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Cortei, mons. Castellucci:condannare violenza ma ascoltare giovani

di TMNews mercoledì 21 ottobre 2026
2' di lettura

Modena, 21 ott. (askanews) - "Non sarebbe giusto mettere semplicemente una pietra sopra perché, una volta riportato l'ordine, siamo a posto. Non è così. Dobbiamo creare dei luoghi di ascolto e delle esperienze in cui gli adolescenti e i giovani possano veramente dire quello che hanno dentro". Lo ha detto monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, vescovo di Carpi e presidente del consiglio di amministrazione di Avvenire, commentando i disordini scoppiati nei giorni scorsi a Milano e in altre città italiane durante le manifestazioni dei giovani. L'arcivescovo ha parlato a margine della presentazione della convenzione contro la povertà tra Comune di Modena e Arcidiocesi.

"Ci si deve riflettere. Non ho un quadro così preciso per analizzarla bene. A me pare che covasse come il fuoco sotto la cenere già da un po' di tempo", ha detto Castellucci. Durante alcuni incontri con le scuole superiori, ha spiegato, gli studenti gli chiedono sempre "come possiamo affrontare il nostro futuro in un momento in cui sembra che l'orizzonte sia così basso dal punto di vista geopolitico, ambientale, relazionale". Nei giovani "c'è questa rabbia perché ricevono un mondo che sembra non poter parlare al futuro, ma solo al presente o addirittura al passato, come a volte noi anziani facciamo".

Per l'arcivescovo la protesta è esplosa "un po' per imitazione di quello che capita in Francia, un po' perché qualcuno ha questa indole violenta, e questo certamente è da condannare". "Spero che avrà le ore contate questo modo di manifestare - ha aggiunto il presule -. La causa delle cause è cercare di preparare per loro un mondo più vivibile".

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"È paradossale che in dieci anni sia raddoppiato il numero dei giovani con problemi di diabete e che si registri un peggioramento della salute dei cittadini anche in relazione al consumo di prodotti eccessivamente dannosi", afferma Pecoraro Scanio, chiedendo interventi da parte del governo italiano, dell'Unione europea e di tutte le istituzioni competenti.

"L'Italia, patria della dieta mediterranea e di una tradizione ortofrutticola tra le migliori al mondo, deve essere un punto di riferimento internazionale per migliorare la qualità dell'alimentazione. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco rafforza questa responsabilità", sottolinea.

Pecoraro Scanio esprime inoltre apprezzamento per l'iniziativa di Coldiretti di promuovere una class action contro le multinazionali del cibo dannoso. "Dobbiamo intervenire con nettezza e orientare anche l'industria verso alimenti sostenibili, sani e di qualità, che rispettino la salute dei cittadini e garantiscano agli agricoltori un giusto guadagno", conclude.

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"Alla luce degli eventi attuali, esorto ogni giovane e chiunque abbia diritto di voto a recarsi alle urne. Che il loro voto vada a una lista araba o, quantomeno, a una lista di sinistra" dice Said Kabat, 55 anni, che si recherà ai seggi per la prima volta dopo aver sempre boicottato le urne.

Il timore principale è che il ritorno al potere di una coalizione di destra estrema possa minacciare la sopravvivenza stessa dei diritti civili e politici degli arabi che vivono in Israele. Questo supera lo storico scetticismo della comunità araba dovuto alla percezione che il suo voto venga conteggiato ma privato di una reale influenza. E ha portato molti a impegnarsi nella campagna elettorale.

"Prima di tutto, questo governo israeliano è il più razzista e fascista che si sia mai visto, e si nutre persino del sangue e del genocidio" dice l'attivista Dana Salameh, che poi spiega: "A lungo termine, hanno un piano per sradicarci da qui, non solo dai centri decisionali. Hanno un piano per eliminare completamente gli arabi: non li vogliono affatto in questo Stato. Questa è una lotta per la nostra stessa esistenza".

Secondo i sondaggi della vigilia, i partiti arabi potrebbero conquistare tra i 13 e i 15 seggi su 120 alla Knesset. Determinante sarebbe anche l'alta affluenza alle urne della comunità araba che potrebbe condizionare la formazione del prossimo governo e il futuro politico di Benjamin Netanyahu spostando l'ago della bilancia a favore di un blocco anti-Netanyahu guidato dall'ex capo militare Gadi Eisenkot.

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