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Laika negli Usa contro Trump firma murale "The Collapse of Democracy"

di TMNews martedì 28 aprile 2026
1' di lettura

Roma, 28 apr. (askanews) - A Los Angeles Laika avvia il nuovo progetto "States of Injustice - Chapter 2: The Collapse of Democracy". Il primo intervento è un murale a Melrose Avenue: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) cade su un carro armato americano, distruggendolo, con la scritta "Non c'è pace senza diritti umani".

L'artista interviene in una fase critica degli Stati Uniti, tra disuguaglianze, razzismo e crisi dello stato di diritto. "La nuova presidenza Trump e l'ascesa della cultura MAGA stanno trasformando profondamente il paese un modello fondato su razzismo, deportazioni, repressione del dissenso e polarizzazione sociale".

Laika denuncia anche il ruolo internazionale degli USA, tra guerre, destabilizzazione e un sistema che "continua a legittimare la violenza come strumento politico ed economico". Durante il lavoro ha incontrato lo street artist Shepard Fairey (OBEY), segnando l'avvio del progetto negli Stati Uniti.

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Minetti, Renzi: Nordio? chi si deve dimettere è Giorgia Meloni

Bologna, 28 apr. (askanews) - "Le dimissioni di Nordio? Per me chi si deve dimettere è Giorgia Meloni". Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa a Bologna sulle eventuali dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. "Prima se ne vanno, meglio è per l'Italia", ha aggiunto.

"Per me chi si deve dimettere ha un nome e un cognome: Giorgia Meloni - ha detto Renzi - non conosco la storia della grazia" a Minetti "e quindi non ho la minima idea di che cosa ci sia dietro. Quello che so è che questo è un governo dove Giorgetti sbaglia i conti, Tajani non sa di cosa si parla, Urso ha tagliato soldi per l'industria e Salvini straparla del niente. Hanno aumentato le accise che adesso vogliono abbassare. Prima se ne vanno, meglio è per l'Italia".

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Robot che corrono più veloci dell'uomo: la sfida è già realtà

Milano, 28 apr. (askanews) - A Pechino è successo qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: dei robot hanno corso più veloce degli esseri umani in una mezza maratona.

È accaduto alla Beijing Yizhuang & Humanoid Robot Half-Marathon 2026, dove umanoidi e runner si sono sfidati sulla stessa distanza.

A vincere tra le macchine è stato Lightning di Honor, capace di chiudere in 50 minuti e 26 secondi, un tempo inferiore al record umano della mezza maratona. Non solo: i robot hanno occupato tutte le prime posizioni, in una gara con oltre 300 macchine provenienti da più di 100 team.

Un risultato reso possibile da hardware sempre più sofisticati: strutture metalliche avanzate, moduli articolari ad alta potenza e sistemi di equilibrio che permettono ai robot di correre, evitare ostacoli e persino recuperare da cadute senza intervento umano.

Come nel caso del robot D1, lightning di Honor, costruito con 159 componenti strutturali metallici e dotato di articolazioni molto potenti, progettate per sostenere corsa ed equilibrio senza assistenza.

Resta però un limite molto concreto: l'autonomia. Su distanze più lunghe, come una maratona completa, le batterie potrebbero non reggere ancora questi ritmi. La sfida, adesso, non è solo correre più veloce dell'uomo. È riuscire a farlo anche sulle lunghe distanze.

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"Kokuho", Lee Sang-il: "Nel mio film i misteri dell'arte del kabuki"

Roma, 28 apr. (askanews) - Un film ambizioso, di una bellezza estetica incredibile e sontuosa, che cattura anche gli spettatori occidentali per cui il teatro kabuki può sembrare un mondo misterioso. Presentato nel 2025 a Cannes nella sezione Quinzaine des Cinéastes, dopo la prima italiana al Far East Film Festival di Udine, dedicato al cinema asiatico, arriva nelle sale (dal 30 aprile) "Kokuho - Il Maestro di Kabuki" diretto da Lee Sang-il.

Il regista giapponese di origini sudcoreane parte dagli anni '60 e racconta l'ascesa artistica, faticosa, di un ragazzo, figlio di un boss della yakuza (la mafia giapponese). Fattosi notare a soli 14 anni per le sue doti, il giovane Kikuo (Ryo Yoshizawa) viene accolto e protetto alla morte del padre da uno dei più grandi attori di Kabuki, Hanjiro Hanai (interpretato da Ken Watanabe), che lo forma con disciplina e severità insieme a suo figlio Shunsuke (Ryusei Yokohama). I due, con sacrifici e dedizione dedicano la loro vita all'arte del kabuki come onnagata, gli attori che interpretano ruoli femminili.

Lee Sang-il partendo dal romanzo omonimo, si è ispirato, ha detto, a un onnagata esistito durante la Seconda guerra mondiale. "Un personaggio bellissimo, ma con delle ombre - ha detto - da una parte anche un po' grottesco e misterioso". "Il Kabuki ha 400 anni e racconta anche una storia di tradizioni che si tramandano, di legami familiari, regole rigide".

"Io nel portarlo al cinema sono voluto andare oltre e raccontare la parte più profonda di quest'arte, ho voluto concentrarmi sulla vita degli attori di kabuki" ha detto. "Per raggiungere dei determinati obiettivi bisogna fare tantissimi sacrifici, ho voluto mettere in risalto la crescita degli attori, gli obiettivi che si ponevano, il loro duro e ambizioso percorso e penso che sia una cosa che si può comprendere e vedere solamente nella sala di un cinema e non una scena dal vivo di Kabuki" ha concluso il regista.

Il film è diventato un fenomeno in Giappone e ha ottenuto la candidatura agli Oscar per Miglior trucco e acconciature, riconoscimento non scontato in questa categoria per un film orientale.

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Malattia di Huntington, un confronto per prevenzione e presa in carico

Roma, 28 apr. (askanews) - Caratterizzata da disabilità motoria, cognitiva e disturbo mentale, quella di Huntington è una malattia rara ma profondamente impattante: genetica, neurodegenerativa ed ereditaria, si stima colpisca in Italia circa 6.000 persone, ma almeno altre 30.000 sono a rischio di ereditarla, se pur senza una mutazione ancora clinicamente espressa. Con l'obiettivo di portare al centro dell'attenzione pubblica la malattia di Huntington, promuovendo un impegno condiviso tra politica, istituzioni, società scientifiche e pazienti per superare stigma ed invisibilità e per costruire percorsi di cura sempre più efficaci e inclusivi, si è svolto a Roma il convegno "Malattia di Huntington: mai più nascosta", promosso dalla Fondazione LIRH-Lega Italiana Ricerca Huntington, con il patrocinio del Ministero della Salute.

Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute con delega per le Malattie Rare: "L'Italia è seconda al mondo per la presa in carico e cura dei pazienti affetti da malattie rare. Questo risultato si raggiunge come? Tramite lo straordinario sforzo delle associazioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, importantissime, l'impegno del governo nel legiferare e finanziare provvedimenti come il Testo unico sulle malattie rare, insieme anche all'esecutività dello stesso testo con un finanziamento di 50 milioni, che contribuisce insieme a sviluppare una presa in carico precoce e fondamentalmente anche dei percorsi di cura che siano uniformi sul territorio: è questo l'obiettivo che noi ci poniamo".

La mutazione genetica si eredita fin dalla nascita, ma la malattia si manifesta ad un certo punto della vita, di solito in età adulta. Le famiglie dei malati chiedono quindi di poter ricevere un'assistenza competente e multidisciplinare, difficile da garantire se la malattia non si conosce. In altri termini, la conoscenza e la ricerca sono i punti da cui bisogna inevitabilmente partire.

Mario Zappia, presidente SIN Società Italiana di Neurologia: "E' una patologia che non colpisce soltanto chi ne è affetto, ma riguarda la famiglia e chi sta intorno al paziente con questa condizione. Certamente è una malattia di cui il neurologo si occupa, ma il neurologo deve interagire anche con altre figure professionali, dal fisioterapista allo psichiatra allo psicologo, insomma tutto un entourage di professionisti che possano stare intorno alle persone con malattia di Huntington e alle loro famiglie. E' solo grazie alla ricerca che riusciremo, si spera, ad avere nel prossimo futuro dei farmaci efficaci per contrastare adeguatamente questa patologia".

La Fondazione LIRH ha così messo a punto e presentato un Manifesto con sei "azioni" da intraprendere per chiedere alla politica, alle istituzioni e alle società scientifiche coinvolte l'assunzione di un impegno per il futuro sulla malattia di Huntington.

Barbara D'Alessio, presidente Fondazione LIRH Lega Italiana Ricerca Huntington: "Contiene i sei punti di partenza, le cose da cui cominciare. È necessario, abbiamo inserito in questo manifesto, parlare di più di malattia di Huntington nei contesti sia clinici che istituzionali; è necessario restituire una narrazione corretta a questa malattia, che non è soltanto un disturbo del movimento, ma una malattia che ha anche molti risvolti psichici e psichiatrici di cui bisogna tenere conto; è necessario che si parli di Huntington anche nella programmazione sanitaria ed è anche necessario che chi si occupa di clinica di malattia di Huntington sia sempre anche collegato alla ricerca scientifica. E' fondamentale che le professioni sanitarie collaborino tra di loro: la figura del genetista medico, dello psichiatra, dell'urologo e dello psicologo non possono agire per silos, ma devono necessariamente avere un approccio olistico, sia alla malattia che alla persona".

L'obiettivo, chiedono le associazioni, è accendere i riflettori sui bisogni e le necessità delle persone con malattia di Huntington.

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