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Il pallone della "Mano de Dios" all'asta per oltre 10 milioni dollari

di TMNews sabato 8 agosto 2026
1' di lettura

Roma, 8 ago. (askanews) - Il pallone con cui Diego Maradona ha segnato i suoi due leggendari goal, tra cui quello della "Mano de Dios", contro l'Inghilterra durante i Mondiali del 1986, è in mostra a Beverly Hills in vista della sua vendita all'asta prevista per la fine di agosto. É stimato oltre 10 milioni di dollari.

"Credo che sia semplicemente il pallone più storico nel mondo del calcio. Entrambi i goal segnati sono davvero iconici, davvero memorabili", ha commentato Dan Imler, vicepresidente della divisione sportiva di Heritage Auctions.

"Il pallone è stato conservato dall'arbitro principale di quella partita ed è rimasto in suo possesso per diversi decenni. Negli ultimi anni è stato venduto a un collezionista privato, che noi rappresentiamo in questa asta", ha aggiunto.

"Il mercato dei cimeli sportivi d'élite ha registrato una forte crescita. Pertanto, oggi stimiamo che il valore della palla sia di oltre 10 milioni", ha concluso.

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"È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni - ha dichiarato il mnistro della Cultura, Alessandro Giuli - Mi congratulo con l'Arma dei Carabinieri, con i suoi reparti specializzati, e con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana per la competenza e la dedizione che hanno reso possibile questo risultato. Il mare continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività".

La scoperta è avvenuta nel corso di un sopralluogo congiunto condotto dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, con il supporto della Motovedetta dei Carabinieri di Trapani, dopo la segnalazione di alcuni cittadini.

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"É dolorosissimo vedere delle persone in strada, vedere delle persone sradicate dal luogo che era diventato non solo una casa ma un luogo che ha saputo costruire un percorso di integrazione", ha detto il sindaco alla folla di sfollati e attivisti.

Di fronte all'ingresso dello stabile occupato da 13 anni in via Santa Croce in Gerusalemme - sfollato e posto sotto sequestro giudiziario dopo un principio d'incendio nella notte tra il 29 e 30 luglio lasciando 400 persone senza casa (tra cui 90 bambini) - ci sono tende, gazebo per l'assistenza, enormi condizionatori e gente che si abbraccia, discute, balla, sta semplicemente insieme.

L'attivista Cecilia Pellizzari: "Sicuramente la trattativa di accordo ponte sul mantenimento dell'esperienza di Spin Time, il continuo della parte residenziale, culturale e degli attivisti dentro Spin Time, è sicuramente a una battuta d'arresto, quella è effettivamente finita. La trattativa sull'acquisto invece rimane aperta".

Sait, cittadino curdo che si occupa dei laboratori dei giocattoli:

"Le trattative non sono chiuse del tutto, perché si pensa prima a mettere in sicurezza lo spazio". "Qui ci sono dei bambini che sono nati, che vanno nelle scuole del quartiere, che sono stati sbattuti fuori, per me è un reato", aggiunge.

Ai due ingressi la strada è bloccata dalla polizia. Dentro tantissimi giovani, per molti la meglio gioventù, tra concerti, incontri, attività per bambini: uno spazio di aggregazione a cielo aperto.

"Si vede per strada quello che c'era dentro, effettivamente alla luce del sole, su una strada, è molto più impattante. Per conoscere effettivamente le realtà che collaborano, che lavorano insieme, tra l'abitativo, il sociale e il culturale, dentro a Spin Time dovevi entrare. Oggi le stesse cose che facevamo dentro le vedi fuori".

Intanto le famiglie che vivevano nel palazzo, avendone i requisiti, riceveranno una casa popolare. Walter, tra i primi ad occupare con Action: "Non ho la palla di vetro. Non penso che rientrerò, del futuro non v'è certezza. Ho i requisiti per la casa popolare, ma c'è gente prima di me".

Infine l'appello degli attivisti: "Abbiamo ricevuto un'enorme solidarietà dalla società civile rispetto a oggetti, fondi, una risposta incredibile. Ora e dal primo giorno ripetiamo sempre, che il nostro corpo in questo spazio è fondamentale, venire a occuparlo, venire a far vedere che siamo in tanti, venire a far vedere che un pezzo di città è veramente qua fisicamente e ci vuole rimanere finché non riotterremo lo spazio e le persone non avranno un tetto degno sotto sui stare", conclude Pellizzari.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Linda Verzani

Immagini askanews

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