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Germania, previsioni di crescita ancora giù e incombe choc energetico

di TMNews mercoledì 1 aprile 2026
2' di lettura

Roma, 1 apr. (askanews) - Un gruppo di importanti istituti economici ha drasticamente rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026 in Germania, portandole allo 0,6% rispetto all'1,3% previsto a settembre, e avvertendo che lo choc energetico causato dalla guerra in Medio Oriente colpirà duramente la principale economia europea. In una conferenza stampa a Berlino, Timo Wollmershaeuser, economista per l'ifo Institute - Leibniz Institute for Economic Research:

"L'ingente spesa pubblica per la difesa, le infrastrutture e la protezione del clima - che porterà il deficit di bilancio pubblico al 4,2% del PIL il prossimo anno - impedirà un altro periodo di stagnazione o addirittura una nuova recessione. Nel complesso, prevediamo un aumento del prodotto interno lordo dello 0,6% quest'anno e dello 0,9% nel 2027".

"Nell'insieme, ciò significa che il tasso di inflazione medio annuo si attesterà probabilmente al 2,8% quest'anno e al 2,9% il prossimo anno".

Parlando dei cambiamenti strutturali dell'economia tedesca, a cui è stato attribuito un valore inferiore rispetto al dinamismo industriale del Paese, l'esperto ha avvertito:

"Questi cambiamenti strutturali implicano che la crescita potenziale si arresterà entro la fine del decennio e dovremo abituarci a tassi di crescita medi del prodotto interno lordo pari allo 0%".

"Lo choc dei prezzi dell'energia sta colpendo anche l'economia tedesca - ha ricordato infine, mettendo in guardia - sta spingendo l'inflazione nel secondo trimestre a poco meno del 3%, erodendo così il potere d'acquisto delle famiglie. Poiché i prezzi dell'energia stanno gradualmente diminuendo, ma rimarranno sensibilmente più alti per un periodo più lungo rispetto a prima dello scoppio della guerra, le aziende trasferiranno l'aumento dei costi energetici sui consumatori".

Secondo gli economisti, il "bazooka" stanziato dal governo Merz per rimettere in piedi l'economia tedesca, viene attualmente utilizzato in gran parte per le spese correnti.

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Parità di genere, "Italia in ritardo, ma ci sono buone pratiche"

Milano, 1 apr. (askanews) - Sulla parità di genere in Italia c'è ancora tanto da fare, serve un cambio culturale, servono politiche sui territori. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno "Innovare la cultura di parità - Dalle parole ai fatti", promosso a Milano da Sanofi.

"Sanofi - ha spiegato ad askanews Luisa Adami, Legal Head e Gender Lead dell'azienda - si occupa di questi temi da tantissimi anni, ormai credo che sia cambiata un po' la prospettiva. Prima erano inquadrati più una tematica di compliance, responsabilità sociale, oggi invece li vediamo proprio come una leva strategica capace di impattare sulla capacità di innovare e di competere delle aziende. Questo è un elemento strategico per le società, ci sono anche studi che dimostrano che le società che hanno una diversità e inclusione nel management hanno una capacità di innovare superiore del 19 % delle altre e una capacità di competere di superiore del 15%".

Nonostante l'impegno di Sanofi e questi numeri molto significativi, la situazione nel nostro Paese resta complessa. "I dati - ha aggiunto Darya Majidi, presidente di UN Women Italia - ci dicono che in Italia purtroppo non siamo in una buona situazione. Il World Economic Forum ogni anno crea un report della situazione di genere e l'Italia è 85esima. Quindi l'Italia che siede nel G7 come una potenza mondiale, per quanto riguarda la parità di genere è veramente indietro. Qual è il dato davvero per noi negativo? La presenza delle donne nel mondo del lavoro. In Italia lavora circa il 53 % delle donne contro una media europea del 70%. Quindi è chiaro che quel 17% fa la differenza non solo nella fase in cui le donne non lavorano, ma successivamente quando poi dovrebbero andare in pensione non avendo versato i contributi questo li porta verso la povertà".

Molto impattante anche il tema del Gender pay gap, ossia la differenza di retribuzioni tra le donne e gli uomini. "Possiamo dire con orgoglio - ha detto ancora Adami - di avere un divario salariale del più del 3,9% a favore delle donne".

Quello che più conta in questo momento, secondo chi è intervenuto al convegno in Regione Lombardia, è innescare un cambiamento culturale profondo, a tutti i livelli della società. "Eventi come quello di oggi - ha concluso Majidi - ci danno consapevolezza, creano una community di aziende, di istituzioni che ci credono e che vogliono collaborare".

Patendo dalle buone pratiche e dalle esperienze esistenti, per poi allargare ulteriormente il raggio d'azione.

TMNews

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Roma, 1 apr. (askanews) - "Il problema principale della nuova legge elettorale è il metodo: le regole del gioco non si impongono a colpi di maggioranza". Lo dichiara Simona Bonafè, capogruppo PD della Commissione Affari costituzionali della Camera, intervenendo a Largo Chigi, format di Urania News. "Stiamo assistendo a un confronto che di fatto non c'è: la legge è stata incardinata sulla base di un accordo chiuso tra i partiti di maggioranza, senza un reale coinvolgimento delle opposizioni", attacca. "Non siamo insensibili alle esigenze di governabilità, ma la stabilità deve servire a fare le cose, non a comprimere il pluralismo e alterare gli equilibri democratici". Nel merito, Bonafè ribadisce le critiche a "un premio di maggioranza abnorme, che può essere assegnato anche con uno scarto minimo, consegnando a una coalizione un potere sproporzionato, fino a incidere sull'elezione del Presidente della Repubblica e degli organi di garanzia costituzionale". "L'eliminazione dei collegi uninominali e il ritorno alle liste bloccate - aggiunge - allontanano ulteriormente cittadini ed eletti, cancellando il legame diretto con i territori. Non convince neppure l'ipotesi di indicare preventivamente il premier nel programma elettorale, un premierato mascherato", conclude.

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