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FringeMi Festival, a Milano il teatro nei luoghi del quotidiano

di TMNews sabato 16 maggio 2026
1' di lettura

Milano, 16 mag. (askanews) - FringeMI Festival 2026 si tiene a Milano dal 22 maggio al 6 giugno 2026 confermando la propria vocazione: portare teatro, musica, performance e arti dal vivo fuori dagli spazi convenzionali, nei quartieri e nei luoghi della vita quotidiana. Quest'anno per la prima volta con una durata di oltre due settimane. 224 eventi in spazi diversissimi tra loro: locali, librerie, coworking ma anche appartamenti privati, studi d'artista, la sede di una casa editrice e di una radio, vie, piazze e giardini, perfino un'edicola, per trasformare la città in un grande palcoscenico. FringeMI Festival, nato nel quartiere NoLo nel 2019 con il nome NoLo Fringe, è ormai giunto all'ottava edizione, con una partecipazione di 17 quartieri periferici di Milano a cui si aggiungono vari eventi speciali in luoghi più centrali della città.

Il direttore del festival Davide Verrazzani ha presentato ad askanews l'edizione 2026.

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LEGO Italia inaugura il Lego Stadium a Milano

Milano, 15 mag. (askanews) - La Lego e i suoi storici mattoncini colorati si tu ano nel mondo del calcio. A poche settimane dall'inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026,LEGO Italia ha inaugurato a Piazza Gae Aulenti a Milano il LEGO Stadium:uno spazio unico, immersivo e coinvolgente dedicato alla magia del pallone, al gioco e alla creatività, come raccontato da Davide Cajani, Marketing Director di LEGO ITALIA: "Assolutamente sì, siamo qua in Piazza Gaia Aulenti, vicino al nostro Lego Store, con un'installazione di 150 metri quadrati, dove la costruzione Lego e il calcio saranno al centro di varie esperienze. Ci sarà la possibilità di costruire un kit in esclusiva, quindi una scarpa da calcio fatta in Lego, e poi dentro tante varie esperienze, come la possibilità di fare dribbling e di tirare un calcio di rigore, e poi di vedere quelli che sono i set Lego".

Il LEGO Stadium sarà aperto dal 15 al 17 maggio e gli ospiti d'onore delprimo giorno sono stati Alessandro Del Piero, Campione del Mondo 2006 e icona del calcio italiano, e Sara Gama, ex capitana della Nazionale femminile.

L'iniziativa prende ispirazione dalla partnership tra il brand LEGO e la Coppa del Mondo FIFA 2026, come sottolineato ancora da Davide Cajani: "Come Lego ci mancava questo punto di passione che è veramente forte. In Italia il calcio è una delle passioni più forti dal punto di vista quantitativo. Pensate che una persona su due si dichiara un appassionato di calcio, ma anche da un punto di vista qualitativo, perché il calcio è un motore di ricordi e di emozioni positive. E quindi come Lego ci volevamo unire a questi valori del calcio nobile, come la creatività e l'immaginazione, e come Lego anche il calcio riesce ad unire generazioni diverse".

L'esperienza vuole essere un'occasione per riaccendere l'entusiasmo attorno a questo sport che unisce intere generazioni e celebrarlo come 'casa' della creatività, capace di dare vita a nuovi progetti e far sognare, proprio come i mattoncini.

E a proposito di sogni, ha avuto grande centralità la set LEGO Editions Trofeo ufficiale Coppa del Mondo FIFA, disegnata dal designer Christophe Vietti: "L'idea è stata di team, e l'obiettivo era quello di capire quali fossero le più grandi icone del calcio, per riuscire a trasmettere, a unire la passione per il calcio che molti bambini hanno all'identità di Lego, di offrire questa esperienza ai bambini".

LEGO Italia, dunque, abbraccia il mondo del calcio e la ventura Coppa del Mondo FIFA 2026, costruendo, anche attraverso i suoi iconici mattoncini, delle esperienze straordinarie

TMNews

Alla Villa di Fondazione Elpis la mostra Di pietra e di cielo

Milano, 16 mag. (askanews) - Fino al 14 giugno 2026, Fondazione Elpis presenta Di pietra e di cielo. La curatrice Sofia Schubert introduce l'esibizione: "Di pietra e di cielo è la mostra di Gabriele Ermini e Caterina Morigi, attualmente negli spazi della Villa di Fondazione Elpis, che restituisce i lavori sviluppati nel corso della residenza Atelier Elpis. Gli artisti si sono concentrati sull'aspetto archeologico della città di Milano, interrogando le tracce del passato non come elementi statici, ma come presenze vive che possono essere riattivate anche attraverso il dialogo con il contemporaneo. Gli artisti si sono quindi messi in dialogo e in relazione con il contesto archeologico e antico della città di Milano, non con un approccio di studio scientifico o accademico, ma cercando di interpretare tutte quelle forme e quei simboli che la città di Milano conserva, non solo nei siti archeologici, ma anche nei contesti museali, e prenderli come spunti di partenza per creare nuove narrazioni". Rispetto ad altre grandi città, la persistenza dell'antico appare meno visibile nella città di Milano. Il passato archeologico giace spesso nascosto, riaffiorando solo a tratti nella quotidianità urbana: sotto il centro storico, nelle stratificazioni del suolo e nelle collezioni dei musei della città.

Il lavoro di Gabriele Ermini si articola in un corpus di opere distribuite tra lo spazio interno ed esterno della Fondazione: opere pittoriche e ceramiche. La vista alla Fondazione Rovati ha suggerito a Ermini alcune idee. Il quadro Gli illesi, introduce un'ambientazione notturna in cui figure enigmatiche si mimetizzano tra gli alberi di un bosco fitto. Al centro dello spazio, Il devoto, dipinto su carta giapponese, sfrutta la trasparenza del materiale: una composizione di parti del corpo simili a ex voto anatomici, che evocano tanto il gesto di un amante quanto frammenti di una statua desiderata. Due tavolette in ceramica introducono infine l'esito del percorso nel giardino: il tombarolo - archeologo - collezionista ha finalmente trovato l'oggetto del suo desiderio e, esausto, giace

accanto ai resti emersi. L'artista spiega: "Tutti i lavori sono ispirati dalle figure dei tombaroli, dal loro tipo di ricerca e di ossessione verso gli oggetti che cercano dentro le tombe. C'è un qualcosa secondo me di molto affine fra il loro tipo di ricerca e il mio tipo di ricerca pittorica. Sondano, lavorano in superficie per cercare un qualcosa che in profondità può portare loro della ricchezza. Allo stesso modo io lavoro su una superficie, ma cerco di andare in profondità con velature, livelli, sovrapposizioni. Tramite quello che faccio cerco appunto di trovare, spero di trovare un qualcosa che abbia un valore per me e ovviamente per la pittura".

Elektron, il lavoro di Caterina Morigi trae ispirazione dall'osservazione di una coroncina per capelli rinvenuta in una sepoltura femminile romana nell'area di Sant'Ambrogio a Milano, composta da perle a forma di foglie d'edera ma realizzata in ambra. Da questa Morigi ha creato una raccolta di oggetti verosimili: manufatti quotidiani - boccette, specchi, bracciali, collane, dadi e

forme più enigmatiche - che richiamano i corredi funerari femminili diffusi nell'antichità. Se un tempo erano realizzati in materiali preziosi, qui sono presenze evanescenti, ombre di ciò che sono stati. Ognuno diventa così rappresentazione della propria mancanza, frammento di un insieme più ampio. L'artista ne illustra il senso: "Il tema alla base dell'opera è la maggioranza assente, ovvero tutta quella parte della cultura materiale che era maggiormente diffusa nel passato, ma che non si è conservata. La maggioranza della sostanza,degli oggetti lavorati del passato non ci sono pervenuti e così ho realizzato una sorta di corredo: gli elementi quotidiani, come gli unguentari, gli elementi per filare, per tessere, si trasformano in sculture quasi evanescenti, perché sono realizzate in cera e in ambra. Io mi concentro sugli elementi organici, gli elementi più morbidi, che possono essere vegetali, e mostro come sono svaniti. E al loro posto inserisco l'ambra. Queste gocce di ambra vanno ad attivare, a riattivare questi oggetti verosimili con queste colature sulla cera, che è l'altro materiale che compone le sculture. Anche la cera è un materiale molto evanescente, come se fosse un po' in qualche modo l'ombra bianca di quello che non c'è rimasto".

Il progetto alla base della mostra Di pietra e di cielo nasce nell'ambito della seconda edizione del ciclo di residenze di Atelier Elpis, che offre agli artisti un periodo di soggiorno in cui sviluppare la propria ricerca in relazione al contesto urbano della città di Milano e alle sue dimensioni sociali, culturali e simboliche.

TMNews

Giro 2026: ASPI e Polizia premiano gli Eroi della Sicurezza

Roma, 16 mag. (askanews) - L'ottava tappa del Giro d'Italia, con partenza da Chieti in Abruzzo, ha visto prima del via, le tradizionali premiazioni degli "Eroi della Sicurezza", iniziativa in collaborazione tra Polizia di Stato e Autostrade per l'Italia, giunta alla quindicesima edizione, per valorizzare l'operato degli agenti e degli addetti autostradali che quotidianamente presidiano la viabilità sulle arterie ad alto scorrimento lungo il Paese. Il Direttore di Tronco di Pescara, Christian Tucciarone, ha premiato con un riconoscimento speciale una rappresentanza del tronco per l'impegno messo in campo sulle tratte autostradali in gestione al Gruppo Aspi durante l'emergenza della frana di Petacciato in Molise. Una collaborazione quella tra ASPI e Polizia collaudata nel tempo. "Sicuramente - ha detto Tucciarone - si rinnova giorno dopo giorno si rinnova anche la nostra collaborazione con il Giro d'Italia che quest'anno arriva al quindicesimo anno di partnership e quindi per noi un evento molto importante - ha detto di direttore di Tronco di Pescara, Christian Tucciarone.- Protagonisti sempre con la testa con la competenza e con la consapevolezza di rendere un servizio al Paese".

Nel corso delle diverse tappe del Giro, il palco delle premiazioni sportive quest'anno ospita 18 operatori della Polizia Stradale, con cui Aspi lavora in stretta collaborazione per garantire la sicurezza degli utenti in viaggio sulle autostrade e 124 operatori di Autostrade per l'Italia. Premiati complessivamente 219 operatori della Polizia e 120 persone di ASPI . "Diciamo che dai primi momenti della frana - ha aggiunto Emilio Cocozza, responsabile ASPI Centro Esercizio Pescara - la situazione è sembrata subito abbastanza critica in particolare la frana di questo 2026 è stata una frana diversa dalle altre in quanto si è sviluppata in un periodo molto più ampio, circa 72 ore e solo dopo la 72esima ora siamo stati in grado di poter avviare tutte le attività di ripristino. Il gruppo Autostrade era pronto esattamente dal primo minuto di avvio dei movimenti franosi e abbiamo alla 72esima ora potuto mettere in campo tutte le nostre forze, ripristinare la pavimentazione, fare i controlli di sicurezza e riavviare al traffico le carreggiate sia nord che sud, quindi riconnettendo il nord dell'Italia e il sud dell'Italia lungo la dorsale adriatica". E quelli immediatamente successivi alla del 7 aprile 2026 sono stati momenti molto concitati, dopo la riattivazione del movimento franoso a circa due chilometri in linea d'aria dall'A14: "Al nostro arrivo attimi molto concitati: trovarsi di fronte una frana dove la pavimentazione si iniziava ad aprire e dove le barriere cominciavano a sfrigolare - ha concluso Nicola Caravaggio Coordinatore ASPI Centro Esercizio Pescara - non abbiamo potuto far altro che chiudere l'autostrada e lavorare ininterrottamente affinché venisse ripristinata il prima possibile la viabilità".

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Balla artista totale: al Mart la collezione di Laura Biagiotti

Rovereto, 16 mag. (askanews) - Una delle maggiori collezioni private monografiche al mondo, quella che la stilista Laura Biagiotti e il marito Gianni Cigna hanno costruito negli anni, dedicata a Giacomo Balla, viene esposta per la prima volta in Italia al Mart di Rovereto, luogo che da sempre ospita le opere e le storie del Futurismo. E oggi la mostra - "Giacomo Balla. Lo stile dell'avanguardia" - aggiunge un altro capitolo a questo racconto. "Documenta la grande genialità del Futurismo - ha detto ad askanews la direttrice del Mart, Micol Forti - cioè che l'arte può penetrare ogni singolo oggetto e ogni gesto della nostra vita quotidiana".

La collezione Biagiotti Cigna copre tutto l'arco della carriera di Balla, dal periodo divisionista, alle opere astratte, passando per i disegni, le grandi tele, ma anche le arti applicate e la moda. "C'è un'analisi di tutto il complesso processo di ideazione dell'opera che viene messo a fuoco nella collezione - ci ha spiegato Fabio Benzi, curatore della Collezione Biagiotti e co-curatore della mostra insieme a Beatrice Avanzi -. È molto interessante vedere come si sviluppano proprio queste linee di ricerca di Balla. Quindi non sono solo opere, diciamo, una raccolta di opere pittoriche: Balla si è dedicato moltissimo anzi proprio a far uscire l'estetica dalla dimensione ridotta e borghese del quadro per diffonderlo nel mondo".

E questa dimensione di uscita dallo spazio solo dell'arte è forse l'elemento trainante del progetto, che vede Balla pensare a mobili, alla cultura di massa, a un'idea di arte più ampia, con anche alcune relazioni particolari con altri grandi artisti del suo tempo. "La collezione Biagiotti - ha aggiunto la direttrice - dialoga magnificamente con le opere conservate all'interno del Mart, ma soprattutto ricostruisce un'amicizia, quella tra Giacomo Balla e Fortunato Depero. Il giovane Depero è stato un ispiratore e anche uno spronatore dell'attività di Balla attraverso la sua capacità imprenditoriale. I due hanno lavorato moltissimo insieme e quindi molte opere provenienti della collezione Depero sono oggi presenti all'interno della mostra".

Esposta anche la più grande opera mai realizzata da Balla: "Genio futurista", un olio su tela d'arazzo di quattro metri per tre, presentato per la prima volta a Parigi nel 1925. E da allora l'arte di Balla ha attraversato la scena, aprendo strade che poi altri avrebbero ampliato. "Più di un secolo di arte fino ad oggi - ha concluso il professor Benzi - si basa sulle libertà estetiche perseguite da Balla".

La mostra al Mart è aperta al pubblico fino al 18 ottobre.

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