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Ripensare il cibo e la sua produzione per salvare il Pianeta

sabato 7 dicembre 2019
3' di lettura

Milano, 4 dic. (askanews) - Dodici trilioni di dollari. E' il costo nascosto dietro la produzione di cibo e i sistemi di utilizzo della terra, tra danni ambientali e sanità pubblica. L'enormità di questa cifra appare ancor più evidente se pensiamo che da solo tutto il mercato del sistema agroalimentare vale 10 di trilioni di dollari. Di qui l'urgenza di un cambio di passo, una "chiamata alle armi" per dirla con le parole di Guido Barilla, giunta dal decimo Forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato a Milano dalla Fondazione Barilla, dove il presidente ha riportato l'attenzione sui consumatori. "C'è bisogno prima di tutto - ha detto - di una coscienza comune delle persone e di un atteggiamento responsabile delle persone nelle scelte che fanno. Le persone costruiscono i mercati, i mercati determinano la domanda, l'industria risponde alla domanda di mercato per vocazione e per necessità tutto il cambiamento parte dalla coscienza delle persone". Un cambiamento culturale dunque è il primo passaggio per rispondere all'emergenza ambientale che ci chiama in causa come cittadini. Il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini: "La forza dei cittadini che io amo definire coproduttori più che consumatori è quella di pretendere che atteggiamenti virtuosi vengano applicati dall industria. Facciano bene attenzione tutti perché questo meccanismo è già partito rispetto alla qualità degli alimenti, riduzione pesticidi e conservanti. Tutta l'industria si sta concentrando su questo concetto del senza questo significa che oggi c'è il senza, una volta ce li mangiavamo tutti". Nel report presentato durante il Forum, il professor Jeremy Oppenheim sostiene la necessità di intervenire su tre grandi ambiti, per favorire la transizione del sistema agroalimentare: "Prima di tutto occorre cambiare le nostre diete incoraggiando i consumatori fin da giovani; poi bisogna pagare i contadini per produrre il cibo giusto nel modo giusto, la terza cosa è proteggere le nostre foreste. E' inutile piantare trilioni di alberi, la prima cosa da fare è proteggere le foreste tropicali, la più grande riserva di biodiversità. Dobbiamo spingere su questi tre elementi in modo molto forte: non c'è bisogno di andare su Marte, di un Pianeta B, ci basta il nostro Pianeta se lavoriamo nel modo giusto". Quello della riforestazione è un tema sul quale si è soffermato anche da Guido Barilla: "Dobbiamo piantare miliardi e miliardi di piante che ci serviranno per cercare di limitare il riscaldamento globale. E' un impegno di base che ovvio che tutte le operazioni che l'industria fa devono rispondere a questa grande tematica che è la riforestazione ogni operazione industriale che va contro la riforestazione è un delitto contro l'umanità". Per spingere in questa direzione occorre ragionare in un'ottica sistemica. In occasione del forum la virologa Ilaria Capua, direttore di One Health center of Excellence, ha lanciato l'idea di un patto intergenerazionale: "Mettendo insieme informazioni sulla salute delle persone, degli animali e dell ambiente noi potremo trovare nuove soluzioni che studino altri percorsi e che non vadano a risolvere un problema e ne creino un altro. La salute va vista come un valore del sistema e quindi circolare che permetta a tutti di godere di salute perché la vita si nutre di vita".

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