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Chi era Madre Cabrini, la patrona dei migranti venerata negli Usa

di TMNews lunedì 16 giugno 2025
2' di lettura

Denver, 20 giu. (askanews) - Importante per l'America ma anche per l'Italia, per gli italiani, per i migranti di oggi e per i discendenti di chi emigrò ormai in tempi lontani: Madre Cabrini, con la sua vita straordinaria, è stata citata più volte e oggi con la visita di Papa Leone XIV a Pavia, il suo nome torna di nuovo alla ribalta. Lei religiosa e fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, venne mandata nelle Americhe proprio da Leone XIII e morì a Chicago, la città natale di Prevost, nel 1917. In queste immagini di askanews si può ammirare il Cabrini Shrine, il santuario da lei fondato e a lei dedicato ai piedi delle Rocky Mountains, in Colorado.

Ma perché questa santa è così importante, oggi più che mai? A spiegarcelo Alisa DiGiacomo, storica e autrice del libro "Italy in Colorado".

"Madre Cabrini, Santa Cabrini, in realtà la prima santa americana canonizzata in America, è significativa per il Colorado", precisa. "Ma prima di parlare del Colorado, Santa Cabrini ha avuto un impatto mondiale. Incredibile da pensare ma è una delle prime donne nella Chiesa cattolica che sia riuscita a fondare un proprio ordine. E penso che questo dimostri quanto fosse difficile farlo in quel periodo. La sua attenzione è sempre stata rivolta alla sua cura per le persone, per i più bisognosi. Non a caso è la santa patrona degli immigrati. Per il Colorado, è significativa perché le venne chiesto di venire qui, alla luce della situazione nello Stato nel 1904 per gli immigrati italiani. La prima cosa che fece, fu fondare una scuola in Colorado. Poi fondò un orfanotrofio, comprò un terreno, oggi il Santuario di Cabrini (Cabrini Shrine)".

Il Cabrini Day è una festività dello Stato del Colorado che si celebra ogni anno il primo lunedì di ottobre, in onore di questa straordinaria filantropa. Ma in cosa consiste l'eredità di Francesca S. Cabrini?

"Si chiama Cabrini Day, ed è, di fatto, la prima festa statale retribuita della nazione che onora una donna, il che è anche molto significativo. Quindi tutto questo è legato agli italoamericani, ma anche alla sua eredità e a ciò che ha fatto per aiutare le persone in Colorado, e questa è ancora la missione del santuario, un luogo accogliente per chiunque voglia venire a riflettere e vedere la bellezza che circondava gli orfani di allora, soprattutto le bambine orfane. Per loro era davvero straordinario andare 'al Cabrini' e vivere le montagne del Colorado", spiega DiGiacomo.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Claudia Berardicurti e Linda Verzani

Immagini askanews

Si ringrazia Brand Usa, Visit Colorado e Visit Denver

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Francia, il sindaco Saint-Denis Bagayoko: "Non siamo casseurs"

Orléans, 24 ott. (askanews) - "Non siamo teppisti. Siamo in realtà i difensori della Repubblica": lo ha dichiarato Bally Bagayoko (LFI), il sindaco di Saint-Denis, popoloso comune alla periferia di Parigi, divenuto celebre per aver protetto gli studenti durante le proteste, mentre manifesta a Orléans "contro il razzismo, il fascismo e l'imperialismo", ma soprattutto "contro il RN e le sue idee mortifere". La città ospita il congresso del Rassemblement National e migliaia di manifestanti contro l'estrema destra.

"E agire significa, ovviamente, essere oggi in tanti, in massa, ed è per questo che invito tutte quelle e quei che possono venire oggi a Orléans a farlo. So che è in corso una campagna di sabotaggio volta a dissuadere alcune persone dal venire. Non siamo teppisti (casseurs, ndr). Siamo qui, prima di tutto, per difendere la Repubblica, la Libertà, l'Uguaglianza e la Fraternità. Perché il giovane che è stato ucciso e la ragazzina di 12 anni, che è in bilico tra la vita e la morte, sono coloro che oggi incarnano questi valori della Repubblica", ha sottolineato.

"Orléans: ciò che è in gioco, innanzitutto, è, primo, il fatto che veniamo a dire, guardandola negli occhi, all'estrema destra che non abbiamo paura e, secondo, che non siamo d'accordo con la loro strategia, che consiste nel trasformare questa regione della Francia nella roccaforte dell'estrema destra e, di conseguenza, del discorso d'odio. È proprio questo che abbiamo appena detto loro. E abbiamo aggiunto che, se continueranno a considerare la Francia come un punto d'appoggio per riversare il loro odio, noi ci metteremo sulla loro strada. A differenza di quei codardi che preferiscono attribuire la responsabilità a chi è in prima linea contro il discorso d'odio, piuttosto che agire contro l'estrema destra".

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Nella sala al primo piano Four Flat Tires (2022), conduce lo spettatore alla mattina in cui le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro attraverso la storia di Antonio Spiriticchio, fioraio romano che era solito vendere i propri fiori all'incrocio in cui Moro venne rapito. A partire da questo episodio secondario, Baudelaire costruisce una narrazione nella quale un evento storico di portata nazionale viene osservato attraverso una vicenda individuale, fatta di casualità, assenze e possibilità. Segue In The Lost Score (2022) dove l'artista si concentra invece sul rapporto tra Alvin Curran e il cinema. Michelangelo Antonioni aveva commissionato a Curran la colonna sonora di Zabriskie Point (1970), ma nella versione finale americana lo studio impose la musica dei Pink Floyd per quasi tutta la durata del film. Un frammento di sette minuti proveniente dalla colonna sonora originale di Curran, a lungo ritenuta persa, fu riscoperto durante le ricerche per la trilogia. Nell'opera di Baudelaire il brano è giustapposto al footage del film di Antonioni, dando vita a una nuova relazione tra immagini e musica e riportando alla luce un episodio della storia della sperimentazione musicale e cinematografica italiana. Attorno alla trilogia cinematografica la mostra presenta una selezione di materiali d'archivio raccolti e organizzati dallo storico della musica Maxime Guitton, una serie di opere grafiche di Eric Baudelaire e la prima collaborazione fra il regista e il compositore, Walk the Way Home.

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Proteste, Sophie Chiarello: "Violenza è tetto di immigrati in classe"

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"Qual è la proposta che la società civile, la politica fa a questi ragazzi, che crescono ai margini, che non hanno le stesse opportunità di chi vive o appartiene a un contesto più favorevole. Qual è la proposta che noi facciamo? Questa è la proposta, ma non è sistemica", ha aggiunto la regista vincitrice del David di Donatello per "Il Cerchio", in riferimento al suo nuovo documentario "Parla con me" che racconta quindici adolescenti della periferia di Lecce.

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"Parla con me" è scritto e diretto da Sophie Chiarello e prodotto da Matteo Chiarello per l'Istituto Comprensivo "P. Stomeo - G. Zimbalo" di Lecce, con Eutopia alla produzione esecutiva. Il documentario è stato realizzato nell'ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, con il finanziamento del Ministero della Cultura e del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

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Parigi, spray e piccole armi: i commercianti si preparano ai cortei

Parigi, 23 ott. (askanews) - A Parigi in una armeria del III arrondissement, diversi commercianti si premuniscono di spray al peperoncino e manganelli per "intervenire se necessario", dicono, in vista della nuova giornata di mobilitazione prevista per il fine settimana, dopo i disordini e la devastazione del 17 ottobre.

"I nostri clienti sono soprattutto ristoratori e commercianti che vengono a equipaggiarsi perché hanno avuto molta paura sabato scorso, ci sono alcuni che sono rimasti bloccati nel loro negozio, hanno subìto danni fisici... Quindi cercano di proteggersi nel caso in cui venissero minacciati fisicamente con prodotti che sono sempre non letali - spiega Yves Gollety, proprietario di una armeria e presidente della Camera sindacale nazionale degli armaioli - spray paralizzanti, cose del genere. Sono molto preoccupati" .

"Abbiamo avuto i gilet gialli - spiega - qualcuno all'epoca si era rifornito ma era una cosa occasionale... Questa è la prima volta che tutti gli strati della popolazione sono rimasti colpiti da quanto accaduto, che le persone hanno avuto paura anche perché sono rimaste senza vedere poliziotti in alcuni quartieri anche per tre ore".

Antoine Aufrere, gestore di una birreria non sa cosa fare, con il coprifuoco ha perso clienti ma ha paura. "L'ultima volta la situazione è stata abbastanza calda... abbiamo visto che la polizia non poteva proteggerci. Ora si cominciano a vedere tavole di legno sui negozi po' ovunque. Mi chiedo: le metto o non le metto? Allo stesso tempo, chiudere una birreria un giorno fa perdere una cifra enorme. Non so quale sia la soluzione giusta, ma in ogni caso prendo tutto il necessario per intervenire".

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