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Coree, armi e fortificazioni militari visibili sul lato Nord

di TMNews martedì 27 ottobre 2026
1' di lettura

Gimpo (Corea del Sud), 27 ott. (askanews) - Armi che sembrano obici semoventi e soldati nordcoreani sono visibili sul lato nord della zona demilitarizzata (DMZ) che separa le due Coree in queste immagini Afp da Gimpo, in Corea del Sud.

Pyongyang ha interrotto da anni i contatti con Seoul e dal 2023 ha avviato il rafforzamento delle fortificazioni lungo il confine, dopo aver abbandonato la prospettiva della riunificazione e definito la Corea del Sud uno Stato nemico.

I lavori, condotti spesso nelle immediate vicinanze della linea di demarcazione, hanno provocato diversi incidenti. A settembre tre soldati sudcoreani sono rimasti feriti dall'esplosione di due mine che, secondo Seoul, erano state collocate dai militari nordcoreani sul lato meridionale del confine. Pyongyang ha respinto le accuse.

Negli ultimi mesi l'esercito sudcoreano ha inoltre sparato decine di colpi di avvertimento in risposta a presunte incursioni di soldati nordcoreani. La linea di demarcazione attraversa spesso zone montuose e aree di fitta vegetazione e non è sempre delimitata con precisione sul terreno, circostanza che alimenta interpretazioni divergenti tra i due eserciti.

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Israele al voto, a Kiryat Arba si teme l'evacuazione delle colonie

Kiryat Arba, 27 ott. (askanews) - Si vota anche negli insediamenti israeliani della Cisgiordania occupata. A Kiryat Arba, alle porte della città palestinese di Hebron, gli elettori si recano alle urne per rinnovare i 120 seggi della Knesset. Tra le cabine elettorali ci sono anche famiglie con bambini.

I coloni israeliani possono partecipare alle elezioni nazionali, mentre i palestinesi che vivono nella stessa Cisgiordania, privi della cittadinanza israeliana, non hanno diritto di voto per il Parlamento di Israele.

Il futuro degli insediamenti è uno dei temi che dividono gli schieramenti. Il governo di Benjamin Netanyahu, sostenuto dalla destra nazionalista e religiosa, ha favorito l'espansione delle colonie. Il suo principale sfidante, Gadi Eisenkot, si oppone all'annessione formale della Cisgiordania e ha promesso di contrastare gli avamposti illegali e la violenza dei coloni.

A Kiryat Arba, tra gli elettori intervistati, emergono il timore che un cambio di governo possa portare allo sgombero di nuovi insediamenti e la richiesta di dare maggiore peso alla legge religiosa ebraica nelle decisioni dello Stato. Posizioni che mostrano quanto, per una parte dell'elettorato nazionalista e religioso, il voto riguardi anche l'identità stessa di Israele.

Di seguito, le testimonianze di Meir Menahem, addetto alla sicurezza, 67 anni e di Eliya Tzeiri, studente di una yeshiva, 22 anni.

"Il prossimo primo ministro deve dire e fare tutto quello che vuole affinché questo sia un vero Stato ebraico e non uno Stato ebraico finto. Adesso dicono che è uno Stato ebraico, ma è una finzione. Non è uno Stato ebraico. Nella maggior parte delle questioni non si decide secondo la legge ebraica, ma secondo quelle europee e americane. Vogliono far parte del mondo e noi non lo vogliamo".

"Fa paura. Alla fine potrebbe portare alla distruzione di tutti i nuovi insediamenti, all'evacuazione dei nuovi insediamenti che sono stati costruiti. Questo significa che gli attacchi che oggi vengono impediti e le operazioni militari che vediamo in Giudea e Samaria Cisgiordania non avranno più luogo. E poi, a quanto pare, restituiremo il territorio che abbiamo conquistato in Libano, alla Siria, all'Iran. Sembra che tutto andrà in quella direzione".

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Commenti offensivi su Mao Zedong, Mbappé perde due sponsor cinesi

Roma, 27 ott. (askanews) - Il produttore cinese di bevande Eastroc Beverage e l'azienda alimentare Mengniu Dairy hanno interrotto i rapporti con il calciatore francese Kylian Mbappé dopo le polemiche suscitate da alcuni commenti considerati offensivi nei confronti di Mao Zedong, leader della rivoluzione comunista cinese.

La controversia è nata dopo che, in un video, a Mbappé è stato chiesto quale meme di Internet che lo ritraeva lo avesse fatto ridere di più. Il fuoriclasse del Real Madrid ha descritto un meme che mostrava un uomo che, a suo dire, era "un dittatore cinese", con il proprio volto sovrapposto a quello dell'uomo. Mbappé ha raccontato di utilizzare spesso quel meme con i suoi amici mentre giocano online.

"A partire da oggi, poniamo fine alla nostra collaborazione con Kylian Mbappé", ha annunciato Eastroc Beverage in un comunicato. Mengniu Dairy ha diffuso una dichiarazione analoga. Entrambe le aziende hanno espresso la loro ferma opposizione a qualsiasi comportamento che offenda i sentimenti nazionali e hanno ribadito la propria politica di tolleranza zero nei confronti di simili condotte.

Anche il governo cinese ha condannato l'episodio: "Abbiamo preso visione delle notizie in questione. Le parole e le azioni che feriscono i sentimenti del popolo cinese saranno naturalmente oggetto di un rifiuto unanime da parte di tutti i settori della società cinese", ha affermato Guo Jiakun, portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

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Bolsonaro Jr: mai pensato di lasciare il Brasile, guiderò opposizione

Roma, 27 ott. (askanews) - "Per resistere al caos, organizzerò l'opposizione, abbiamo conquistato la maggioranza al Senato e alla Camera": così il senatore brasiliano Flavio Bolsonaro, sconfitto al ballottaggio delle presidenziali in Brasile, ha annunciato che non intende lasciare il Paese, mentre il giudice Alexandre de Moraes, lo stesso che ha guidato le indagini sul padre, gli ha ordinato di consegnare i passaporti, sia quello ordinario che quello diplomatico.

"Non ho mai pensato di lasciare il Paese. Consegnerò i passaporti. E mi difenderò da questa farsa, che è un chiaro tentativo di intimidirmi", ha aggiunto il leader di destra in un video diffuso dopo aver visitato il padre, l'ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari dopo la condanna per tentato golpe.

A rovinare la festa per la rielezione del presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva, con il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flavio Bolsonaro, è stato il crollo dei mercati finanziari, con i tassi di interesse a termine, il dollaro e la Borsa che hanno registrato forti oscillazioni dei prezzi.

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Urne aperte in Israele, prime elezioni dagli attacchi del 7 ottobre

Gerusalemme, 27 ott. (askanews) - I cittadini di Gerusalemme votano alle prime elezioni generali dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Si sono aperte alle 7 ore locali (le 6 in Italia), le urne per l'elezione dei 120 membri della ventiseiesima Knesset, il Parlamento monocamerale di Israele. Chiamati al voto circa 7,3 milioni di aventi diritto. I seggi chiuderanno alle 22 ore locali, le 21 in Italia. Subito dopo, i primi exit poll.

Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell'apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha dominato la scena politica di Israele negli ultimi tre decenni, e il blocco dell'opposizione guidato dall'ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gadi Eisenkot, presidente del partito Yashar.

Stando alle previsioni, nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe la maggioranza di 61 seggi in parlamento. Sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi della Knesset. Per la precisione sono 12.018 seggi aperti oggi per i 7.331.981 aventi diritto al voto.

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