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Lorenzin: medici no vax reintegrati? Vergogna, si sconfessa scienza

di TMNews giovedì 5 novembre 2026
1' di lettura

Roma, 5 nov. (askanews) - "È una vergogna, si devono vergognare, perché questa è un'azione legittimata da questa maggioranza, dal ministro e dal presidente del Consiglio su cui si dovrebbe vergognare, perché mette non soltanto in discussione la capacità degli ordini di vigilare, quindi di fare quella che è la loro missione e quindi li sconfessa; sconfessa la scienza e rimette in pista persone che se sono state radiate ci sarà stato anche un motivo e quindi sono persone da cui per esempio una persona anziana dovrebbe andare e dovrebbe sentirsi dire che deve farsi il vaccino per l'influenza, il vaccino per l'herpes zooster, oppure da cui una madre va a chiedere se può o meno fare la vaccinazione obbligatoria, non ci stupiamo poi che in Italia siamo sotto le soglie della trivalente e dell'esavalente, come purtroppo ci attestano le cronache".

Lo ha detto la ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori Pd, rispondendo a una domanda su cosa ne pensasse dei medici no-vax reintegrati a lavoro, a margine della seconda edizione dell'Urania Policy and Business Forum, annuale appuntamento promosso da Urania News, tv delle istituzioni e delle imprese, a Villa Wolkonsky a Roma.

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"Spero che l'operazione a Oleshky porti a una pace più diffusa. Ogni trasformazione significativa inizia con una piccola scintilla", ha affermato la first lady nel suo discorso. "Ora dobbiamo mostrare il coraggio che abbiamo dimostrato ad Olechky per trovare un terreno comune - ha proseguito - insieme, possiamo costruire qualcosa di più duraturo di una semplice tregua temporanea".

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Così Pierluigi Russo direttore tecnico scientifico Aifa a margine della seconda edizione dell'Urania Policy and Business Forum, annuale appuntamento promosso da Urania News, tv delle istituzioni e delle imprese, a Villa Wolkonsky a Roma.

"È un cambio probabilmente paradigmatico che impegna non soltanto nuovi modelli di ricerca ma anche un approccio regolatorio che noi stiamo cercando di gestire al meglio, quindi con un'evoluzione anche di questo modello regolatorio, in questo senso - ha aggiunto - anche le caratteristiche dell'Agenzia Italiana del Farmaco, che è un'agenzia italiana del farmaco nel contesto europeo anche un po' atipica, che unisce insieme la dimensione regolatoria con l'accesso e la sostenibilità, è sicuramente un approccio che è osservato con grande attenzione a livello europeo".

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"Vogliamo migliorare ulteriormente la qualità dei nostri servizi - spiega il presidente esecutivo del gruppo, Luca Dal Fabbro - perché noi abbiamo una missione, un ruolo fondamentale che è quello di offrire servizi migliori alla popolazione dei nostri territori: la Toscana, l'Emilia, il Piemonte e ovviamente la Liguria. Quattro regioni più la Sicilia con l'acqua, dove vogliamo essere sempre più partner della nostra clientela, dei nostri abitatori, facendo con loro un patto che è basato sulla massima trasparenza e sul massimo sforzo da parte nostra di servire le loro esigenze".

Nei territori serviti la raccolta differenziata dovrà salire al 75 per cento e il biometano ricavato dall'organico più che raddoppiare. Ma il nodo resta la chiusura del ciclo, dove l'Italia fa ancora i conti con le discariche. "La sintesi è dare più forza al nostro domani. Lo facciamo con 10,4 miliardi di euro di investimenti nei 10 anni - ricorda l'amministratore delegato, Gianluca Bufo -. 2,2 sono sul settore dell'ambiente. Qui ci concentriamo, dopo tanti anni dove abbiamo migliorato la qualità della raccolta differenziata, su quelle infrastrutture critiche per la fase di fine ciclo dei rifiuti, i termovalorizzatori. Il paese ne ha bisogno di circa 22 per rispettare la normativa Ue di non mettere più i rifiuti urbani in discarica. Noi siamo posizionati con queste quattro iniziative sulle sei regioni che hanno avviato o già concluso gli iter autorizzativi. Gli investimenti li dobbiamo, li sappiamo e li vogliamo fare".

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