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Nato, ritiro delle truppe Usa, via 5.000 soldati Usa dalla Germania

di TMNews mercoledì 20 maggio 2026
2' di lettura

Bruxelles, 20 mag. (askanews) - La tensione tra la Nato e gli Stati Uniti resta alta. Il generale statunitense Alexus Grynkewich, comandante supremo alleato in Europa, ha assicurato che la decisione del presidente Donald Trump di ritirare 5.000 soldati americani dalla Germania non compromette la capacità difensiva dell'Alleanza Atlantica.

"Vorrei sottolineare che questa decisione non pregiudica l'attuazione dei nostri piani regionali" ha detto da Bruxelles durante una riunione dei capi militari della Nato, ha poi annunciato che sono previsti ulteriori ridispiegamenti. L'annuncio arriva nel mezzo di una nuova frattura politica tra Washington e Berlino sulla guerra in Iran.

Il comandante supremo della Nato ha poi aggiunto di stare "valutando" come l'Alleanza potrebbe contribuire nello Stretto di Hormuz, "ma non c'è ancora alcuna pianificazione finché non verrà presa una decisione politica".

"Ogni nazione sta valutando la propria risposta, e molte, tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, stanno inviando navi nella regione. Siamo tutti d'accordo sul fatto che sia nel nostro interesse garantire la libertà di navigazione nelle acque internazionali, e gli alleati si stanno muovendo", ha detto Grynkewich.

Nel frattempo in Italia sulle spese per Nato è caos nella maggioranza al Senato. Nelle mozioni sul caro energia, nel testo firmato da tutti i capigruppo, era apparso in prima battuta un passaggio in cui all'esecutivo si chiedeva a sorpresa di rivedere al ribasso gli obiettivi sulle spese militari rispetto al 5 per cento, concordato da Giorgia Meloni lo scorso anno al vertice Nato dell'Aja. A seguito dell'irritazione della premier e del ministro della difesa Crosetto la retromarcia e il passaggio non concordato è stato cancellato dal testo della mozione.

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"Vediamo che le nuove normative sanitarie internazionali stanno funzionando e da quando abbiamo la notifica dei casi confermati di una malattia specifica, la risposta va abbastanza bene - dice - ma come fanno questi virus a scappare? Ad esempio, in una provincia remota della Repubblica Democratica del Congo, dove non è facile effettuare test e ottenere campioni in buone condizioni...";

"Dobbiamo lavorare sulla preparazione informata sul rischio. Conosci il tuo rischio, sai cosa potrebbe presentarsi, devi essere pronto ad affrontarlo. Le questioni fondamentali della sorveglianza, della diagnosi precoce, del muoversi per fare quello che si può, non ci siamo ancora arrivati" sostiene.

Ad esempio il nuovo ceppo di Ebola:

"Non era quello per cui le persone venivano testate. Dobbiamo quindi tornare indietro e analizzare come è possibile che si sia diffuso per quattro o sei settimane, senza ottenere i risultati dei test necessari per dimostrare che si trattava di una variante specifica", afferma ancora Clarke.

Secondo l'ex premier resta fondamentale la "solidarietà globale".

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I funzionari dell'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv sono in contatto con le autorità israeliane ad Ashdod per prestare assistenza consolare ai connazionali e favorire la loro ripartenza per l'Italia. Gli attivisti dovrebbero essere trasferiti in una struttura per le identificazioni e poi messi in grado di ripartire, secondo la Farnesina.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte diversi contatti con il collega israeliano Gideon Saar. Tajani ha chiesto che i cittadini italiani vengano liberati e messi in condizione di ripartire al più presto, insistendo affinché siano tutelati "l'incolumità e i diritti di ogni singolo attivista". Per protestare contro il rapimento illegale e in solidarietà con oltre 9500 prigionieri palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, almeno 87 dei partecipanti hanno aderito a uno sciopero della fame, rende noto la Global Sumud Flotilla sui suoi canali social.

"Dopo aver salpato verso Gaza per consegnare aiuti umanitari e sfidare il blocco illegale, questi partecipanti civili sono stati rapiti con la forza dalle acque internazionali e portati in territorio israeliano contro la loro volontà", denuncia l'ong Adalah, sottolineando che "questi atti sono una diretta estensione delle politiche israeliane di punizione collettiva e di affamamento dei palestinesi a Gaza".

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