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Israele demolisce 80 case nel Negev, 400 persone senza tetto

di TMNews martedì 13 ottobre 2026
2' di lettura

Rahat (Israele), 13 ott. (askanews) - Circa 400 persone sono rimaste senza casa nel deserto del Negev, nel sud di Israele, dopo la demolizione di una ottantina di abitazioni da parte delle autorità israeliane. È successo ad Al-Dahiya, un villaggio beduino non riconosciuto a nord della città di Rahat. Secondo le autorità israeliane, gli edifici erano stati costruiti senza permesso. Le demolizioni sono state eseguite dopo che il tribunale distrettuale di Beersheba aveva respinto una richiesta di sospendere il provvedimento.

Tra le macerie, gli abitanti cercano di recuperare i propri effetti personali, mentre alcuni pregano accanto alle rovine di una moschea. Per molte famiglie il problema immediato è trovare un riparo per la notte, mentre alcuni residenti annunciano di voler rimanere sulle proprie terre, tornando a vivere nelle tende.

"Restiamo saldi sulla nostra terra. Non abbiamo intenzione di fare diversamente - dice Hisham Abou Wadi, abitante di Al-Dahiya, 30 anni - Resistiamo e montiamo le tende, come abbiamo fatto in passato, proprio come vivevano i beduini nel 1948. È il nostro modo di vivere tradizionale e ci stiamo tornando, al modo in cui vivevamo nel 1948".

"Non so dove andare. Non abbiamo nessun posto dove andare - lamenta Muhammad Abou Wadi, abitante di Al-Dahiya, 65 anni - Quando farà notte, dove dovremmo dormire? Sotto le stelle, al chiaro di luna... se ci sarà la luna. Dio non voglia che piova stanotte. Dio non voglia che piova. Dove diavolo potremmo trovare anche solo dei teli di plastica per coprirci? Avremo almeno due o tre coperte per tenere al caldo i bambini?".

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Leader LFI Mélenchon canta la Marsigliese al corteo studenti a Parigi

Parigi, 13 ott. (askanews) - Il leader del partito della sinistra radicale francese La France insoumise (LFI), Jean-Luc Mélenchon, con una fascia bianca al braccio, sfila nel corteo parigino partito da Place d'Italie per l'"atto V" del movimento studentesco delle scuole superiori, a cui si sono uniti le organizzazioni studentesche e i sindacati degli insegnanti. Accanto a lui coordinatore di LFI, Manuel Bompard.

Melenchon e gli altri esponenti del suo partito, molti indossando una fascia tricolore per farsi riconoscere, hanno intonato la Marsigliese, l'inno nazionale francese.

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Etruschi e Veneti, altre storie di acque e culti nell'Italia antica

Milano, 13 ott. (askanews) - L'acqua, il sacro, e il destino intrecciato di due importanti civiltà dell'Italia preromana. Alla Fondazione Luigi Rovati di Milano ha aperto la seconda mostra, dopo quella di Palazzo Ducale a Venezia, del progetto "Etruschi e Veneti - Acque, culti e santuari". Una storia affascinante, che indaga i punti di contatto tra i due popoli, per esempio nelle pratiche votive o nella relazione con la dimensione acquatica, ma anche le loro divergenze.

"Noi, nel nostro spazio ipogeo - ha detto ad askanews Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Rovati - abbiamo cercato di concentrare e di mettere direttamente in relazione le due civiltà e poi abbiamo voluto introdurre, come sempre, un percorso anche di tipo contemporaneo con un intervento di Mauro Ceolini, un bio-artista, che ha realizzato i disegni per queste vetrofanie che diciamo così esaltano e amplificano molti delle incisioni, delle iscrizioni che ci sono in questi oggetti, che molte volte sono molto piccoli per cui è molto difficile leggerli".

Lo spazio della Fondazione milanese accoglie i reperti e le storie con la consueta eleganza e percorre anche strade nuove. "È un capitolo due rispetto a Venezia - ci ha detto Giulio Paolucci, conservatore della Fondazione Rovati - in cui una mostra che lì aveva un'estensione come può offrire Palazzo Ducale, qui viene ridimensionata, però al tempo stesso vengono esaltati degli oggetti che a Venezia non c'erano, come ad esempio questo gruppo reperti da questo scavo importantissimo che è a San Casciano Bagni, che è proprio una primizia assoluta e accanto a questi materiali ci sono quelli del Tempio di Fucoli di Chianciano che io ho avuto la fortuna di scavare 40 anni fa".

Ci sono sculture più grandi e oggetti molti piccoli, ci sono teste e corpi, ma soprattutto c'è un senso del sacro che parte proprio dall'acqua, elemento primario per entrambe le civiltà. "Ogni sorgente - ha detto ancora Paolucci - aveva la propria divinità perché era la madre terra che generosamente portava in superficie questo liquido importantissimo".

E la relazione di Etruschi e Veneti con la natura, intesa come forza primigenia e profonda, parla anche al nostro presente. "Ci dice qualcosa del nostro tempo - ha concluso la presidente Forlanelli - ci dice come per gli antichi la natura e gli elementi naturali in generale fossero addirittura sacri".

Il progetto oggi a Milano è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, e con il patrocinio del ministero della Cultura e dell'Istituto di Studi etruschi e italici.

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Space economy tra industria e normative: confronto alla Luiss

Roma, 13 ott. (askanews) - Rappresentanti dell'industria spaziale, delle istituzioni, del mondo accademico e del comparto difesa a confronto sulla space economy, sulla normativa nazionale sulle attività spaziali e sul rapporto di questa con le discipline straniere. E' il focus dell'incontro organizzato a Roma da Luiss e Avio per comprendere come il diritto nazionale interagisca con le normative straniere e quali questioni devono affrontare le aziende italiane del settore spazio attive sui mercati internazionali per tutelare la loro competitività e sviluppare il loro business.

Paola Severino, Presidente Luiss School of Law: "Io credo davvero che la space economy ormai sappiamo tutti sia un'economia estremamente rilevante ed è per questo che c'è bisogno di darle una regolamentazione. L'Italia si è dotata di una normativa importante, ne vogliamo parlare ai nostri studenti, ne vogliamo parlare con le imprese perché noi facciamo ricerca su questi temi: quindi diritto ed economia insieme per un futuro migliore per i nostri giovani".

In un settore trainato da giganti come Stati Uniti e Cina, in ambito europeo l'industria spaziale italiana deve muovere le giuste leve per rafforzare il suo posizionamento e puntare a trasformare competenze tecnologiche in maggiori opportunità commerciali.

Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio Spa: "Dobbiamo studiare e capire, formare anche le persone, per capire come trovare dei principi giuridici che non ingessino completamente l'attività, ma al tempo stesso diano delle regole compatibili con quelle degli altri paesi. L'accelerazione che questo settore sta avendo a livello globale è talmente forte che altrimenti rischia di lasciare noi come Europa indietro rispetto in particolare agli Stati Uniti e la Cina, quindi la parola principale è semplificazione e accelerazione".

Il rapporto tra diritto e space economy riguarda soprattutto la capacità delle imprese di operare in filiere internazionali. Per l'Italia dunque bilanciare autonomia regolatoria e armonizzazione europea diventa fondamentale per tutelare la competitività delle proprie aziende.

Paola Severino, Presidente Luiss School of Law: "Le nostre imprese italiane sono straordinariamente forti nel mondo dello spazio e la nostra normativa deve essere attraente, nel senso che deve regolamentare, ma non deve inserire troppi ostacoli anche alla internazionalizzazione delle nostre imprese o all'arrivo di importanti imprese estere in Italia. Quello che dobbiamo regolamentare è il framework internazionale".

Tra i temi al centro del convegno anche i primi risultati dell'osservatorio LOTUS di Luiss che partecipa allo sviluppo di ASPERA, un progetto incentrato sul diritto dello spazio e dei fondali marini, per analizzare le sfide giuridiche e la competitività dell'industria spaziale italiana in questo campo.

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Francia, Unione Studenti: "10 miliardi sul tavolo o non ci fermeremo"

Parigi, 13 ott. (askanews) - "Non ci fermeremo finché i 10 miliardi non saranno sul tavolo". Lo ha dichiarato ad Afp Sabrine Kharbach, portavoce del sindacato studentesco francese "Union étudiante", all'inizio del corteo parigino per l'"Atto V" del movimento degli studenti delle scuole superiori. Diverse organizzazioni studentesche hanno invitato i propri membri ad unirsi al movimento dei "gilet gialli" il 17 ottobre.

Sabrine Kharbach, portavoce dell'Union étudiante: "Ci fanno fare la spola da un ministero all'altro dicendoci 'vi ascoltiamo', ma le parole entrano da un orecchio ed escono dall'altro. Noi però diciamo loro che non cederemo, che non ci fermeremo finché non ci saranno 10 miliardi sul tavolo e finché le nostre rivendicazioni non saranno ascoltate; e la nostra mobilitazione vedrà un'adesione ancora più massiccia. Oggi ci sono liceali, insegnanti, studenti, vigili del fuoco, agricoltori. Domani, il 17 (ottobre), saremo al fianco dei 'gilet gialli' e di tutti i francesi. Non è una questione di etichette: è che i francesi ne hanno abbastanza. È quindi l'occasione per rialzare la testa dopo questi dieci anni di macronismo che ci hanno piegati tutti. Non molleremo la presa: continueremo la mobilitazione finché non avremo ottenuto ciò che chiediamo".

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