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Ingres e il suo tempo: una lettura moderna del Classicismo

sabato 16 marzo 2019
2' di lettura

Milano (askanews) - Riconsiderare l'idea di Neoclassicismo, andando a indagare la carica di novità e di "giovinezza" che il movimento ha portato con sé, attraverso la mostra "Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone", allestita a Palazzo Reale a Milano e curata da Florence Viguier-Dutheil, direttrice del Musée Ingres di Montauban. "Il proposito della mostra - ha detto ad askanews - è raccontare l'ambito nel quale Ingres nasce, da quale mondo viene e verso quale va. In questo modo si scopre che non è solo questo classicista legato a David, nel cui studio comunque ha mosso i suoi primi passi, ma abbastanza rapidamente se ne è staccato per intraprendere il suo cammino personale". Nella temperie dell'era napoleonica, con i suoi slanci rivoluzionari seguiti poi dal momento imperiale, gli artisti hanno gettato le fondamenta della nostra modernità. Stéphane Guégan, storico dell'arte del Musée d'Orsay. "Questa esposizione - ci ha spiegato - mostra che la libertà di Ingres, libertà dalla rappresentazione della realtà, libertà formale, viene da più lontano, viene dal suo maestro David. E qui facciamo vedere, a differenza di quanto succedeva in altre mostre, che è proprio nell'atelier di David che Ingres inventa se stesso: non ci sono più da una parte l'accademismo del maestro e dall'altra la libertà dell'allievo. La libertà di Ingres deriva proprio dall'esempio di David". Significativo anche il fatto che l'esposizione si apra a Milano, città che nel periodo di Napoleone ha giocato un ruolo cruciale, di ponte culturale tra l'Italia e Parigi. Ma il punto chiave è ripensare l'opera di Ingres, ribaltando interpretazioni semplicistiche. "Non ha mai dimenticato la frase di Leonardo da Vinci che dice che la pittura è cosa mentale - ha aggiunto Florence Viguier-Dutheil -. E quindi ecco il suo paradosso, che ci fa credere nei suoi ritratti di essere di fronte a una persona reale, osservata con precisione, ma se si guarda bene si scopre che questa persona non esiste nella realtà perché ha una schiena troppo stretta o troppo lunga, una posizione del corpo, della gola, del seno nei suoi nudi che non è possibile... Perciò è questo il paradosso di Ingres che vogliamo mettere in luce in questa mostra". Come si vede, il messaggio è di grande radicalità, tanto che è da dipinti come la "Grande odalisca", che arriva dal Metropolitan di New York, che Picasso ha elaborato la propria visione delle Damoiselles d'Avignon, ossia il dipinto che da molti punti di vista ha spalancato la porta alla pittura moderna. L'esposizione, promossa dal settore Cultura del Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale e Civita mostre e musei, resta aperta al pubblico fino al 23 giugno.

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"Ci siamo concessi il lusso di poter viaggiare non solo con la testa, ma anche fisicamente. Era una cosa che ai Subsonica devo dire un po' mancava. Ovviamente questo fa una differenza, fa la differenza che quando tu emozionalmente vivi una cosa sulla tua pelle, sicuramente gli dai una profondità e una vitalità che è diversa semplicemente da immaginarti e vivertela nella tua cameretta a casa tua".

Un disco politico e denso, si parla di guerra e confini, un viaggio nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità.

"E nei nostri dischi c'è sempre il racconto della vita. C'è sempre un qualcosa che va a mettere il punto su quello che sta accadendo, di giusto e anche di sbagliato. La prima canzone scritta dai Subsonica recitava 'Paura del diverso, paura del possibile', che è esattamente quello che viene raccontato in Straniero, che è l'ultimo singolo che uscirà a breve. Quindi in realtà da sempre i subsonica sono questo: sono un occhio su quello che succede col tentativo di dare una visione, un'immagine il più reale e il più giusta per noi possibile".

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