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Nei Paesi Bassi 25 anni fa il primo matrimonio omosessuale al mondo

di TMNews mercoledì 1 aprile 2026
1' di lettura

Amsterdam, 1 apr. (askanews) - 25 anni fa nei Paesi Bassi venne celebrato il primo matrimonio omosessuale al mondo. Per festeggiare la ricorrenza ad Amsterdam tre coppie dello stesso sesso si sono sposate alla presenza della sindaca Femke Halsema e del primo ministro olandese, Rob Jetten.

"Avevo 14 anni quando, 25 anni fa, qui ad Amsterdam si celebrarono i primi matrimoni - dice il premier, 39 anni - Per me fu uno dei primi momenti in cui vidi in televisione che era possibile, anche per un ragazzo gay come me all'epoca, essere se stessi e amare chi si voleva. Fu quindi un momento di grande ispirazione per me e per moltissime altre persone, non solo nei Paesi Bassi, ma in tutto il mondo".

"Sono molto felice. 25 anni fa, qui si è celebrato il primo matrimonio gay, come lo chiamavamo allora - dice la sindaca - ora è un matrimonio universale, accettato in molti paesi, ma non abbastanza. Quindi oggi festeggiamo, ma protestiamo anche un po'."

Fra i paesi in cui il matrimonio fra persone dello stesso sesso non è legale c'è l'Italia. Il nostro ordinamento dal 2016 riconosce come istituto le unioni civili (legge Cirinnà), che garantiscono dei diritti analoghi, come reversibilità o successione, e non ne prevedono, in particolare quelli legati alla genitorialità.

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Coinvolti 20 partner, oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra, un programma fedeltà e un ciclo di incontri divulgativi. Un progetto articolato che punta a valorizzare in chiave contemporanea uno dei più grandi protagonisti dell'architettura italiana, rafforzando l'attrattività culturale e turistica del territorio.

Architetto e ingegnere visionario nato a Ghemme nel 1798, Alessandro Antonelli ha lasciato un segno indelebile nel paesaggio urbano e culturale del Piemonte. La sua opera più celebre, la Mole Antonelliana - oggi simbolo di Torino e sede del Museo Nazionale del Cinema - rappresenta una delle architetture più riconoscibili d'Italia e un esempio straordinario di audacia progettuale.

Accanto alla Mole, il patrimonio antonelliano si estende su tutto il territorio piemontese, in particolare nel Novarese, cuore della sua attività progettuale. Tra i luoghi coinvolti nella prima annualità del progetto figurano la Cupola di San Gaudenzio a Novara, Villa Caccia a Romagnano Sesia (oggi sede del MEV - Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia), il Santuario di Boca, lo scurolo della Beata Panacea a Ghemme e lo scurolo di Sant'Agapito a Maggiora. Siti che negli ultimi anni sono stati restituiti alla fruizione pubblica e che oggi rappresentano presìdi culturali e turistici di grande valore. La Rete Antonelliana nasce con l'obiettivo di mettere a sistema questo patrimonio, rafforzando il dialogo tra istituzioni culturali, enti locali e comunità e costruendo una narrazione condivisa capace di rendere accessibile e riconoscibile l'eredità di Antonelli anche a livello nazionale e internazionale.

Il progetto si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la figura dell'architetto, già al centro negli ultimi anni di numerose iniziative di studio e valorizzazione: dalle attività di ricerca della Fondazione Communia, fino all'apertura al pubblico della Cupola di San Gaudenzio, passando per le iniziative dell'ATL di Novara - Terre dell'Alto Piemonte e il lavoro di ricerca del Museo Nazionale del Cinema, che nella Mole Antonelliana trova la sua sede simbolica. Un racconto diffuso che attraversa città, paesaggi e comunità, utilizzando linguaggi diversi - dal teatro al podcast, dalla visita esperienziale alla comunicazione digitale - per avvicinare nuovi pubblici a una figura ancora poco conosciuta ma centrale per l'identità piemontese.

"Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell'ingegno e della creatività piemontese - dichiara l'Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli - "Con questo progetto la Regione Piemonte compie una scelta chiara: trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo, mettendo in rete luoghi simbolo della nostra identità e rafforzando la capacità del territorio di attrarre nuovi flussi culturali e turistici. Questa è la prima stagione di un percorso destinato a crescere, coinvolgere nuovi partner e ampliare il numero di siti e di iniziative, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio architettonico". "La Rete Antonelliana nasce per mettere in relazione luoghi, istituzioni e comunità che custodiscono l'eredità di Alessandro Antonelli" - dichiara Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei - "Vogliamo costruire una narrazione condivisa e favorire nuove forme di partecipazione culturale, a partire dal pubblico degli abbonati in Piemonte e Lombardia, rendendo questo patrimonio sempre più accessibile e riconoscibile. Questo primo anno rappresenta un laboratorio di sperimentazione per sviluppare modalità innovative di fruizione e coinvolgimento dei pubblici".

Con la Rete Antonelliana, la Regione Piemonte avvia un modello integrato di valorizzazione del patrimonio culturale, capace di fare rete tra territori e istituzioni e di costruire una visione strutturata e duratura. Un progetto che non è solo promozione, ma una vera politica culturale, fondata su identità, innovazione e sviluppo.

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Si suggerisce di astenersi "dall'adottare misure che possano aumentare il consumo di carburante, di limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell'Ue. Dovrebbero inoltre valutare il potenziale impatto transfrontaliero delle misure nazionali e consultarsi con gli Stati membri limitrofi e con la Commissione, per preservare la coerenza a livello Ue e il funzionamento del mercato interno", ha rilevato ancora Jorgensen.

Il commissario ha detto che "non esiste una soluzione valida per tutti ma è chiaro che più si può fare per risparmiare petrolio, in particolare gasolio e carburante per aerei, meglio è". Alcuni paesi asiatici hanno incentivato il lavoro da casa, come ai tempi del Covid, e come viene raccomandato nel decalogo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia di marzo 2026,che tra le misure urgenti per ridurre i consumi di petrolio e gas in risposta alla crisi, propone di promuovere lo smart working e ottimizzare i trasporti, offrendo così un risparmio immediato.

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