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Bambini invisibili, Unicef tra guerre, povertà e disagio mentale

di TMNews venerdì 19 giugno 2026
4' di lettura

Roma, 19 giu. (askanews) - "La situazione di bambini e adolescenti nel mondo è abbastanza complessa, potrei definirla drammatica. I dati che abbiamo come Unicef sono relativi a quasi mezzo miliardo di bambini che sono coinvolti direttamente o indirettamente dai conflitti internazionali. Ricordo che non sono soltanto quelli più noti ma ci sono circa 60 focolai di guerra in tutto il mondo. Questo non influisce soltanto sulla sopravvivenza dei bambini, ma anche sulla loro salute, la cultura, l'insegnamento. Questo riduce di molto la loro possibilità di guardare al futuro. La richiesta ai governi è quella di un cessate il fuoco globale. Non si può investire in un'economia di guerra che si basa sulle armi e sulla corruzione. Unicef agisce in tutto il mondo anche dal punto di vista della comunicazione, della doverosità, della forza dell'applicazione dei principi della convenzione dell'infanzia e dell'adolescenza in 190 Paesi e in tutti i territori che sono in qualche modo coinvolti non solo dalle guerre ma anche dalle carestie ed eventi climatici. E' un'azione forte, importante che ci impone a un dovere ulteriore quello di continuare a essere più presenti sui territori". Lo ha affermato Nicola Graziano, presidente del Comitato Unicef Italia, nel corso del Cnpr forum "Bambini invisibili, l'Unicef tra guerre, povertà e disagio mentale" promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Il focus sulla situazione nella Capitale è stato illustrato da David Santodonato, presidente del Comitato Unicef Roma: "La situazione della capitale è quella che si può riscontrare in tutte le grandi città del paese. Dobbiamo ripensare il concetto di tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, chiederci cosa si fa realmente e cosa servirebbe davvero fare. I bambini e gli adolescenti vivono un periodo particolarmente complesso. Pensiamo al disagio mentale, che nelle grandi città è ancora più acuito, sintomo di un intero sistema che non funziona. Oggi i giovani hanno strumenti tecnologici per conoscere tutto. Ma loro non sempre hanno gli strumenti intellettuali per riuscire ad interpretare ciò che vedono e leggono. E tutto ciò può caricarli di ansia e stress come mai prima. Pensiamo alle emergenze ambientali, sociali, alle guerre, che oggi i bambini e i ragazzi possono vedere nel dettaglio: queste informazioni, come vengono processate dai giovani? Serve una società che si curi realmente del loro benessere. L'Unicef si fa carico anche di questi problemi, ma chiediamo l'aiuto di tutti; le istituzioni, la politica, la scuola, la cultura, la famiglia".

L'impatto delle crisi internazionali su bambini e adolescenti è stato evidenziato da Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia: "Nel mondo ci sono 500 milioni di bambini che vivono in aree di conflitto distribuite in 60 Paesi. La domanda è: come raccontiamo le loro storie, quando troppo spesso nessuno ne parla? Siamo concentrati sulle guerre e sulla distruzione in Iran e Libano, ma continuiamo a ignorare che ogni anno muoiono 3mila bambini nelle acque del Mediterraneo mentre cercano di fuggire da fame, povertà e condizioni climatiche estreme. Nel mondo ci sono 150 milioni di bambini colpiti da malnutrizione cronica e il Sudan rappresenta oggi una delle più grandi emergenze umanitarie del pianeta. Anche in Europa continuano a morire minori vittime di violenza e sono oltre 13 milioni i bambini che necessitano di assistenza umanitaria senza ricevere sufficiente attenzione. Per chi, come noi, deve raccogliere fondi e sostenere interventi umanitari, tutto questo rappresenta un grande dilemma morale, soprattutto in un'epoca storica in cui aumentano le spese militari mentre si riducono gli aiuti alla cooperazione internazionale. Con le stesse risorse investite negli armamenti si potrebbero combattere povertà, fame e disuguaglianze, offrendo un futuro diverso a milioni di bimbi nel mondo".

Il ruolo dei sostenitori privati è stato messo in evidenza da Carlo Maiorca, responsabile dei rapporti con le imprese e gli enti del Comitato Unicef di Roma: "L'Unicef sostiene le proprie attività quasi esclusivamente grazie a donazioni e lasciti provenienti da privati. Per noi questo contributo è fondamentale perché consente di finanziare numerosi progetti umanitari in tutto il mondo. Anche le istituzioni potrebbero offrire un sostegno concreto, sebbene ciò avvenga raramente e soprattutto nell'ambito di specifici programmi di cooperazione internazionale. Nel corso della nostra attività registriamo, però, una grande sensibilità da parte di cittadini, dirigenti pubblici, aziende private e multinazionali, che scelgono di sostenere l'Unicef attraverso donazioni, partecipazione a progetti dedicati o iniziative condivise. È molto importante anche il coinvolgimento diretto dei territori perché rappresenta un'opportunità preziosa per diffondere messaggi di solidarietà e inclusione. Lo scorso anno abbiamo riscontrato una partecipazione significativa da parte delle imprese, che sono riuscite a coinvolgere attivamente dipendenti e collaboratori nelle nostre iniziative, rendendoli protagonisti dei valori e dei messaggi che l'Unicef porta avanti ogni giorno". Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Bergamo: "Nel mondo milioni di bambini sono colpiti da guerre, povertà e cambiamenti climatici, mentre le risorse per affrontare queste emergenze diventano sempre più difficili da reperire. In questo contesto il lavoro dell'UNICEF è fondamentale. Anche in Italia, dove oltre un milione di minori vive in povertà assoluta e cresce il disagio giovanile, il sostegno di privati, aziende e professionisti è indispensabile per garantire un futuro migliore ai bambini più fragili. I professionisti, attraverso il proprio impegno sociale, possono svolgere un ruolo determinante nel sostenere progetti e iniziative a tutela delle nuove generazioni".

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili: "Milioni di bambini nel mondo vivono una condizione di invisibilità causata da guerre, povertà, carestie ed emergenze climatiche. Spesso privi di identità anagrafica e di tutele, diventano vittime di sfruttamento e abusi. Le guerre producono conseguenze devastanti sui minori, tra perdita dei familiari, traumi psicologici e negazione del diritto all'istruzione. La povertà estrema compromette la loro crescita personale e il loro futuro. Per questo è necessario superare la semplice assistenza umanitaria e garantire diritti, protezione e strutture educative capaci di restituire dignità e opportunità a queste giovani vite".

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