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Rischio cardiorenale, la prevenzione passa dalla diagnosi precoce

di TMNews venerdì 2 ottobre 2026
2' di lettura

Roma, 2 ott. (askanews) - Boehringer Ingelheim risponde presente all'appello lanciato dal Commissario Europeo alla Salute Olivér Vàrhelyi e, in concomitanza con la Settimana europea dello screening cardiovascolare, promuove l'incontro "Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce". Nella fattispecie, sono stati presentati gli esiti dello studio "Test uACR nella routine clinica", che dimostra come l'identificazione precoce di rischi cardiovascolari e renali possa essere la chiave di volta per un miglioramento generale della salute dei cittadini.

Le parole di Nedim Pipic, Presidente e Amministratore Delegato di Boehringer Ingelheim Italia: "Fino all' 80% delle malattie cardiovascolari possono essere prevenute. Rispondere a questo appello vuol dire contribuire fattivamente a mettere davvero al centro la prevenzione e lo screening.

Noi, come Boehringer Ingelheim, vogliamo fare la nostra parte. La prevenzione è una priorità di salute pubblica, malattie come quelle cardiovascolari, ad esempio, sono la prima causa di morte in Europa. Con la EU Screening Week Boehringer Ingelheim rinnova il proprio impegno concreto e continuativo nella prevenzione per proteggere quotidianamente la salute delle persone".

L'intervista a Antonio Girelli, Componente Commissione XII (Affari sociali), Camera dei Deputati: "Sempre più stiamo provando a diffondere la consapevolezza che la prevenzione è il modo giusto di interpretare la sanità nel futuro, perché impedire l'insorgere di una patologia o ridurne le conseguenze sulle persone è una sfida che dobbiamo saper cogliere. Riuscire nei nostri intenti significherebbe guadagnare in qualità della vita delle persone, che già di per sé sarebbe un risultato rilevante, ma anche risparmiare sia come spesa sanitaria diretta che come spesa socio-economica indiretta. Non dimentichiamo, infatti, che se noi non preveniamo e non intercettiamo con una diagnosi precoce, ci ritroveremo a combattere la patologia in fase acuta che ha bisogno di un'assistenza sanitaria di un certo tipo. Si scatenerebbe dunque un effetto domino dove il soggetto sarebbe impossibilitato di andare a lavorare, un danno economico che impatta economicamente sulla famiglia della persona colpita dalla patologia stessa".

I dati parlano chiaro: in Europa le malattie cardiovascolari causano 1,7 milioni di decessi ogni anno e rappresentano la prima causa di morte e disabilità. A far capire l'importanza della prevenzione è, però, la percentuale di patologie che potrebbero essere evitate grazie alla diagnosi precoce, ben l'80%.

Il commento di Ilenia Malavasi, Componente Commissione XII (Affari sociali), Camera dei Deputati: "Tanto lavoro ma abbiamo anche tanti strumenti e studi importanti che ci permettono di individuare come uno screening precoce possa riuscire a mettere in evidenza anche alcuni rischi. La parola chiave è dunque prevenire fattori di rischio, ma anche intercettare precocemente rischi potenziali. In questo caso società scientifiche e medici di medicina generale hanno proposto di introdurre uno screening molto semplice ed economico che potrebbe permettere di individuare il rischio cardiovascolare associato spesso anche alle malattie renali".

La sfida è dunque chiara: rendere l'uACR uno strumento sempre più integrato nei percorsi di prevenzione, per intercettare più facilmente il rischio cardio-renale e favorire cure più tempestive.

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Roma, 2 ott. (askanews) - Estate record per le temperature elevate raggiunte nei mari italiani, con un forte accumulo di calore che può contribuire ad alimentare eventi estremi, come uragani e alluvioni durante l'autunno. È quanto emerge dai dati registrati in sei delle 14 aree marine coinvolte nel progetto Mare Caldo di Greenpeace, che monitora gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro mare.

Sono state prese in considerazione le aree dell'Isola d'Elba (Toscana), le Aree Marine Protette di Portofino (Liguria), Miramare (Friuli-Venezia Giulia), le Isole Tremiti (Puglia), Plemmirio e Ustica (Sicilia): da maggio 2026 in poi, in tutte si sono verificate ondate di calore marine, con picchi che hanno superato in alcuni casi di quasi 5 gradi centigradi la media degli ultimi 30 anni. Le temperature marine superficiali della scorsa estate sono state più elevate di circa un grado centigrado rispetto all'estate precedente, con fenomeni più intensi e persistenti tra giugno e agosto. Il picco si è toccato all'Isola d'Elba, durante un'ondata di calore durata 68 giorni, con temperature superficiali arrivate a superare di 4,95 gradi C la media storica.

Un calore che però non resta confinato nel mare ma si trasforma in energia e alimenta la formazione di nubi e pioggia.

Valentina Di Miccoli della campagna Mare di Greenpeace Italia, ha commentato così i dati del report:

"Ci raccontano un mare sempre più caldo sia in superficie che in profondità. I nostri termometri hanno registrato temperature record anche a 30-40 metri, questo sta portando conseguenze gravi soprattutto per gli organismi che non possono muoversi e che risentono di queste temperature elevate ma le conseguenze

possono essere gravi anche nel periodo autunnale anche con fenomeni meteorologici sempre più estremi e gravi; è importante istituire nuove aree marine protette che arginano tanti impatti antropici e ridurre le immissioni di Co2 in atmosfera, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti".

Tra i fenomeni osservati nelle scorse settimane dai sub di Greenpeace che si sono immersi nei fondali di Ustica vi sono necrosi, sbiancamento e mortalità di coralli e altre specie.

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