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Biennale Arte 2026, il Living Together del Padiglione Svizzera

di TMNews sabato 9 maggio 2026
3' di lettura

Venezia, 9 mag. (askanews) - Il Padiglione svizzero alla Biennale d'Arte a Venezia presenta The Unfinished Business of Living Together, una mostra ideata dai curatori Gianmaria Andreetta e Luca Beeler insieme all'artista Nina Wakeford e realizzata in collaborazione con gli artisti Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance e Yul Tomatala.

Il curatore Gianmaria Andreetta ha descritto ad askanews cosa troverà il visitatore: "Nel Padiglione svizzero quest'anno c'è una mostra collettiva. A partire dagli archivi della televisione svizzera abbiamo concepito questo padiglione come una specie di montaggio nello spazio dove l'architettura e lo spazio del video si incontrano. Noi abbiamo giocato un po' con l'architettura originale di Bruno Giacometti creando nuove mura e un nuovo modo di orientarsi: questo spazio è stato concepito storicamente per avere delle sculture in uno spazio semi-aperto, lavori grafici nello spazio vetrato e poi dipinti nello spazio più grande. Ci è apparso naturale riconfigurare gli spazi per poter creare degli spazi video adeguati anche da un punto di vista acustico. Abbiamo lavorato a partire da questo archivio svizzero, due momenti molto specifici 1978 e 1984, quando per la prima volta persone queer in Svizzera sono state invitati in televisione, in diretta a esprimersi sulla loro vita. Questo momento di visibilità è molto importante ed è anche abbastanza sconosciuto. Nello spazio principale, nella sala di pittura, si vede un montaggio di un'ora fatto di archivi della televisione e dei nuovi lavori degli artisti che abbiamo aiutato a lavorare su questo soggetto, su questo momento della storia svizzera e su questo archivio. Noi abbiamo voluto lavorare con il tempo come materiale artistico e la distanza che crea il tempo su come si possono capire certi eventi storici, anche romanticizzarli. Questo è stato un po' il nostro approccio di usare la distanza come processo e materiale artistico: la scelta del bianco e nero, il muro a colori, la copia in bianco e nero dei mattoni e poi questi glitch tra il colore bianco e nero riappaiono su tutto il padiglione".

Il progetto impiega l'arte per rivitalizzare l'archivio come spazio di intervento e di dibattito attivo. La mostra prende avvio dalle voci tratte da una puntata del programma televisivo Telearena, andata in onda dal vivo nell'aprile del 1978, durante la quale il cosiddetto "problema dell'omosessualità" venne discusso pubblicamente e in forma contradditoria. Questa trasmissione segnò una delle prime occasioni in cui individui che si identificavano come omosessuali acquisirono una voce pubblica mainstream al di là dei gruppi subculturali. Questo tema fu ripreso nel 1984 dal talk show francofono Agora, che mise in contatto via satellite il pubblico svizzero, francese e canadese. Entrambi i programmi utilizzarono brevi scenette scritte dagli sceneggiatori delle rispettive emittenti televisive per stimolare il dibattito in studio e incoraggiare il pubblico a esprimersi sull'argomento sulla base delle proprie esperienze. Il dibattito attorno a questo tema rivela schemi ricorrenti di portata più generale come la sicurezza dello Stato che richiede pratiche di sorveglianza o il panico morale

riguardo la famiglia nucleare, che ci mostrano come varie forme di differenza finiscano per essere percepite come minacce all'ordine sociale.

L'esposizione è il frutto di un lavoro artistico e curatoriale collaborativo. Ogni membro del gruppo ha apportato le proprie competenze al progetto. The Unfinished Business of Living Together sperimenta come voci, spazi e prospettive possano essere condivisi e necessitino di essere costantemente riconfigurati.

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