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Borgo Monchiero, un'amicizia fa rinascere un monastero nelle Langhe

di TMNews lunedì 20 aprile 2026
2' di lettura

Milano, 20 apr. (askanews) - Langhe, terra di amicizia, di saper vivere e bellezza. E questa storia racconta proprio tutto questo, oltre alla tutela dei nostri paesaggi. In provincia di Cuneo, Borgo Monchiero Heritage by Atmosphere restituisce nuova vita a un antico monastero del XVIII secolo. E grazie a un intervento di recupero e valorizzazione, l'antico complesso monastico si trasforma in dimora di charme dal respiro internazionale, nato dal sogno condiviso dei proprietari Franco Giampetruzzi e Gian Maria Debenedetti. Sono amici e soci da 30 anni. Entrambi dal mondo dell'energia, in cerca di un ritorno alle origini liguri-piemontesi. Il primo ha trovato "il posto magico", il secondo in esso ha ritrovato i luoghi della sua infanzia. Luoghi non geografici ma artistici e sentimentali.

Debenedetti infatti racconta che giunto a Borgo Monchiero per un sopralluogo si è ritrovato nella piazza del Paese dedicata a Eso Peluzzi, pittore amato dalla nonna materna. E subito riaffiorano i ricordi da bambino: i manifesti delle sue mostre, che tappezzavano la casa dei nonni, evocano momenti d'infanzia proustiani, rendendo il posto "magico" e destinato. "Quindi per me questa cosa è stata, al di là del posto magico che io ho visto lì, è stata quel qualcosa che mi ha riportato bambino e che mi ha fatto dire, sì, forse questo posto mi sta chiamando. E appena entrati poi all'interno dell'edificio, la fortuna è stata che ho ritrovato anche questi manifesti, al di là dei quadri di Eso Peluzzi, perché alcuni erano già appesi alle pareti, che io però quadri che non conoscevo, quindi non li avrei riconosciuto, se non fosse stato uno per la targa della piazzetta, ma soprattutto quando poi sono entrati, oltre ai quadri c'erano questi manifesti che io avevo visto per i primi 15 anni della mia vita a casa dei miei nonni. Questo è stato un po' il motivo che, ripeto, al di là della bellezza del posto, mi ha fatto dire, sì, questo è il posto giusto. Era destino? Era destino, sì, era destino, probabilmente sì", dice.

Giampetruzzi invece ci spiega il progetto che punta alla rinascita di un borgo storico, diventando destinazione dove design, arte, benessere e gastronomia dialogano con l'identità autentica del territorio. "Questo è un posto dove c'era il comune, un posto dove c'era la scuola, dove c'è un santuario, dove c'è una casa, un monastero, noi chiamiamo monastero, è una casa degli esercizi spirituali, dove c'era l'oratorio, che era una chiesa-museo, e questo era un centro di vita. Quindi quello che abbiamo cercato di fare, anche nel rivitalizzare i rapporti con chi risiede o con chi, diciamo, anticamente veniva in quel posto, è proprio di ripristinare e rivitalizzare questo centro, questo borgo, quindi a tutti gli effetti farlo tornare, almeno dal punto di vista dell'arte, oltre che ovviamente dell'ospitalità, un centro di vita", chiosa.

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