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"Antartica-Quasi una fiaba", Lucia Calamaro: scienziati eroi di oggi

di TMNews lunedì 4 maggio 2026
2' di lettura

Roma, 4 mag. (askanews) - La scienza che dà speranza, l'uomo in un ambiente difficile in cui relazioni, fragilità e sentimenti si mettono a nudo. Dal 7 maggio nelle sale "Antartica - Quasi una fiaba", esordio alla regia di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e autrice teatrale. Un film in cui si parla di scienza e scoperte; la regista: "Credo che gli scienziati siano i grandi protagonisti di questo tempo, che è un tempo che va a una velocità che il comune mortale di cui faccio parte non è neanche in grado di interpretarlo. Questi sono eroi contemporanei, a portata di mano, sono i nostri, sono italiani, esistono veramente, devono tornare protagonisti delle nostre storie".

Il gruppo di scienziati del film, è isolato per 8 mesi all'anno in una base dell'Antartide, alle prese con esperimenti per il futuro della specie umana. Capo missione è Silvio Orlando, con il sogno di realizzare la "città del ghiaccio". L'arrivo della geniale Maria, Barbara Ronchi, a cui è molto legato, sua allieva, sconvolge gli equilibri; tra nuove scoperte e problemi di finanziamenti, il gruppo dovrà fare scelte difficili, anche sul piano umano. Si riflette sui fondi per la ricerca, sulle difficoltà per chi vuole fare scienza, ma con toni da commedia, delicati. Spiega ancora Lucia Calamaro:

"C'è una larga, lunghissima tradizione narrativa rispetto al ghiaccio, partendo da Andersen con 'La regina dei ghiacci', che poi è stata trasformata in Frozen, che poi è il progetto di Silvio Orlando, la 'città del ghiaccio'. C'è un immaginario occidentale che si è costruito su questi agglomerati urbani conservati dal ghiaccio, protetti dal ghiaccio. Il ghiaccio, a differenza di altre materie, protegge. Questa dimensione subliminale di frigorifero dell'umanità ha attraversato la storia dell'Occidente in tantissime narrazioni e noi siamo una forma dell'eredità di questo tipo di racconto".

Un esordio originale, ha detto anche Barbara Ronchi: "Avevo proprio voglia di lavorare con lei. Poi quando ho letto la sceneggiatura ed era così originale, diversa, toccava dei temi alti, devo dire che mi ha subito entusiasmato. Poi assistere a un'opera prima, alla realizzazione di un'opera prima, è un momento secondo me che crea un po' un imprinting tra attore e regista. Perché è il suo primo film, io sono stata l'attrice che ha fatto il suo primo film, è bello, crea un legame che va al di là del film stesso".

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