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La Défense, la street art entra nel quartiere degli affari parigino

di TMNews sabato 29 agosto 2026
2' di lettura

Parigi, 29 ago. (askanews) - Nel cuore della Défense, alle porte di Parigi, un edificio vuoto è diventato una mostra gigante di arte urbana. Quasi 400 artisti occupano 4mila metri quadrati, tra tag, graffiti, pitture, calligrafie e opere 3D. Il percorso racconta il passaggio dal graffiti di strada allo street art esposto in gallerie e musei.

Antoine Roblot, produttore e creatore dello Zoo Art Show: "Il concetto, in realtà, è dalla strada fino al museo. Abbiamo quattro piani e a ogni piano c'è una tappa dell'evoluzione di quello che in Francia chiamiamo street art. Noi preferiamo usare il termine graffiti, ma l'idea è partire davvero dal tag, dal graffiti di strada, per arrivare poi, all'ultimo piano, poco a poco, a opere che si trovano piuttosto nelle gallerie e nei musei".

Shuck2, artista di graffiti: "Tutti convergevano verso La Défense, anche le persone di Mantes-la-Jolie, Cergy, tutti passavano da qui. Quindi per forza, da tagger, da graffeur, era importante mettere il proprio nome in questa stazione, o comunque nei dintorni. Per questo era una stazione un po' inevitabile, soprattutto per i tagger dell'ovest, della banlieue ovest, ma anche un po' di ovunque". "Curiosamente prima eravamo più liberi, nel senso che ci facevano fare graffiti, ci facevano fare davvero graffiti: ci lasciavano liberi su quello che avremmo dipinto. Oggi cercano comunque di incanalarci, vogliono decorazione, vogliono che sia un po' kitsch, che non ci siano messaggi politici. Cercano comunque di incanalarci".

Xavier Voisin, coach sportivo: "Mi ricorda parecchie cose, appunto, ho 47 anni, l'universo del graff, gli anni Ottanta-Novanta. Quindi sì, è bello vedere un po' questi stili molto grafici, pieni di colori, ricorda l'adolescenza".

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Truffa ad anziana, arrestato in flagrante finto carabiniere

Milano, 29 ago. (askanews) - A Delia, in provincia di Caltanissetta, i carabinieri hanno arrestato in flagranza un trentenne accusato di tentata truffa aggravata ai danni di un'anziana. Il metodo era quello del "finto carabiniere".

Secondo la ricostruzione degli investigatori, un complice avrebbe parlato di una presunta rapina in cui sarebbe stato sospettato il figlio della donna. Una scusa per entrare in casa e farsi consegnare denaro e preziosi.

A far scattare l'intervento è stata la segnalazione di un familiare della vittima. Il comandante della Stazione di Delia, insieme alla Polizia locale, è arrivato nell'abitazione e ha bloccato il trentenne mentre stava per impossessarsi dei beni della donna.

Un secondo uomo, 73 anni, è stato identificato a bordo di un'auto vicino alla casa e denunciato.

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Alluvione Nepal-Tibet, oltre 633 morti e quasi 3.000 dispersi

Nuwakot, 29 ago. (askanews) - Auto bloccate, edifici sommersi, persone che camminano tra detriti e acqua torbida. È quello che rimane dopo la piena improvvisa che mercoledì ha travolto le valli al confine tra Nepal e Tibet.

Il bilancio continua ad aggravarsi. In Nepal sono morte 626 persone e oltre 2.400 risultano disperse. Sul versante tibetano le autorità cinesi hanno riferito di sette vittime e più di 550 persone mancano all'appello.

Restano tre gli italiani dispersi nella zona di confine colpita dalle inondazioni, mentre la Farnesina continua le verifiche per accertare che non vi siano altri connazionali coinvolti.

Le squadre di soccorso cercano sopravvissuti lungo circa 80 chilometri di vallate devastate. Secondo le Nazioni Unite, circa 30mila membri delle forze di sicurezza nepalesi sono stati mobilitati. Più di 3.700 persone sono state tratte in salvo, alcune dopo essere rimaste intrappolate nel tunnel di un progetto idroelettrico in costruzione.

Le prime 48-72 ore dopo un disastro naturale sono di solito decisive per trovare persone ancora vive, ma le operazioni sono rallentate da strade distrutte, comunicazioni interrotte e aree ancora isolate. La Croce Rossa stima che circa 93mila persone abbiano bisogno di assistenza.

Tra i dispersi ci sarebbero anche molti pellegrini diretti o di ritorno dal monte Kailash, vetta himalayana considerata sacra da quattro religioni.

Ora preoccupa anche il rischio di nuove inondazioni: alcuni laghi formatisi dopo la frana potrebbero tracimare e riversare altra acqua nelle vallate già devastate.

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Nepal, Action Aid: qui manca tutto, appello alla solidarietà

Kathmandu, 29 ago. (askanews) - Nelle aree colpite dalle piene improvvise dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli, ActionAid e i suoi partner locali stanno valutando i bisogni delle comunità più colpite, tra Rasuwa, Nuwakot e Dhading. La priorità è raggiungere le famiglie sfollate con cibo, beni essenziali, sapone, kit per l'acqua e l'igiene personale, assorbenti, teli per ripari e assistenza per alloggi temporanei.

L'intervento punta anche a proteggere le persone più esposte nell'emergenza: donne e ragazze, bambini, anziani, persone con disabilità, donne incinte e in allattamento.

Ne parliamo con Arianna Banfi, operatrice umanitaria di ActionAid, collegata da Kathmandu: la situazione sul terreno, le priorità degli aiuti e le difficoltà per raggiungere le comunità colpite.

"I bisogni più urgenti sono proprio quelli di prima necessità - spiega Arianna Banfi - a partire dal cibo, dall'acqua potabile che manca, i servizi sanitari, il supporto anche psicologico, perché sono persone che hanno vissuto un trauma. Molto importante dal nostro punto di vista - sottolinea - è anche la protezione che in via prioritaria va data alle donne, alle ragazze che sappiamo essere le più esposte ai rischi di e abusi, soprattutto durante gli sfollamenti e i periodi in generale di crisi e di emergenze".

"Spesso creiamo dei rifugi temporanei dedicati proprio alle donne e alle ragazze, a cui poi offriamo anche assistenza psicologica. Noi siamo molto presenti nell'area del Dadhing, - prosegue - quindi l'area più centrale, siamo ancora lontani Rasuwa, perché è molto difficile al momento raggiungerla e raggiungere l'area, perché sono 40 km di strade spazzate via completamente, così come i ponti e quindi tutte le vie di comunicazione sono state completamente bloccate, per cui chi riesce a raggiungere adesso Rasuwa di fatto è il governo con gli elicotteri".

"Le difficoltà sono le vie di comunicazione, raggiungere fisicamente Rasuwa e l'area di Rasuwa. Le altre aree - afferma Banfi - sono un po' più accessibili, quindi questo ci permette di arrivare relativamente agevolmente, nel senso che Action Aid lavora da più di 40 anni in Nepal, lavoriamo con uno staff locale e con delle organizzazioni locali, quindi riusciamo a arrivare in maniera molto capillare là dove serve".

"La ricostruzione sarà un momento fondamentale, sarà anche probabilmente uno dei momenti più delicati - osserva l'operatrice di Action Aid - perché fra qualche settimana quello che si teme è che si smetterà di parlare di questa emergenza e quindi sarà un po' più difficile avere supporto a livello internazionale, supporto anche economico, che è poi quello che ci permette di portare avanti concretamente il lavoro che facciamo".

"Tutto quello che possiamo fare lo possiamo fare grazie ai gesti solidali delle persone e quindi naturalmente ogni gesto solidale in questo momento può tradursi in una risposta concreta anche proprio in favore delle persone colpite", conclude Banfi.

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