CATEGORIE

Da un sarcofago a Giotto e Picasso: storia di un gesto nell'arte

di TMNews mercoledì 13 maggio 2026
2' di lettura

Milano, 13 mag. (askanews) - Un sarcofago romano decorato con la Morte di Meleagro e altri episodi del mito usato come elemento narrativo per raccontare la storia di un gesto, qui rappresentato. Parte da questa suggestiva costruzione la mostra intitolata proprio "Storia di un gesto" alla Fondazione Luigi Rovati di Milano, curata da Salvatore Settis.

"L'abbiamo raccontato puntando sulla formalità del gesto - ha detto il professore ad askanews - sul fatto che un gesto può essere un geroglifico, può rappresentare qualcosa con una certa costanza. Ora il gesto che è protagonista di questa mostra, una figura che accorre sulla scena di qualche evento tragico, la morte di qualcuno, gettando violentemente le braccia all'indietro nella sua corsa, questo gesto è un gesto altamente convenzionale che indica la disperazione, il dolore estremo. Questo gesto si era formato nell'antichità classica, entra nel repertorio per circa due secoli, poi sparisce completamente per mille anni e infine ritorna quando un artista, Nicola Pisano e un altro, Giotto, vedono un sarcofago, che è proprio quello qui in mostra, e riconoscono questo gesto e lo rilanciano sulla scena del mondo".

L'esposizione ha anche una sezione dedicata al pensiero di Aby Warburg, che individuò in questo gesto un caso emblematico di trasmissione delle forme espressive dell'antico, sintetizzato nel concetto di Pathosformel. E, partendo dal sarcofago, il gesto, dopo un lungo oblio, torna per attraversare di nuovo i secoli.

"Nicola Pisano - ha aggiunto Settis - lo usa per una madre della strage degli innocenti, è una madre che piange la morte del figlio. Giotto lo usa per San Giovanni accanto al Cristo morto e così via. E Picasso lo usa invece per il bombardamento di Guernica cioè per un dolore, una guerra, per una morte collettiva".

La mostra in Fondazione Rovati si presenta come un'indagine che unisce archeologia, storia dell'arte e teoria dell'immagine, per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulla continuità e trasformazione dei linguaggi figurativi dall'antichità al contemporaneo.

tag

Ti potrebbero interessare

Iran, Tajani: nessuna nave a Hormuz senza autorizzazione Parlamento

Roma, 13 mag. (askanews) - "Voglio ribadire ancora una volta che nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento sia stato informato e lo abbia autorizzato" e "nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che ci sia un quadro giuridico internazionale preciso". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante l'audizione sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz insieme al ministro della Difesa, Guido Crosetto.

"È necessario però non farsi trovare impreparati, nel momento in cui si verificheranno le condizioni necessarie", ha sottolineato il titolare della Farnesina, che ha ricordato che "l'Italia è pronta a fare la sua parte: siamo in prima linea nelle missioni navali europee nel Mar Rosso, nell'Oceano Indiano e nel Mediterraneo".

TMNews

Iran, Tajani: "Non chiediamo di autorizzare nuova missione militare"

Roma, 13 mag. (askanews) - "Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo. L'intento è condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l'impegno del Governo per la pace e, in questo quadro, il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz". Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante l'audizione sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz insieme al ministro della Difesa, Guido Crosetto.

"Un impegno che potrà concretizzarsi, lo sottolineo con chiarezza, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità", ha precisato il capo della diplomazia italiana.

TMNews

In anteprima il video "Tempo (Futuro incerto)" di Kukla e Tonino Carotone

Milano, 13 mag. (askanews) - In anteprima il video "Tempo (Futuro incerto)" (Maninalto!), il nuovo singolo di Kukla e Tonino Carotone.

"È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto." Ci sono versi capaci di attraversare il tempo senza perdere significato, che non appartengono a un'epoca precisa, ma che continuano a risuonare, adattandosi a sensibilità diverse. È il caso di "Me cago en el amor", il brano con cui Tonino Carotone, nei primi anni Duemila, ha conquistato il pubblico internazionale, trasformando un'ironia amara in un inno generazionale. Oggi, quello stesso immaginario torna a vivere in una nuova forma. Nasce così "Tempo (Futuro Incerto)", il nuovo singolo di Kukla con Tonino Carotone, un incontro artistico che non si limita alla citazione o al revival, ma si sviluppa come un dialogo autentico tra due epoche e due sensibilità.

Cantautrice milanese dall'estetica electro-pop raffinata, Kukla (Lesley Reina Fischer) prosegue il percorso che porterà all'album "Sistema Nervoso Periferico%ntrale " con un brano, scritto a quattro mani con lo storico collaboratore Carlo Bassetti, nato come dialogo autentico tra due epoche. Non un revival, ma una rilettura contemporanea che espande l'immaginario originale.

"Ho scelto di prendere una frase che è rimasta nell'immaginario di tutti per darle una nuova casa, senza nostalgia ma con uno sguardo sul presente. "Tempo (Futuro Incerto)" è questo: un punto d'incontro tra ciò che siamo stati e quello che stiamo diventando", racconta Kukla.

Il singolo affronta il tema del tempo: quello che sfugge, che ritorna e che resta sospeso in un futuro incerto. Dal punto di vista sonoro, fonde elettronica e strumenti suonati in un groove caldo e dinamico, attraversato da suggestioni latine, mentre la voce di Kukla si muove tra italiano e spagnolo.

Il videoclip, diretto da Davide Del Mare (animazioni di Lucio Dallas, produzione Lateral Film), unisce live action e intelligenza artificiale in un racconto visivo sospeso tra memoria e trasformazione.

TMNews

Storie dalla Biennale al Canal Grande: Jaar, Salane e JR

Venezia, 13 mag. (askanews) - Un lungo corridoio illuminato di luce rossa, straniante e anche disturbante, in mezzo all'Arsenale: è uno dei lavori più fotografati della 61esima Biennale d'arte, ma in realtà tutto quello spazio è costruito per contenere un cubo di pochi centimetri di lato, composto dei dieci minerali più critici, che sono al centro di vere guerre per appropriarsene: cobalto, terre rare, rame, stagno, nichel, litio, manganese, coltan, germanio e platino. È l'opera "The End of the World" di Alfredo Jaar, monito e cattedrale al tempo stesso, profondamente calata nel senso di questa Biennale "In minor Keys".

Nello stesso modo lo è anche il film "Mercurial New York" dell'artista Rose Salane, che viene dal Queens e ha voluto raccontare la sua città attraverso i dialoghi delle persone, attraverso le storie che si intrecciano, comuni e uniche, per costruire, come accadeva agli angeli di Wim Wenders, una narrazione polifonica che, in fondo, possiamo definire l'anima della metropoli. Una una sinfonia psicologica della città in movimento, che è tenera, ma ci ricorda anche l'aspetto della sorveglianza continua e che vuole celebrare le persone di New York come agenti economici, come coinquilini e come archivi viventi di sentimenti e memorie.

Per arrivare da JR invece serve uscire dalla Biennale e prendere il vaporetto: l'artista francese ha infatti scelto di installare la sua personale versione delle Nozze di Cana di Paolo Veronese sulla facciata di Palazzo Ca' da Mosto, questa volta i protagonisti, come è tipico della pratica di JR, vengono dalla vita reale, sono 176 persone legate al Refettorio Paris, che nella capitale francese offre pasti a chi è in difficoltà. L'intervento dell'artista poi prosegue all'interno del palazzo, ma l'immagine più forte sta qui, davanti agli occhi di tutti noi che spesso ci ostiniamo a non guardare.

TMNews