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La Biennale delle Immagini in Movimento alle OGR di Torino

sabato 29 giugno 2019
2' di lettura

Torino, 25 giu. (askanews) - Le Officine Grandi Riparazioni di Torino aprono le porte dei propri spazi alla Biennale delle Immagini in Movimento, storico progetto del Centre d'Art Contemporain di Ginevra che per la prima volta lascia la propria sede elvetica. Un'occasione per fare il punto sullo stato di salute - ottimo, ve lo anticipiamo - di quella che una volta chiamavamo videoarte, che sempre di più pensa se stessa oltre i vincoli che tradizionalmente attribuiamo al medium. Ma questa Biennale è anche un'occasione per le OGR per trovare un nuovo modo di raccontare se stesse in relazione ai video, senza snaturare la natura, molto particolare, dei propri spazi espositivi. "E' molto interessante vedere come la Biennale si trasforma qui alle OGR - ha detto ad askanews Andrea Bellini, uno dei due curatori della Biennale - devo dire anche con un pizzico di gelosia perché io sono il direttore del Centro d'Arte contemporanea di Ginevra e qui alle OGR la Biennale ci sembra particolarmente potente: gli spazi sono favolosi, le officine sono veramente un luogo affascinante". E, partendo da queste considerazioni, il direttore artistico delle OGR, Nicola Ricciardi, ci ha raccontato la sfida che il progetto ha rappresentato per il museo torinese: "Portare un medium come il video all'interno di questi spazi - ci ha detto - era una sfida anche perché è sempre facile costruire delle black box all'interno delle quali fare vedere delle proiezioni o dei film. La sfida nostra era invece continuare il dialogo con l'architettura, continuare a fare entrare i muri e la storia delle OGR all'interno dei nostri progetti espositivi". L'effetto finale dell'allestimento e delle scelte dei curatori è decisamente affascinante: sia per quanto gli ambienti delle OGR, che cambiano grazie all'allestimento di Andreas Angelidakis che crea come delle quinte, ma restano riconoscibili nelle proprie caratteristiche fondative, sia per quanto riguarda i contenuti, le opere: diverse, sorprendenti, ricche di implicazioni anche teoriche su cosa siano oggi le "immagini in movimento". E proprio di questo aspetto abbiamo parlato con Andrea Lissoni, il secondo curatore della Biennale. "L'immagine che esce da questa edizione della Biennale delle Immagini in Movimento - ci ha detto il senior curator della Tate Modern di Londra - è che non ci sono schermi, che non ci sono superfici, che le immagini sono intorno a noi, dentro di noi e che in qualche modo ci abitano, ma possiamo sempre guardarle, possiamo sempre esperirle come prima, semplicemente dobbiamo essere ricettivi con i nostri occhi, come lo siamo con le nostre orecchie, quanto lo siamo con il nostro corpo. Questo è forse la lezione sensoriale che questa Biennale vuole trasmettere". Esperienza intensa e straniante al punto giusto, la Biennale delle Immagini in Movimento resta a Torino fino al 29 settembre.

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