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Ucraina, Macron: gli europei al tavolo per la pace

di TMNews venerdì 5 giugno 2026
1' di lettura

Tivat, 5 giu. (askanews) - Il presidente francese Emmanuel Macron accoglie l'appello di Volodymyr Zelensky a un confronto diretto con Vladimir Putin. A margine del vertice tra Unione europea e Paesi balcanici in Montenegro, Macron dice che la ripresa dei colloqui con Mosca è un segnale incoraggiante. Ma aggiunge che gli europei dovranno essere al tavolo, perché il negoziato riguarda la sicurezza del continente.

"Sono gli europei che, a un certo punto, devono essere attorno al tavolo delle discussioni per un piano di pace, perché si tratta di un'architettura di pace e sicurezza per l'Europa, data la geografia. Penso quindi che sia una buona iniziativa e che sia positivo che le discussioni possano riprendere".

"Ora il mio obiettivo - afferma Macron - è guardare al futuro e capire come possiamo ristabilire un dialogo per costruire il cessate il fuoco e poi la pace. Penso che sia nell'interesse dell'Ucraina e della Russia. Dobbiamo trovare soluzioni su tutti i punti controversi, in particolare le garanzie di sicurezza di lungo periodo per l'Ucraina, e capire come ricostruire una pace duratura in Europa. È una responsabilità collettiva e credo che questo sia il momento, vista l'evoluzione della situazione. Sei mesi fa c'era chi diceva che l'Ucraina sarebbe crollata, che non avrebbe superato l'inverno, che bisognava affrettarsi ad accettare l'inaccettabile. Gli ucraini, con forza e coraggio, hanno dato loro torto ancora una volta. Ora tocca a noi costruire una pace duratura", conclude il presidente francese.

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Venezia, 5 giu. (askanews) - Il cambiamento climatico è la grande realtà, forse ancora troppo ignorata da parte di molti, dei nostri tempi. Per riportare il tema al centro del dibattito si tiene anche la Venice Climate Week, che quest'anno ha tra le sue voci più autorevoli quella di Jeremy Rifkin, teorico e filosofo di una nuova idea di ecologia che ha dedicato al tema dell'acqua, che è al centro della settimana veneziana, il suo ultimo libro.

"Viviamo in un pianeta d'acqua - ha detto Rifkin ad askanews - questo è un pianeta acquatico, non un pianeta terrestre. È un pianeta acquatico unico nell'universo. Ed ecco cosa sta succedendo: nell'ultimo secolo abbiamo riversato nell'atmosfera enormi quantità di combustibili fossili sotto forma di metano, protossido di azoto e CO2, e queste molecole sono così dense nell'atmosfera che bloccano il calore del sole, impedendogli di tornare indietro verso il pianeta. Quindi, per ogni grado Celsius di aumento della temperatura dovuto alle emissioni che causano il riscaldamento globale, l'atmosfera assorbe il 7% in più di precipitazioni dagli oceani, dai laghi, dai fiumi, dai torrenti, persino dalle foglie degli alberi. Oggi stiamo iniziando a capire che questo pianeta acquatico è molto più potente di quanto pensassimo. E la nostra piccola specie è molto più piccola e meno significativa nel grande schema delle cose. Il motivo per cui ho scritto 'Planet Aqua' e per cui ho dedicato così tanto tempo all'acqua è che ora dobbiamo iniziare a ripensare a come adattarci all'acqua, invece di costringere l'acqua ad adattarsi a noi".

È chiaro che, per i tempi che stiamo vivendo, la parola decisiva e necessaria, per quanto a volte difficile da fare accettare, è "adattamento". Che porta in sé il senso di una sfida molto profonda "Non c'è altro modo di interpretare la cosa - ha aggiunto Rifkin -. Ecco cosa è successo: per il 98% del tempo, e la nostra piccola specie è su questo pianeta da 300.000 anni, abbiamo fatto quello che hanno fatto tutte le altre specie: ci siamo adattati, momento per momento, in base a dove ci portavano le acque. E questo ha significato che, invece di adattarci all'idrosfera del pianeta, abbiamo avuto la presunzione di pensare di poter adattare l'idrosfera a noi. E ora questa si sta ribellando, sta cercando di trovare una nuova normalità. Quindi questo rappresenta un grande cambiamento nella nostra visione del mondo e deve avvenire molto, molto rapidamente perché siamo nel bel mezzo di un evento di estinzione. E voglio dirlo a tutti i giovani: i nostri scienziati ci dicono che potremmo perdere metà delle specie viventi a causa dell'estinzione nei prossimi 75 anni. Sono qui da milioni di anni, quindi questo è un campanello d'allarme".

Una chiamata che riguarda tutti, che ha tempi sempre più stretti e che siamo tenuti ad ascoltare. Senza catastrofismi, Rifkin non ne ha mai fatti, ma con la lucidità che la situazione oggi richiede.

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Milano, 5 giu. (askanews) - L'attacco con droni avvenuto a maggio contro la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti ha rappresentato una "grave compromissione della sicurezza nucleare", ha dichiarato il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, aggiungendo che un attacco a qualsiasi impianto nucleare è "inaccettabile e inammissibile, un tabù".

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