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Furbetti del ticket a Genova, Toti: pronti a provvedimenti

sabato 2 marzo 2019
2' di lettura

Roma, 1 mar. (askanews) - "Stiamo agendo con la massima fermezza per collaborare con la magistratura e avviare tutti i controlli. Ognuno risponderà delle proprie azioni". Così il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha commentato la maxi inchiesta sul mancato pagamento dei ticket per esami di laboratorio all'ospedale San Martino di Genova, che vedrebbe indagate 2.300 persone, tra cui circa 600 dipendenti della struttura, che avrebbero erogato esami gratuiti. Una vicenda non nuova, ha spiegato Toti, iniziata nel 2007 con un'inchiesta interna. Il direttore generale del San Martino, Giovanni Ucci. "Nella prima tranche si era addirittura identificata una password per scavalcare i sistemi ma quella parte è stata chiusa con le sentenze della Corte dei Conti e abbiamo dato corso alle azioni disciplinari già avviate e al recupero crediti, recuperati quasi tutti". Il precedente direttore generale, ha spiegato Ucci, aveva avviato una commissione d'indagine per verificare che non ci fossero stati altri casi, era stata abolita la password e si erano avviate azioni di modifica dei sistemi. Ma il fenomeno era proseguito, quindi nuovi procedimenti disciplinari e recupero delle somme, tranne quelle sotto i 5 euro. "Su questa seconda indagine si è inserita quella della magistratura, i Nas ci hanno chiesto collaborazione e documenti del 2015 e 2016. Ho ricevuto stamattina un primo elenco di persone da convocare". "I dipendenti li conosco sono generalmente persone che lavorano per il bene del paziente, penso che nella maggior parte dei casi si tratti di malintesi, non posso credere che tutto il personale... Non farei di tutta l'erba un fascio. Toti ha voluto precisare che rispetto al passato sono stati attuati correttivi nei sistemi di controllo e nei sistemi informatici, sono stati fatti corsi di formazione del personale e sono cambiati i responsabili dei laboratori di analisi e dei sistemi informatici. Nella speranza che non accada ancora. "E' chiaro che siamo pronti ad assumere tutte le procedure disciplinari del caso, dove sussistesse la necessità di farlo, come probabilmente accadrà, ma non siamo in grado di farlo oggi perché non abbiamo i nominativi degli indagati". "Si tratta di un terribile malcostume assai diffuso purtroppo, dove, perché l'inchiesta non ha ancora nomi e cognomi, si rilevasse che i numeri sono questi, sarebbe un fenomeno di malcostume diffuso ma da non confondere con la malasanità".

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