Milano, 15 mag. (askanews) - Dal 14 maggio al 4 ottobre 2026 Triennale Milano presenta negli spazi dell'Impluvium al primo piano la mostra Davide Stucchi. Temporary Rooms, a cura di Damiano Gullì che ha introdotto ad askanews il progetto: "La mostra Temporary Rooms di David Stucchi si inserisce molto bene nella programmazione e nella mission di Triennale perché interseca e attraversa le discipline. Questa idea del mettere in scena gli oggetti è molto forte ed evidente nel contesto espositivo". Davide Stucchi ha poi spiegato: "La mia pratica artistica è sicuramente molto influenzata anche dall'essere uno scenografo per professione e di conseguenza credo che l'idea di palco o comunque di scena che troviamo al centro della stanza sia strettamente connessa a quelle che sono le opere che entreranno in scena in una successiva configurazione delle stanze temporanee". Prosegue poi il curatore: "Un altro elemento che emerge è quello della transitorietà, della precarietà, della fragilità di questi interni domestici che vengono di volta in volta messi in questione, trasformati e riattivati".
Questa idea di temporalità precaria si traduce in una successione di quattro riconfigurazioni, che generano di volta in volta nuove stanze. Dall'apertura fino al 4 ottobre in momenti specifici, gli oggetti presenti nello spazio vengono progressivamente smontati e sostituiti, dando forma a una casa che si costruisce, si modifica e si ridefinisce lungo l'intera durata della mostra. Quattro riconfigurazioni successive - bagno, salotto, camera da letto e cucina - si susseguono nel corso dei mesi: al bagno attualmente in mostra seguirà il salotto dal 23 giugno, poi la camera da letto a partire dal 21 luglio, e per finire la cucina dal 15 settembre. Le opere imballate e non ancora esposte vanno a comporre inoltre una sorta di sfondo destinato a mutare insieme al progressivo ricambio dei lavori presenti nello spazio. Stucchi descrive la struttura dell'esposizione: "Al suo centro quello che è un'ipotesi di modulo abitativo assolutamente precario, una rete che di solito è utilizzata per dividere gli spazi di cantiere, quindi spazi di costruzione: è un pretesto per parlare di quello che è la dinamica di vivere, di abitare, del domestico, di quello che è privato e pubblico. Nella mossa è presente uno skyline sul fondo di questa stanza che mima quella che è una sorta di paesaggio di una città, quasi come se fosse lì ad aspettarci a costruirsi e a decostruirsi con lo stesso ritmo con cui abitiamo lo spazio espositivo".
"Questa idea della trasformazione dell'oggetto - prosegue Gullì - genera un cortocircuito percettivo nell'osservatore, nel visitatore, perché forme apparentemente familiari quando ci si avvicina si rivelano altro da sé. È un portare l'attenzione sull'anima degli oggetti che ci fa riportare all'attenzione quelle che sono le dinamiche che si creano fra opera d'arte, oggetto d'arte, oggetto di design e l'ambiguità e proprio su questa soglia di ambiguità si muove il lavoro di Stucchi". La scelta del luogo espositivo di fronte a Casa Lana genera un ulteriore cortocircuito di assonanza e dissonanza con l'installazione di
Sottsass.
Stucchi ha parlato anche delle forme temporali e spaziali dell'esposizione: "L'idea di realizzare una mossa che ha quattro opening e si dilata nel tempo che come potete vedere può anche essere girata tutt'attorno, fa vedere il retro delle opere, sono state delle grosse scommesse anche nei confronti di me stesso perché non sono il canone solito con cui siamo abituati a mostrare, ma anche come come visitatori a approcciarci al formato di una mostra".
Damiano Gullì ha concluso: "Un altro elemento che emerge è quello di una presenza umana in realtà in assenza. Le assenze, le mancanze, i vuoti sono altri elementi che connotano la pratica di Davide Stucchi perché ci parlano di qualcosa che è potenzialmente presente ma non è, poeticamente evocato ma anche ironicamente evocato perché anche la cifra dell'ironia e della leggerezza appartengono al lessico di Stucchi".
I Partner Istituzionali Deloitte e Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile Milano sostengono Triennale Milano anche per questa mostra.