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Minetti: dopo il bronzo, un disco e un libro

sabato 8 settembre 2012
2' di lettura

Mi hanno spinto a correre 2 anni fa, mi hanno sfidato e mi hanno detto potresti correre i 1500. Così è cominciato tutto". Lo ha raccontato ai microfoni della 'Telefonata di Belpietro' su Canale 5 la medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Londra nei 1500 metri nella categoria T12 per ipovedenti Annalisa Minetti. "Un ex maresciallo della Finanza - ha proseguito Minetti - mi ha visto correre e mi ha detto che potevo farlo. Mi ha portato in un centro dove si allenano gli atleti della Guardia di finanza, mi hanno dato il cordino e mi hanno fatto correre i 1500. Il test è andato bene, arrivavano risultati e a quel punto ho deciso di allenarmi seriamente con il sogno delle Paralimpiadi. E alla fine il risultato è arrivato". Annalisa Minetti racconta di avere cominciato con gli 800 metri. Progetto per il futuro "Avevo grandi risultati e di conseguenza si sarebbe potuto fare questa gara - ha detto - ma poi mi hanno detto che quella disciplina non ci sarebbe stata. Erano preoccupati, ma li ho rasserenati, ho detto niente paura, raddoppiamo la distanza ed è andata bene". A Belpietro che le ha detto di essere giovane, ma non giovanissima, Annalisa Minetti ha spiegato: "quando il motore non è logorato dall’agonismo, mi hanno spiegato che i risultati sportivi possono arrivare anche avanti con l’età. Dal punto di vista artistico? C'è un disco, poi ho intenzione do scrivere un libro. Queste sono le mie prossime sfide. Sportivamente sono a rischio divorzio, perché tra un impegno e l’altro non ci sono mai, ma vorrei continuare. Già ieri mi sono allenata, mi avevano detto di riposarmi, ma non ce l’ho fatta. Anche oggi mi sono svegliata presto e ho già fatto i miei 50' di corsa". Annalisa Minetti ha imparato a combattere da subito: "Sono cresciuta in famiglia molto forte - ha raccontato - ho vissuto esperienze forgianti per il carattere. Ho un fratello che per una manovra sbagliata di un medico ha un ritardo cognitivo, quando mi hanno diagnosticato la malattia, mi sembrava di non avere nulla al confronto. Mio padre mi ha detto che se sorrido al dolore lo disarmo. Non ho fatto altro che fare quello che mi hanno insegnato i miei genitori, prendere la vita di petto. Sofferenza e sacrificio sono due cose importanti. Se le fai le tue migliori amiche riesci a vivere serenamente"

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