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Luciano Fabro, gli habitat come spazio generatore di senso

di TMNews mercoledì 7 ottobre 2026
2' di lettura

Milano, 7 ott. (askanews) - Lo spazio come generatore di senso, da attraversare, ma anche dispositivo in grado di orientare la percezione e creare un reale scambio con le opere e i visitatori. Vale per un luogo come Pirelli HangarBicocca e vale per la ricerca di Luciano Fabro, artista particolare e ispiratore, cui proprio il museo milanese dedica una grande mostra, "Abitare lo spazio", che si concentra in particolare sul concetto di habitat.

"Gli habitat, come li descrive Fabro - ha detto ad askanews Fiammetta Griccioli, che ha curato la mostra insieme a Roberta Tenconi e a Vicente Todolì - sono degli involucri, dei nidi che servono ad accogliere le sue opere e creare le condizioni ideali per il visitatore, per esperirle. Si crea questa relazione simbiotica tra il visitatore e le opere stesse e usa questa bellissima metafora nel vademecum che pubblica nell'81 in cui ci dice che l'ape ha bisogno del fiore, del polline tanto quanto il polline necessita dell'ape".

Gli habitat, che in HangarBicocca si collocano a loro volta all'interno di un più grande habitat, in un gioco di specchi che, come già era accaduto con Mario Merz, amplifica le sensazioni in maniera sottile, ma decisiva, vengono attivati dalla presenza dello spettatore, che assume quindi un ruolo centrale. "Uno dei più importanti e dei più grandi - ha aggiunto Griccioli - è proprio l'habitat di Rotterdam del 1981 che è stato ricostruito qui per la prima volta, ma poi prosegue anche con un proto habitat, l'habitat di Tokyo che realizza nel 1970 per la Biennale di Tokyo Between Man and Matter, che anticipa tutta la ricerca appunto sugli habitat".

Protagonista dell'Arte Povera, senza che questa definizione lo imprigioni in schemi pre-costruiti, Fabro ha esplorato la scultura in molti modi, con un'attitudine che lo ha avvicinato al Barocco e ricorda la necessaria relazione tra l'abitare e il reale, per dirla con Foucault, tra le parole e le cose. E alcune delle sue opere più note hanno al centro la sagoma dell'Italia, lo Stivale, così riconoscibile e così diverso, una "forma guida" che si fa attivatore di domande e sensazioni, oltre che un'operazione seriamente anti-retorica. Ma chi era davvero Fabro? "Luciano Fabro - ci ha risposto la figlia Silvia Fabro, direttrice dell'archivio dell'artista, che ha collaborato alla curatela in HangarBicocca - era un artista complesso, ironico, come si può vedere anche dai titoli delle opere, proprio con una ricerca continua su quelle che sono le basi dell'arte e della scultura soprattutto. Lo spazio dell'Hangar così ampio ci ha permesso di presentare una molteplicità di lavori che possono dare l'idea delle differenti ricerche che Fabro ha fatto".

Insomma quello che si prova nella mostra in Pirelli HangarBicocca ha a che fare con la percezione della scultura come architettura, con la relazione con la tradizione dell'arte italiana, ma anche con le strade diverse e impreviste e personali che l'arte, quando funziona, offre a ogni visitatore. (Leonardo Merlini)

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Da qui prende forma un vero e proprio labirinto mentale, un vortice emotivo dal quale sembra impossibile uscire. A riportare l'artista alla realtà sono i piccoli, concreti segnali della quotidianità: un orologio che scandisce il tempo, un sorriso, un abbraccio. Gesti semplici, ma capaci di restituire un senso di autenticità e di presenza.

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Si parte con la mostra "Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità", a cura di Alessandro Zuccari, accademico dei Lincei e professore emerito della Sapienza, intervenuto alla presentazione per la stampa assieme al vice segretario generale della Presidenza del Consiglio, Marco Villani, a Don Alessio Geretti, consulente scientifico della mostra e al presidente di Fondazione Roma, Franco Parasassi: "É una figura di cui oggi c'è assolutamente bisogno, è una figura che include, è una figura che parla a tutti - ha affermato ad askanews - ed è questa la forza di Francesco, che non si limita solo alla predicazione o alla misericordia, ma entrando molto bene, con forza nell'economia civile, valorizza questa economia, che invece di essere basata sul capitalismo e l'individualismo, si fonda sulla fraternità", ha aggiunto Parasassi.

Patrocinata dal dicastero per l'Evangelizzazione, "Sulle tracce di Francesco" raccoglie 28 opere che ripercorrono le trasformazioni iconografiche del santo nei secoli: dall'intimo "San Francesco in meditazione" di Caravaggio al potente "San Francesco che riceve le stimmate" di Tiziano, dalla visione di "San Francesco riceve le stimmate" di El Greco a "San Francesco abbraccia Cristo crocifisso" di Murillo, fino all'"Estasi di San Francesco" di Giovanni Battista Piazzetta.

Numerosi i prestiti di prestigiose istituzioni culturali (fra queste la Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria dell'Accademia di Firenze e Musei del Bargello, la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, il Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza e il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona) oltre ai restauri resi possibili da Fondazione Roma

(Il San Francesco medita sul crocifisso di Ludovico Carracci proveniente dai Musei Capitolini, il San Francesco in preghiera con il crocifisso di Gerolamo Muziano e La visione di san Francesco consolato dalla musica di un angelo di Biagio Miniera).

In evidenza il legame di Francesco con la Capitale e le grandi famiglie nobiliari romane - come mostra il dossale musivo di fine Duecento - come anche i linguaggi dell'espressione artistica contemporanea: dall'inedito "Il Nuovo Cantico" di Omar Galliani, esposto in dialogo con la pittura figurativa di Stefano Di Stasio, alle due creazioni che arrivano dalla Fondazione Berengo, l'invito al silenzio di Jaume Plensa con la scultura in bronzo "Silent Maria" e "Scar" di Fatinha Ramos, intervenuta alla presentazione alla stampa, un'opera in vetro di Murano che, come lei stessa ha spiegato, rivela il silenzioso legame tra esperienza fisica ed emotiva.

A curare la mostra "Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà" è stato invece Fra Lorenzo Turchi, Professore di Teologia presso la Pontificia Università Antonianum. "I frati, grazie all'aiuto dei laici e del Comune del tempo, con il Monte riuscivano ad aiutare tanti soggetti. Si chiamavano i poveri meno poveri, una specifica categoria, a ritornare, potremmo dire, nel mondo del commercio, ma soprattutto in una vita dignitosa, superando il problema dell'usura", ha spiegato Fra Lorenzo.

Il percorso mette in dialogo l'Archivio storico della Fondazione con prestigiosi prestiti da parte di enti terzi (tra cui la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca storico-francescana e picena San Giacomo della Marca di Falconara Marittima, l'Archivio storico del Comune di Ripatransone, la Biblioteca Multimediale 'Romualdo Sassi del Comune di Fabriano e la Biblioteca Guarnacci del Comune di Volterra) per raccontare il rapporto tra francescanesimo ed economia e, in particolare, la nascita dei Monti di Pietà. Da non perdere la bolla di Paolo III Farnese (del 9 settembre 1539) con la quale viene istituito il Monte di Pietà di Roma, il verbale della prima Congregazione del Sacro Monte della Pietà di Roma (dell'11 aprile 1540), e la copia degli Statuti del Sacro Monte della Pietà di Roma sottoscritti (nel 1565) dal cardinale Carlo Borromeo.

Nel segno dell'inclusività è prevista inoltre una collaborazione con il Liceo Artistico Via di Ripetta: gli studenti realizzeranno nel periodo della mostra un'opera site-specific a tema francescano che verrà donata al Villaggio Fondazione Roma, struttura creata per migliorare la vita a persone colpite da Alzheimer e Parkinson.

Per il grande rilievo culturale, il Comitato nazionale per la celebrazione dell'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi ha manifestato il proprio apprezzamento per le finalità artistico-culturali delle due iniziative, riconoscendo ufficialmente il proprio patrocinio.

Servizio di Stefania Cuccato -

Montaggio Alessandra Franco -

con immagini askanews

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