«La libertà non è mai scontata. Ai nostri figli dobbiamo raccontare che c’è stato un tempo in cui per le proprie idee si poteva essere costretti a cambiare scuola, quartiere, città. Si poteva essere minacciati, insultati, aggrediti. Si poteva persino perdere la vita, uccisi da carnefici che nemmeno ti conoscevano, in una spirale di odio cieco e violenza». Così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto portare il suo ricordo di Sergio Ramelli alla cerimonia d’inaugurazione della mostra che ne racconta la tragedia 50 anni dopo. «Ci tenevo moltissimo ad esserci in questo anniversario così importante», continua Meloni in collegamento con la platea gremita, «perché oggi, dopo cinquant’anni, quella memoria, che per troppo tempo è stata soltanto di una parte, inizia ad essere maggiormente condivisa, nel tentativo di ricucire una ferita profonda nella coscienza nazionale. Ed è nostro dovere raccontarlo, non soltanto per ricordare chi ha pagato il prezzo più alto, ma per imparare a riconoscere subito i germi di quell’odio e di quella violenza, per neutralizzarli subito e impedire loro di generare nuove stagioni di dolore, perché non accada mai più».
Poi un messaggio ai giovani, che oggi avrebbero la stessa età di Sergio al momento della sua morte. «Cinquant’anni dopo c’è ancora una minoranza rumorosa che crede che l’odio, la sopraffazione e la violenza siano strumenti legittimi attraverso cui affermare le proprie idee. Ai ragazzi che hanno spalancata davanti a sé la strada della propria vita, che vogliono dedicarsi a ciò in cui credono, voglio dire: non fatevi ingannare da falsi profeti e da cattivi maestri. Coltivate la vostra libertà, non perdete il vostro sorriso, inseguite la bellezza, difendete le vostre idee con forza ma fatelo sempre e soprattutto con amore. Come faceva Sergio». E ancora: «La sua morte tanto brutale quanto assurda, e forse proprio per questo divenuta un simbolo per generazioni di militanti di destra di tutta Italia, è un pezzo di storia con cui tutti a destra e sinistra devono fare i conti».
«Oggi sono in tanti», interviene il Presidente del Senato Ignazio La Russa, che quegli anni tristi a Milano li ha vissuti in prima persona, «a vedere in Sergio una figura utile per dire no all’odio di parte e per comprendere quanto sia sbagliata la contrapposizione violenta. È giusto ricordare anche i due giovani di sinistra, Fausto e Iaio, per i quali non è ancora stata fatta giustizia. Perché ciò che conta è la memoria condivisa di giovani morti solo perché credevano in un’idea, non se di destra o di sinistra. Un insegnamento che deve restare forte, specie in una fase storica in cui vedo riaffacciarsi fuocherelli che non mi piacciono», continua La Russa, che poi a chi gli chiedeva cosa avesse da dire a chi ancora contesta il ricordo di Ramelli, replica: «Contenti loro, contenti tutti».
Fuori dalla sala, nel foyer dell’auditorium al piano terra di Palazzo Lombardia, una serie di pannelli che ripercorrono i drammatici avvenimenti degli ultimi giorni di Sergio, prima e dopo l’aggressione ad opera di alcuni militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia. Il convegno in ricordo di Sergio Ramelli è stato anche l’occasione per premiare le 38 città italiane che hanno intitolato uno spazio a Ramelli. Regione Lombardia ha consegnato una targa di «riconoscimento per il coraggio mostrato» a comuni da tutto lo stivale, da Ascoli Piceno e Brescia, passando per Cagliari, Como, L’Aquila, Lecce, Modena, Monza e ancora. «Su Ramelli», commenta Carlo Fidanza, europarlamentare per Fratelli d’Italia, «c’è tanto da recuperare: la sua storia è stata taciuta e ignorata per decenni e ora gli si rende onore. Fa specie che ci siano situazioni come quella di Cinisello, dove è stato convocato un presidio antifascista per contestare l’intitolazione di una piazza a Ramelli. Il Pd, invece di polemizzare, farebbe bene a dissociarsi da fanatici che contestano un ragazzo ucciso per le sue idee».
A Milano la via in suo nome ancora manca e Fratelli d’Italia ha chiesto al Comune di intitolare entro il 2025 una via della città o uno slargo a Sergio Ramelli. Una «resistenza» che secondo alcuni potrebbe essere la causa di alcune manifestazioni extraparlamentari dove si vedono braccia tese. «Se ci fosse stata una maggior capacità da parte di tutti e soprattutto da parte della sinistra di contribuire a una memoria condivisa, probabilmente le commemorazioni di parte oggi scemerebbero di intensità», conclude Carlo Fidanza, che poi ricorda: «Fratelli d’Italia non aderisce al corteo di domani. Abbiamo preferito le cerimonie istituzionali, come questo convegno in Regione e il ricordo ai giardini di via Pinturicchio e sotto casa di Pedenovi, insieme al sindaco e alle altre autorità».
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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Vladimir Putin ha dichiarato che la crescita economica della Russia è in calo da due mesi consecutivi, con il PIL in contrazione dell’1,8% da gennaio a febbraio. In un incontro con i funzionari a Mosca, il presidente russo ha affermato che l'industria manifatturiera, la produzione industriale e il settore edile hanno subito perdite. Putin ha chiesto spiegazioni dettagliate sul motivo per cui gli indicatori macroeconomici non sono all'altezza delle previsioni del governo e della Banca centrale russa.
Dopo la vittoria elettorale, il leader dell’opposizione Péter Magyar ha incontrato il presidente Tamás Sulyok al Palazzo Sándor per avviare il percorso di formazione del nuovo governo. Mentre si trovava su uno dei balconi dell'edificio, è andato in scena un curioso siparietto, con Magyar che ha scorto il primo ministro uscente Viktor Orbán su un altro balcone poco distante. Il neo premier ha quindi salutato il suo avversario nelle elezioni: "È una scena da film".
Papa Leone XIV è atterrato in Camerun per la seconda tappa del suo viaggio di 10 giorni in Africa. Sta portando un messaggio di pace nella regione separatista, dove i combattenti hanno annunciato una pausa di tre giorni nei combattimenti. Il Vaticano afferma che la lotta alla corruzione nel Paese ricco di minerali e l’insistenza sul corretto uso dell’autorità politica dovrebbero essere i temi della visita di Leone, che inizierà a Yaoundé, la capitale. Leone è stato prima in Algeria, come prima tappa del suo tour africano in quattro nazioni. "È stata una benedizione speciale per me tornare ancora una volta ad Annaba ieri, ma anche offrire alla Chiesa e al mondo la visione che sant'Agostino ci offre in termini di ricerca di Dio e lotta per costruire comunità, ricerca dell'unità tra tutti i popoli e del rispetto per tutti nonostante le differenze. In due giorni in Algeria penso che abbiamo davvero avuto una meravigliosa opportunità", ha detto Leone. "Per continuare a costruire ponti, a promuovere il dialogo. Penso che la visita alla moschea sia stata significativa e per diciamo che anche se abbiamo credenze diverse, Abbiamo modi diversi di adorare, abbiamo modi diversi di vivere, possiamo vivere insieme in pace - ha aggiunto -. E quindi penso che promuovere quel tipo di immagine sia qualcosa che il mondo ha bisogno di sentire oggi, e che insieme possiamo continuare a offrire nella nostra testimonianza mentre proseguiamo in questo viaggio apostolico"