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Nobel della Pace a Navi Pillay, giurista paladina dei diritti umani

di TMNews venerdì 9 ottobre 2026
1' di lettura

Milano, 9 ott. (askanews) - Il Premio Nobel per la pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay "per il suo impegno - recita la motivazione ufficiale - a favore della pace e del diritto internazionale".

Giurista, giudice della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, Alta commissaria Onu per i diritti umani fino al 2014, Navi Pillay, 85 anni, è stata anche la presidente della Commissione d'inchiesta indipendente dell'Onu su Gaza che ha accusato Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia nel tentativo di "distruggere i palestinesi", identificando nelle conclusioni dell'inchiesta tre persone in particolare che avrebbero incitato il genocidio, fra loro il premier israeliano Netanyahu.

Il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato la sua scelta dichiarando di aver voluto rendere omaggio a una paladina dei diritti umani in un momento in cui il diritto internazionale e le istituzioni internazionali sono sotto attacco.

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Teheran, stuntwomen tra le fiamme sfidano i pregiudizi sulle donne

Teheran, 9 ott. (askanews) - Si fanno avvolgere dalle fiamme, eseguono acrobazie e si lanciano da grandi altezze. Sono le stuntwomen iraniane della squadra guidata da Nasrin Teymouri, 36 anni, che a Teheran allena le controfigure per il cinema. È la prima e unica formazione tutta femminile del Paese, in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini.

Teymouri è stata tra le prime donne iraniane a entrare nella professione e oggi lavora nelle produzioni cinematografiche nazionali, oltre ad addestrare anche colleghi uomini. Nel centro sportivo alla periferia sud di Teheran, la squadra si esercita più volte al mese.

Durante le prove con il fuoco, le controfigure vengono protette con gel ignifugo, mentre gli assistenti sono pronti a intervenire con estintori e coperte bagnate. Una preparazione rigorosa per acrobazie che richiedono esperienza e sangue freddo, anche a chi, come Teymouri, ammette di avere paura.

"La signora Teymouri è davvero un'allenatrice eccezionale - dice Iraj Ghafarian, stuntman - Non voglio fare distinzioni tra uomini e donne, ma forse è più competente di molti uomini".

"In passato gli uomini si vestivano da donne per eseguire le acrobazie al posto delle attrici. Insieme ad alcune altre ragazze - racconta Nasrin Teymouri, stuntwoman

- siamo state tra le prime donne a entrare nella professione di stuntwoman cinematografica". "All'inizio - prosegue - anche alcuni registi molto noti ci dicevano piuttosto chiaramente che era perché eravamo donne. Per loro era impossibile che una donna potesse fare la stuntwoman".

"Sono una persona che ha molta paura: ho paura dell'altezza e della velocità. Ho paura di tutto. Ma affrontare la mia paura - conclude - mi dà ogni volta un piacere enorme. È questo che mi ha spinto a perseverare in questa professione".

TMNews

20 centesimi in più per il pane di domani

Milano, 9 ott. (askanews) - Carburante sempre più caro, costi di produzione in aumento e margini sempre più ridotti. Per gli agricoltori, fare impresa diventa una sfida quotidiana, tra difficoltà economiche e incertezze sul futuro. Nonostante ciò, a Milano, a Palazzo dei Giureconsulti, il pane continua ad essere impastato, ma dietro questo gesto antico c'è una domanda urgente: se il grano continua a essere pagato così poco a chi lo produce, tra vent'anni chi lo coltiverà?

A fine agosto, alla Borsa di Bologna, il grano tenero biologico valeva 33 centesimi al chilo, mentre il convenzionale appena 22. Da qui nasce la campagna di NaturaSì "20 centesimi per il pane di domani", che chiede ai consumatori un contributo di soli 20 centesimi in più per ogni chilo di pane.

Abbiamo chiesto a Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, perché chiedere ai clienti di pagare di più il pane: "Il pane viene dal grano e noi abbiamo bisogno di valorizzare il grano. Oggi il grano purtroppo è pagato troppo poco e gli agricoltori non ce la fanno a continuare a produrre con questo prezzo che, pur essendo un prezzo internazionale, è insostenibile. Dobbiamo assolutamente investire più denaro in agricoltura e pagare il grano a un prezzo più giusto, che possa permettere agli agricoltori di andare avanti e di continuare a lavorare in futuro".

Il contributo, che sarà attivo per un anno nei negozi NaturaSì, sarà destinato alle aziende agricole della filiera. Per chi consuma un etto di pane al giorno si tratta di soli 2 centesimi in più al giorno, mentre il prezzo di pasta, farine e biscotti rimarrà invariato.

Alla presentazione hanno partecipato anche giovani agricoltori, tra cui Marta Galimberti di Cascina Bagaggera, che ha raccontato le difficoltà del settore lanciando un messaggio forte sulla necessità di cambiare le cose: "Io sono un po' stufa, sinceramente, da giovane agricoltrice della retorica che si fa veramente da troppi anni, dell'agricoltore missionario che deve spaccarsi la schiena e lavorare 365 giorni all'anno. Per fortuna che c'è lui e per fortuna che ci fa il cibo. Quello che dobbiamo pensare è una responsabilità un po' condivisa e una corresponsabilità e cercare di dare dignità al lavoro agricolo e a questo giovane agricoltore che in alternativa dura per qualche anno e poi molla".

Alla presentazione è intervenuto con un videomessaggio anche il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida, che sottolinea il peso e l'importanza delle singole scelte quotidiane di tutti noi: "Oggi mangiare può essere un atto rivoluzionario che cambia il nostro sistema produttivo, che valorizza la qualità, che valorizza il rispetto dei lavoratori, il rispetto dell'ambiente. I cittadini possono davvero dare una mano quando sanno scegliere".

La mattinata si è conclusa con un rito di panificazione collettiva guidato dal maestro panificatore Davide Longoni, con la partecipazione straordinaria anche di Giovanni Storti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che ci ha tenuto a esserci.

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Comitato Nobel su genocidio a Gaza: "Non siamo un tribunale"

Oslo, 9 ott. (askanews) - Il comitato per il Premio Nobel per la Pace afferma di non voler stabilire se la guerra di Israele contro Gaza costituisca genocidio, dopo aver premiato la sudafricana Navi Pillay, a capo di una commissione delle Nazioni Unite che l'anno scorso aveva concluso proprio questo. "Non siamo un tribunale. Si tratta del suo rapporto (di Navi Pillay), del rapporto della Commissione, e naturalmente abbiamo grande fiducia nella sua professionalità e integrità, ma questo lavoro è di una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite. La decisione finale spetterà alla Corte Internazionale di Giustizia, il tribunale internazionale. Quindi il Comitato per il Premio Nobel non è un tribunale" ha detto Jorgen Watne Frydnes, presidente del comitato norvegese per il Nobel.

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La segretaria ha rivendicato il valore del metodo concertativo: "Vorrei recuperare il metodo: credo che questo metodo concertativo debba poter andare avanti anche dopo la sigla dell'accordo, perché il Paese ha bisogno di tenere insieme le forze e che ognuno si assuma il proprio pezzo di responsabilità".

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