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Mattarella: farsi carico del malessere e dell'insicurezza dei giovani

di TMNews mercoledì 21 ottobre 2026
1' di lettura

Roma, 21 ott. (askanews) - "Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti". È l'appello che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto in occasione della cerimonia al Quirinale per i Cavalieri del Lavoro.

"La società - ha avvertito Mattarella - non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società".

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Roma, 21 ott. (askanews) - "I cibi ultraprocessati vanno proibiti, a partire dalle scuole, dagli ospedali e dalle mense pubbliche". È l'appello lanciato da Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, dal Forum internazionale sull'agricoltura e l'alimentazione organizzato a Roma dalla Coldiretti.

"È paradossale che in dieci anni sia raddoppiato il numero dei giovani con problemi di diabete e che si registri un peggioramento della salute dei cittadini anche in relazione al consumo di prodotti eccessivamente dannosi", afferma Pecoraro Scanio, chiedendo interventi da parte del governo italiano, dell'Unione europea e di tutte le istituzioni competenti.

"L'Italia, patria della dieta mediterranea e di una tradizione ortofrutticola tra le migliori al mondo, deve essere un punto di riferimento internazionale per migliorare la qualità dell'alimentazione. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco rafforza questa responsabilità", sottolinea.

Pecoraro Scanio esprime inoltre apprezzamento per l'iniziativa di Coldiretti di promuovere una class action contro le multinazionali del cibo dannoso. "Dobbiamo intervenire con nettezza e orientare anche l'industria verso alimenti sostenibili, sani e di qualità, che rispettino la salute dei cittadini e garantiscano agli agricoltori un giusto guadagno", conclude.

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Israele, per la minoranza arabo-israeliana elezioni "esistenziali"

Tel Aviv, 21 ott. (askanews) - Le elezioni parlamentari in Israele sono ormai alle porte, e a giocare un ruolo importante in un quadro estremamente frammentato potrebbe essere proprio la minoranza araba israeliana che costituisce circa il 21% della popolazione del Paese. Con la guerra a Gaza e la progressiva occupazione della Cisgiordania da parte di coloni spesso violenti e protetti dal governo di Netanyahu, la tornata elettorale del 27 ottobre viene vissuta come una vera e propria questione esistenziale di vita o di morte. Molti elettori arabi che in passato boicottavano le urne hanno deciso di votare.

"Alla luce degli eventi attuali, esorto ogni giovane e chiunque abbia diritto di voto a recarsi alle urne. Che il loro voto vada a una lista araba o, quantomeno, a una lista di sinistra" dice Said Kabat, 55 anni, che si recherà ai seggi per la prima volta dopo aver sempre boicottato le urne.

Il timore principale è che il ritorno al potere di una coalizione di destra estrema possa minacciare la sopravvivenza stessa dei diritti civili e politici degli arabi che vivono in Israele. Questo supera lo storico scetticismo della comunità araba dovuto alla percezione che il suo voto venga conteggiato ma privato di una reale influenza. E ha portato molti a impegnarsi nella campagna elettorale.

"Prima di tutto, questo governo israeliano è il più razzista e fascista che si sia mai visto, e si nutre persino del sangue e del genocidio" dice l'attivista Dana Salameh, che poi spiega: "A lungo termine, hanno un piano per sradicarci da qui, non solo dai centri decisionali. Hanno un piano per eliminare completamente gli arabi: non li vogliono affatto in questo Stato. Questa è una lotta per la nostra stessa esistenza".

Secondo i sondaggi della vigilia, i partiti arabi potrebbero conquistare tra i 13 e i 15 seggi su 120 alla Knesset. Determinante sarebbe anche l'alta affluenza alle urne della comunità araba che potrebbe condizionare la formazione del prossimo governo e il futuro politico di Benjamin Netanyahu spostando l'ago della bilancia a favore di un blocco anti-Netanyahu guidato dall'ex capo militare Gadi Eisenkot.

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"Il futuro della globalizzazione e i nuovi equilibri internazionali"

Roma, 21 ott. (askanews) - Il futuro della globalizzazione e i nuovi equilibri internazionali nell'era di Donald Trump. Sono i temi al centro dell'incontro "Il mondo dopo Trump", ospitato nella cornice di Villa Blanc, a Roma, in occasione della presentazione dei libri di Innocenzo Cipolletta, "Dopo Trump. Il futuro della globalizzazione", e Sergio Fabbrini, "Tsunami Trump. Il nazionalismo americano e l'Europa".

Innocenzo Cipolletta, Presidente AIE: "Il mondo dopo Trump sarà sicuramente diverso perché l'azione che ha portato avanti è tale che praticamente lascerà delle macerie. Gli organismi internazionali sono stati devastati. Gli accordi internazionali non ci sono più e i dazi imposti sono diventati una posta di bilancio del bilancio federale americano".

Sergio Fabbrini, Professore Emerito di Scienza Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università LUISS Guido Carli di Roma: "Si è attivata una dinamica interna alla società americana che va in direzione opposta agli interessi europei. È l'espressione di un nazionalismo americano di cui non conoscevamo le caratteristiche nel passato e che fa dell'America è un paese che pensa principalmente a se stesso".

Ad aprire l'incontro Luigi Abete, presidente della Luiss Business School, secondo cui le politiche di Donald Trump stanno paradossalmente spingendo l'Europa a rafforzarsi e ad accelerare il proprio processo di integrazione. Per Abete, l'azione del presidente americano ha contribuito a rendere i cittadini europei più consapevoli dell'importanza dell'Unione, chiamata a superare le proprie difficoltà e a maturare più rapidamente. Al dibattito hanno partecipato anche gli studenti della Scuola di giornalismo della Luiss, in un confronto sulle conseguenze del protezionismo americano, sul futuro delle relazioni transatlantiche e sul ruolo dell'Europa nel nuovo scenario geopolitico.

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