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Italiani e IA: "Così diventiamo scimmie, non esseri umani"

di TMNews martedì 15 settembre 2026
2' di lettura

Roma, 15 set. (askanews) - Utile per studiare, lavorare, trovare rapidamente informazioni. Ma capace anche di sostituire conoscenze e competenze che rischiamo di non esercitare più. Cosa pensano gli italiani dell'intelligenza artificiale? A Roma, vicino ai Fori Imperiali, qualcuno ci dice come la pensa. Uno studente ne sottolinea i vantaggi, un'architetta la usa nel lavoro ma ne teme l'ingresso nella vita privata. Il giudizio più critico arriva da una guida turistica: affidandoci alla macchina possiamo sembrare preparati senza sapere davvero ciò di cui parliamo.

"Penso che l'intelligenza artificiale sia molto d'aiuto per i giovani, perché basta cercare una cosa e te la trova subito - dice Diego Sermattei, studente - . Quindi è molto utile per gli studenti, per chi lavora, per preparare ricette: secondo me è utile per qualsiasi cosa".

"Uso l'intelligenza artificiale nel mio lavoro di architetta - racconta Frida Awrohum - magari ogni tanto per vedere come posso sviluppare in modo diverso le cose che faccio. Però parto sempre dalla componente umana, diciamo così, dalla mia componente umana. Cerco di usarla nella vita professionale, ma nella vita privata mi fa ancora paura".

Per Antonello, guida turistica, "L'intelligenza artificiale è soltanto una questione di pigrizia. Io non so niente: grazie a te ricevo qualche indicazione e faccio il figo. Per esempio: scusami, come si chiama questo? Non lo so. Faccio una foto, lo chiedo all'intelligenza artificiale e lei me lo dice. Capisci che intendo? Però così divento una scimmia e non un essere umano". "Il problema - aggiunge - è che non so chi la gestisce, chi vuole gestirla e come. E soprattutto non è bello che nelle scuole, nelle università e persino negli uffici ci sia, per esempio, un avvocato che fa scrivere una lettera a ChatGPT. Perché così, poco alla volta, perdi la tecnica, non conosci più la materia e la dimentichi".

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Le parole di Marcello Cattani, Presidente Club Santé Italie, Presidente Farmindustria e Amministratore Delegato Sanofi Italia: "Oggi siamo a un punto di svolta, grazie ai dati disponibili e alla possibilità di misurare il valore dell'innovazione per cambiare il percorso del paziente all'interno del sistema sanitario e quindi riallocare le risorse in maniera più ottimale laddove c'è più bisogno. Questo come conseguenza dell'invecchiamento della popolazione e, quindi, del cambiamento del bisogno di salute."

L'incontro "Ripensare il futuro della salute. Collaborazione internazionale e innovazione nell'era digitale" ha riunito istituzioni ed esponenti del mondo sanitario per stimolare una trasformazione digitale necessaria date le nuove esigenze che caratterizzano la sanità di oggi.

L'intervista a Angelo Tanese, Direttore Generale AGENAS: "Bisogna consolidare quello che il PNRR ha fatto e bisogna anche agire attraverso un livello integrato tra amministrazione centrale, ministero, regioni e aziende per lavorare sui dati, e sulla costruzione di tutto ciò che aiuta il servizio sanitario in questo momento a conoscersi meglio per essere in grado di stimolare un cambiamento. I cittadini devono capire che in questi anni abbiamo costruito le condizioni, ma non tutto quello che abbiamo fatto viene visto percepito. Adesso la responsabilità è in capo a chi realmente trasforma le infrastrutture in servizi che generano valore per i cittadini."

Il commento di Andrea Urbani, Direttore della Direzione Regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Regione Lazio: "Abbiamo sviluppato una governance per SILOS necessaria 20 anni fa per mettere sotto controllo una spesa che ci stava portando al disastro. Oggi è il momento di cambiare governance, è il momento di misurare gli investimenti e le innovazioni sui benefici che danno su tutto il percorso di patologia del paziente".

La risposta delle aziende aderenti al Club Santé non tradisce le aspettative. Dalla ricerca di PwC Italia ETS emerge infatti che l'80% ha collaborato con università e centri di ricerca, mentre il 67% circa delle aziende ha aumentato il budget destinato a ricerca e sviluppo. L'obiettivo è dunque quello di contribuire alla costruzione di una sanità capace di coniugare innovazione e fiducia, progresso tecnologico e tutela dei diritti, competitività industriale e sostenibilità sociale, facendo della trasformazione digitale uno dei pilastri della futura capacità europea di rispondere ai bisogni di salute.

La ricerca indipendente è stata realizzata grazie al sostegno di Air Liquide Healthcare, Danone Nutricia Italia SpA, Groupama, Groupe Colisée, Groupe Lepine, Guerbet SpA, Ipsen, Korian Clariane, Laboratoires Boiron, Opella Italie, Pierre Fabre Italia SpA, Relyens, Sanofi, Servier Italia SpA, Thea Farma.

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