorare questa mia nuova vita".

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