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Urus rileva la calabrese SC Petroli e punta al mercato nazionale

di TMNews giovedì 23 aprile 2026
3' di lettura

Roma, 23 apr. (askanews) - Nel mercato italiano degli idrocarburi, le piccole e medie aziende di distribuzione si trovano sempre più spesso in difficoltà: condizioni di pagamento sfavorevoli, capitali da anticipare senza certezze sui tempi di incasso, margini compressi dalla dipendenza dai grandi operatori. Una criticità che colpisce soprattutto i distributori indipendenti del Mezzogiorno e che ha trovato una risposta concreta nell'acquisizione di SC Petroli da parte di Urus Europa Global SL. L'operazione, avviata a luglio e conclusa a dicembre 2025, segna il ritorno dell'imprenditoria italiana all'estero nel tessuto produttivo del Sud. Michele La Porta, amministratore delegato di Urus Europa Global SL, insieme al co-founder e amministratore Jeronimo Tejada, ha rilevato il 100% delle azioni di SC Petroli, realtà calabrese con sede a Crotone che genera 60 milioni di euro di fatturato annuo distribuendo oltre 40 milioni di litri di carburante.

"Questa acquisizione non è solo business, ma un ritorno alle radici", spiega Michele La Porta. "Il mio cuore è siciliano e, nonostante viva nella penisola iberica, sento un forte richiamo verso il Sud Italia. SC Petroli rappresenta una storia di famiglia che meritava di essere preservata e valorizzata".

Fondata nel 1966 come ditta individuale dalla famiglia Cerrelli, SC Petroli si è affermata nel tempo come una delle realtà più solide del comparto energetico calabrese, potendo contare su una flotta di 19 cisterne, sei stazioni di servizio e un patrimonio immobiliare di rilievo. La decisione di cedere l'azienda a Urus, pur in presenza di offerte economicamente superiori da parte di gruppi più strutturati, è stata guidata dalla volontà di tutelare l'identità aziendale e i posti di lavoro.

"Abbiamo scelto Urus perché garantiva continuità alla nostra storia", afferma Silvestro Cerrelli, direttore commerciale e anima pulsante dell'azienda. "Altri acquirenti avrebbero cancellato con un colpo di spugna la nostra identità, trasformandoci in un semplice numero di bilancio". Al centro della strategia di Urus c'è un modello di business fondato sull'intermediazione nel cash-flow del settore idrocarburi. "Ci posizioniamo tra i depositi commerciali e i distributori finali, anticipando il pagamento del carburante e concedendo ai clienti 24-48 ore per il saldo", spiega Tejada. "Questo sistema win-win elimina i problemi di liquidità per i distributori e garantisce flussi costanti ai fornitori".

Sul fronte occupazionale, l'impatto è già tangibile. "Non abbiamo toccato un solo dipendente", sottolinea La Porta. "Anzi, nel secondo trimestre 2026 assumeremo due nuove figure: un amministrativo e un commerciale. Abbiamo inoltre creato partnership con i fratelli Cerrelli, mantenendo Domenico nella logistica e Salvatore nel supporto commerciale".

Il piano industriale delinea traguardi ambiziosi: raggiungere i 100 milioni di litri distribuiti e 130 milioni di euro di fatturato entro il 2026, aprire tre nuove stazioni di servizio in Calabria e acquisire due impianti nel Nord Italia. L'azienda, che assumerà la nuova denominazione SC Urus Petroli Spa, punta alla quotazione in borsa entro il 2031.

"Il nostro obiettivo è creare una struttura manageriale solida che possa supportare la crescita verso la quotazione", dichiara Tejada. "Vogliamo dimostrare che investire nel Sud Italia non è solo possibile, ma può essere estremamente redditizio quando si combinano innovazione, rispetto per le tradizioni locali e visione strategica", conclude La Porta.

Urus Europa Global SL proseguirà in parallelo le attività di trading energetico in Italia, Spagna e Portogallo, dove sono in fase di sviluppo nuovi accordi commerciali. L'espansione nel mercato portoghese rappresenta il prossimo passo della crescita internazionale del gruppo, che conta già oltre cento collaboratori a livello europeo.

In un momento in cui, gli investimenti in energia in Italia sono stimati in crescita per il 2026, l'acquisizione di SC Petroli si propone come un modello virtuoso per il Mezzogiorno: la dimostrazione che il settore energetico italiano può attrarre capitali esteri di qualità, capaci di coniugare sviluppo economico e responsabilità sociale.

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