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Alla Rufa le neuroscienze svelano come immaginano i creativi

di TMNews venerdì 11 settembre 2026
2' di lettura

Milano, 11 set. (askanews) - Non esiste un solo modo di essere creativi e non esiste un'unica forma di immaginazione artistica. È quanto emerge da una ricerca internazionale guidata da Maria Kozhevnikov, docente presso la National University of Singapore e la Harvard Medical School, e realizzata in collaborazione con René Angeramo, psicologo-psicoterapeuta e responsabile orientamento e counseling psicologico della Rufa, la Rome University of Fine Arts, che ha indagato la struttura dell'immaginazione visiva degli studenti dell'accademia di arte e design.

"È bellissimo vedere - ha osservato René Angeramo, psicologo psicoterapeuta, Responsabile Orientamento e Counseling Psicologico di Rufa - come, a seconda delle varie discipline creative, i percorsi di studio, gli studenti abbiano delle abilità diverse rispetto ad altri. Si parla di abilità di riconoscimento dell'oggetto, come colore, forma, texture, e abilità spaziali. Tutto questo è connesso fortemente alla comprensione dei meccanismi neurali della creatività".

La ricerca parte infatti dal presupposto che l'immaginazione visiva non è una capacità generale e indistinta, ma un insieme di abilità specializzate, e i futuri registi, fumettisti, designer, artisti e creativi digitali dell'accademia hanno in effetti dimostrato di utilizzare già profili cognitivi differenti, strutture nascoste dell'immaginazione visiva.

"È la conclusione di un percorso, un viaggio, durato tre anni, dove abbiamo raccolto più di cinquecento studenti qui in Rufa, in un grande lavoro di coordinamento, partecipazione e contributo alla ricerca scientifica e il nostro lavoro è teso a valutare, sviluppare una nuova consapevolezza nella comprensione dei processi creativi a livello neuroscientifico" ha aggiunto Angeramo.

Una combinazione di neuroscienze cognitive, psicologia e arti visive che analizza come studenti e professionisti delle discipline creative costruiscono mentalmente immagini, forme, colori e relazioni spaziali.

"Riteniamo che questa contaminazione tra saperi scientifici e artistici sia ormai non solo importante, ma indispensabile. Non solo per dare delle risposte, per esempio alle domande di orientamento che tranquillamente potrebbero arrivare e arrivano tuttora" ha concluso.

Lo studio apre inoltre una riflessione sul sistema educativo e culturale contemporaneo, che tende spesso a privilegiare l'immaginazione spaziale, tipica delle materie scientifiche e ingegneristiche, lasciando in secondo piano forme di intelligenza visiva oggettuale che risultano invece cruciali per l'arte, i media, l'architettura e il design.

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La curatrice Ilaria Bernardi in occasione dell'inaugurazione ha spiegato ad askanews: "La mostra Continente Arte di Adji Dieye è coprodotta da Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Associazione Genesi. Presenta un tema molto attuale che è quello della multiculturalità, ma soprattutto come una cultura diversa dalla nostra può essere interpretata sulla base di canoni di chi la sta interpretando. Nella mostra infatti l'artista che è nata in Italia ma ha origini senegalesi inscena una televendita delle sue opere interpretata da due diversi televenditori. In ogni versione della televendita i televenditori, che sono da un lato Valer Bruni Tedeschi che impersona Tiziana Bianchi una collezionista televenditrice e dall'altro il vero televenditore Alessandro Orlando, parlano delle opere dell'artista senza però esplicitarne mai il vero senso. In entrambi i casi sono proiezioni della loro cultura, del loro occhio, sulle opere, ma senza assolutamente tener conto della voce dell'artista. Questo viene esplicitato soprattutto nel video di Tiziana Bianchi dove è presente anche l'artista che viene intervistata ma al momento in cui l'artista sta parlando per spiegare le sue opere, avviene un brusio che ammutolisce l'artista stesso. I video sono accompagnati poi da cinque sculture che fanno parte di una nuova serie che evocano il mercato di Dakar che ha delle costruzioni architettoniche in stile neo sudanese, uno stile completamente inventato per fare le esposizioni internazionali delle colonie francesi in Francia. Questo mercato di Dakar ha delle strutture che sono state importate direttamente dalla esposizione internazionale di Marsiglia del 1922, sostituendo una sorta di heritage per la popolazione locale. Sono architetture che sono più finte del finto o più vere del vero, perché appunto non sono in stile locale, ma sono una visione occidentale dello stile sudanese". Il progetto invita così a interrogarsi su chi costruisca il significato delle opere, quali narrazioni vengano privilegiate e quali invece restino inascoltate. L'attenzione si concentra sulla provenienza geografica dell'artista, sugli stereotipi associati agli artisti afrodiscendenti, sulle aspettative del pubblico rispetto a determinati temi identitari e sociali, fino a trasformare l'opera in una sorta di pretesto per la conferma di narrazioni già note. La televendita diventa una metafora dei processi di mediazione culturale che accompagnano l'arte contemporanea, mettendo in discussione il ruolo di critici, curatori, istituzioni, media e mercato nella costruzione del significato e del valore delle opere.

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