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Biennale Arte 2026, nei Padiglioni di Qatar e Marocco

di TMNews giovedì 7 maggio 2026
2' di lettura

Venezia, 7 mag. (askanews) - Il Padiglione del Qatar alla Biennale Arte di Venezia unisce musica, cinema e cibo come pratiche culturali interconnesse, sviluppandosi attraverso incontri che esplorano l'ospitalità, la migrazione, la memoria e la continuità nel mondo arabo. Il padiglione temporaneo è stato progettato dall'artista thailandese Rirkrit Tiravanija, con la monumentale scultura in resina e taniche di benzina dell'artista kuwaitiana-portoricana Alia Farid installata all'interno della tenda. L'artista libanese Tarek Atoui riunisce musicisti che reagiscono a registrazioni sul campo e fonti d'archivio provenienti da tutta la regione in performance improvvisate. L'artista qatariota-americana Sophia Al-Maria presenta un film sulla figura del musicista itinerante, proiettato all'interno del padiglione. Queste esplorazioni della continuità si estendono a un programma culinario organizzato dallo chef palestinese Fadi Kattan, che riunisce cibi e bevande provenienti da tutto il mondo arabo, mettendo in luce chef che lavorano all'intersezione tra conservazione ed evoluzione, tracciando al contempo l'impatto interculturale delle migrazioni e del commercio.

Nel Padiglione del Marocco, invece, Amina Agueznay intreccia storie, gesti e relazioni umane in forme che attivano memoria, spazio e tempo. Da oltre vent'anni lavora a stretto contatto con le pratiche vernacolari marocchine, collaborando con artigiani e comunità locali. Concepite come processi di trasmissione e trasformazione, le sue opere permettono ai materiali di parlare mantenendo al contempo un rapporto intimo con i loro luoghi d'origine. Più che un mestiere, è un rito femminile di creazione in cui la forma tessuta è intesa come un essere vivente, accompagnato da rituali che ne scandiscono i cicli di divenire. Situata nella sala dell'Artiglieria, nel cuore dell'Arsenale, As a si dispiega come una membrana vivente, una seconda pelle che si estende nello spazio, staccandosi per rivelare strati di tempo. Quest'architettura sospesa apre una riflessione sul concetto di soglia: uno spazio né interno né esterno, ma abitato, attraversato e attivato. In risonanza con il concetto marocchino di atba, l'installazione affronta la soglia come zona di passaggio tra mondi: privato e pubblico, visibile e invisibile, dove convergono memoria, rituale e gesto.

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