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Monticchiello, la comunità che va in scena da sessant'anni

di TMNews venerdì 2 ottobre 2026
2' di lettura

Firenze, 2 ott. (askanews) - Circondato dalle colline della Val d'Orcia e animato da circa 250 residenti, Monticchiello custodisce una vitalità che sfida lo spopolamento dei borghi. Questo luogo è reso celebre dal "Teatro Povero", che nel 2027 compirà sessant'anni di esistenza. Nato da un'intuizione coraggiosa degli abitanti, consiste in una forma unica di teatro popolare e di piazza, l'autodramma: in cui la comunità mette in scena ogni estate la propria storia, le proprie crisi e le proprie speranze, trasformandosi in autrice e interprete di se stessa.

Fabio Rossi, direttore del Teatro Povero di Monticchiello: "questo aspetto del teatro, che poi si è trasformato in cooperativa di comunità nel 1980, diventa anche un volano che riesce a sostenere, in qualche modo, economicamente la comunità. Come lo fa? Lo fa attraverso lavori nel sociale o anche proposte turistiche che però tengono conto soprattutto del bagaglio di storia che c'è dietro di noi".

La comunità è arricchita da una fitta rete di associazioni come la filarmonica, i circoli e la polisportiva

Ismaele Carpini, Cooperativa di comunità di Monticchiello: "anche le attività più commerciali che poniamo in essere come cooperativa riescono comunque sia a comunicare anche al visitatore quel senso di autenticità dato proprio da questo replicarsi ogni anno della propria storia tramite il Teatro Povero. Quindi è un'esperienza che unisce il culturale al turistico in una maniera unica, riuscendo anche a creare posti di lavoro che permettono ad una comunità di sostenersi".

Questo modello virtuoso di rigenerazione non rappresenta un'eccezione isolata, ma il tassello centrale di un più ampio percorso di trasformazione regionale. L'esperienza di Monticchiello si inserisce infatti nel racconto CRosS Tuscany - Trame Vive.

Dal ricamo collettivo di CasermArcheologica a Sansepolcro fino al recupero della fibra tessile e della lana rigenerata a San Casciano dei Bagni, il turismo lento e il lavoro comunitario sono diventati il vero motore economico e sociale per il futuro dei piccoli borghi toscani.

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Festival Podcasting, Ester Memeo: il pubblico vuole competenza e calore

Milano, 2 ott. (askanews) - Al Festival del Podcasting 2026 a Rho Milano Fiera, la direttrice artistica Ester Memeo, fondatrice di Podstar e tra le prime Podcast Producer italiane in attività, ci racconta come si fa a mettere un podcast sul mercato ma avverte: la qualità cruciale è sempre la passione unità alla capacità di comunicare.

Come si mettono insieme il cuore, la passione che serve per fare i podcast e per catturare il pubblico e la necessità di monetizzare questi prodotti?

"Allora, è la domanda delle domande, perché i modelli di business sono nel podcasting, è una delle cose su cui ci si concentra di più perché ovviamente rendere sostenibile un progetto editoriale. Dove c'è tanta passione, sì, ma è sempre difficile però oggi devo dire che c'è anche l'interesse da parte della industria del podcasting a far sì che il podcast possa trovare anche le sue leve di monetizzazione sicuramente è più facile per chi per esempio usa il podcast tanto come strumento di branding perché in quel caso la monetizzazione la possiamo definire indiretta cioè attraverso il podcast in realtà le aziende o i brand hanno un ritorno più diretto sulla loro attività, loro business quindi c'è una monetizzazione che non è forse così immediata poi invece per chi è un talent, per chi invece fa questo proprio di mestiere allora il podcast stesso diventa il prodotto. La sostanza è che ci deve essere una community. La community ad oggi è il cuore di chi può sostenere un proprio progetto anche indipendente, perché no? Ce ne sono tanti di podcaster che sono partiti in sordina, ma grazie al fatto che hanno costruito attorno a loro una bella community, oggi possono usare il podcast come proprio lavoro".

Ma qual è la qualità fondamentale per un podcaster? "Un'ottima preparazione dal punto di vista dei contenuti; ora che siamo nel periodo dell'intelligenza artificiale, le persone non vogliono più ascoltare sulle informazioni e basta, perché sono anche facilmente reperibili. Quello che serve oggi è una qualità nella ricerca, nell'esposizione, nel saper raccontare le cose, perché anche quella è una competenza. Non siamo tutti speaker, questo è vero. Però le persone cercano una voce umana, cercano qualcuno che gli sappia spiegare, usando anche un filtro umano, dando delle informazioni che si possono trovare ma più esperienziali. Oggi che c'è tantissima offerta chi vince è sempre chi riesce ad agganciare un pubblico anche con la propria modalità di comunicazione".

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"Sotto a chi tocca":lavoro spietato per Pasotti, Papaleo, Mezzogiorno

Roma, 2 ott. (askanews) - La spietatezza nel mondo del lavoro, dove il cinismo ha preso il posto della dimensione collettiva, è al centro del nuovo film di Giorgio Pasotti "Sotto a chi tocca", nei cinema dall'8 ottobre. A confrontarsi e scontrarsi durante un colloquio di lavoro "disumanizzato" sono sei candidati interpretati dallo stesso Pasotti e da Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio, Linda Messerklinger.

Il film è ispirato al testo teatrale di Jordi Galceran Ferrer "El metodo Gronhoelm" che Pasotti aveva già portato in teatro anni fa e che oggi, con l'Intelligenza Artificiale sempre più presente nelle nostre vita, è diventato ancora più attuale. "Sono temi che vano trattati proprio perché implicano delle regole che sono andate oltre l'umano. - ha detto Pasotti - E' un sistema ormai malato che difficilmente ritornerà su binari più diritti. Almeno io me lo auguro, però lo vedo come abbastanza un'utopia".

I sei aspiranti direttori commerciali della multinazionale giocano una partita a scacchi dove astuzia, inganno, freddezza, cinismo, sono le armi vincenti. "Molto spesso le persone anche cedono, perché non si riesce a sopportare una pressione del genere sul lavoro, anche perché poi c'è la vita. - ha affermato Mezzogiorno - è importante che tu mantieni delle energie per darle a quella vita, se le metti tutte lì nel lavoro perché ti succhiano, ti spremono come un limone, sei finito".

TMNews

Dipendenze da smartphone e social, un ambulatorio al Bambino Gesù

Roma, 2 ott. (askanews) - Smartphone usati fino a notte fonda, ore e ore passate davanti ai videogiochi e sui social network; chat con l'intelligenza artificiale a cui i ragazzi affidano la risoluzione dei problemi personali o consigli su decisioni importanti. Sono alcuni dei problemi e delle situazioni che lamentano sempre più spesso i genitori e a cui cerca di dare una risposta il nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dedicato all'uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali(le prime visite sono in programma il 3 ottobre nella sede di Baldelli).

Secondo i dati di Save the Children, in Italia un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, quasi il doppio rispetto al 18,4% del 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre 3 ragazzi su 5 (62,3%) hanno almeno un account social. Il cui uso problematico interessa già a 11 anni circa il 15% dei ragazzi e delle ragazze.

Trascorrere molto tempo online non significa però necessariamente avere una dipendenza, ci sono alcuni campanelli di allarme, spiega Stefano Vicari, responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Bambino Gesù:

"Il telefonino diventa un ambiente unico o prevalente di attività per il bambino, trascorre la maggior parte del suo tempo con il telefonino, scrollando, guardando video... e quando non è disponibile, se ad esempio si scarica, ci possono essere crisi di agitazione, anche crisi di aggressività, addirittura lo abbiamo visto su un bambino di due anni e mezzo, se parlassimo di sostanze, sarebbe una vera e propria crisi di astinenza".

Sempre secondo Save the Children, quasi uno su tre, tra i 15 e i 19 anni, utilizza l'IA ogni giorno e il 41,8% dichiara di essersi rivolto all'intelligenza artificiale in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso e circa il 42% per chiedere consigli su scelte importanti. Bisogna intervenire piuttosto che demonizzare e basta il progresso, spiega Vicari.

"Spetta agli adulti favorire la maturazione di altri meccanismi di piacere o ricompensa, come un abbraccio, una coccola, di un'attività di contemplazione o riflessiva, come ammirare un tramonto o il mare".

Il consegno che arriva è comunque in linea con quanto si sta decidendo già in molti paesi: accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie. "Come criterio educativo prudenziale proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l'accesso autonomo ai social almeno fino ai 16".

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Luiss Business School e CDP celebrano la terza edizione del Corporate MBA

Roma, 2 ott. (askanews) - Nella sede Luiss Business School di Villa Blanc, a Roma, Graduation Day della terza edizione del CDP Corporate MBA, il programma di alta formazione promosso da CDP Academy e realizzato da Luiss Business School che ha accompagnato 40 professionisti del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti in un percorso di sviluppo manageriale orientato alle sfide della leadership contemporanea. L'edizione ha confermato il valore del programma MBA come piattaforma di crescita e contaminazione tra competenze, settori strategici e realtà industriali di primo piano.

Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Cassa Depositi e Prestiti: "Per il gruppo Cassa investire in formazione è assolutamente fondamentale. Abbiamo lanciato oramai da qualche anno questo progetto, abbiamo delle richieste molto elevate da parte di tutte le società del gruppo. E' importantissimo perché viviamo in un mondo che viaggia a velocità altissima, con tantissime sfide e poter continuare a studiare, ad approfondire tematiche che riguardano il business del gruppo è assolutamente necessario".

Il Corporate MBA rappresenta l'evoluzione di una collaborazione consolidata tra CDP Academy e Luiss Business School, confermando la comune volontà di investire nello sviluppo delle competenze manageriali e nella valorizzazione del capitale umano.

Raffaele Oriani, Dean della Luiss Business School: "E' un programma MBA a tutti gli effetti, con il rigore accademico che un programma MBA ha, ma il suo punto di forza è che mette insieme nella stessa aula manager che vengono da realtà diverse, che portano in aula esperienze diverse e che creano connessioni che poi restano a lungo e diventano un altro asset fondamentale per le persone e per le organizzazione. In un contesto in cui ci sono sempre più risposte disponibili, l'MBA insegna anche a porsi le domande corrette".

Con una formazione completa sui principali ambiti del General Management, dalla finanza alla strategia, dalla gestione delle risorse umane alla leadership, l'MBA ha sviluppato le caratteristiche che devono avere i professionisti chiamati a guidare le trasformazioni che attendono il Paese.

Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cassa Depositi e Prestiti: "Prima di tutto competenza, poi aggiungerei curiosità, voglia di continuare a mettersi in gioco, ovviamente voglia di lavorare, tenacia: tutti aspetti che vengono testati e allenati nel corso di una prova come quella di due anni, che oggi vede concludere il lavoro delle persone coinvolte".

La giornata si è arricchita della testimonianza dei partecipanti e dell'inspirational speech di Alice Volpi, campionessa mondiale e olimpica di fioretto e Luiss Top Athlete, prima della consegna dei diplomi da parte di Mariapia Mastroddi, Responsabile Persone e Organizzazione di CDP, e Maria Isabella Leone, Head of MBA programs della Luiss Business School.

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