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"Nuovi sguardi", Elio De Capitani e la stagione del Teatro dell'Elfo

di TMNews martedì 16 giugno 2026
2' di lettura

Milano, 16 giu. (askanews) - Il teatro come luogo dove le storie tornano a farsi domande. Domande sul potere, sulla verità, sulle nostre inquietudini e sulle conseguenze delle nostre azioni. Ed è il luogo dove indagare tutto questo attraverso "Nuovi sguardi", capaci di attivare l'empatia e l'emozione ma anche il ribaltamento e lo svelamento dell'ironia, per guardare insieme la realtà negli occhi. Parte da qui, da queste idee, la stagione 2026-27 del Teatro dell'Elfo di Milano, che ci è stata presentata da Elio De Capitani, co-direttore e figura storica del teatro.

"L'Elfo - ha spiegato ad askanews - è un collettivo, è una cosa unica in Italia e riflette questo suo essere un collettivo nella stagione, che è un'esperienza di casa abitata da artisti. Abbiamo 56 spettacoli, ma non è il numero, è la voglia di avere una mappa di tutto quello che accade, soprattutto delle storie che vengono raccontate dagli artisti, con tutte le loro forme, diversissime, il teatro è plurale, un po' come diceva Pasolini, la verità non è in un sogno, ma in molti sogni".

Partendo dall'opera di Valeria Petrone che fa da immagine simbolo della stagione, il programma si muove su più registri. "Teho Teardo ed Elio Germano che portano gli scritti di Gino Strada sulla guerra - ha aggiunto il direttore - poi abbiamo il ritorno alla Politkovskaija di Ottavia Piccolo con un testo di Massini, Parliamo di guerra anche attraverso 'Erano tutti miei figli' di Arthur Miller, che girerà tutta l'Italia, parliamo di arte con 'Amadeus', poi nuove produzioni, di nuovo Miller con 'L'orologio americano', che aprirà la stagione, testo mai rappresentato da tanti anni, che però parla della crisi del 1929 e noi ci siamo dentro in pieno e Ferdinando Bruni invece tornerà su Oscar Wilde con "Il marito ideale" che però è un Wilde anche politico, perché parla di corruzione, di etica nella politica, nella vita, nel rapporto personale. E ancora 'Cuore di tenebra', 'Elephant Man', 'Il ritratto di Dorian Gray', uno spettacolo sulla Russia, molto importante".

L'offerta è ricca e variegata, culturalmente e politicamente, ma si basa su delle consapevolezze più profonde, pur nella loro complessità. "L'arte produce felicità anche di fronte a consapevolezze pesanti a volte da reggere, catarsi impressionanti - ha concluso Elio De Capitani - ma anche una forma di gioia. Perché credi nell'uomo, perché torni a credere nell'uomo".

E partendo da qui, forse, è possibile immaginare qualcosa di diverso e, speriamo, di migliore anche fuori dallo spazio del teatro.

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