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Gabriele Lavia nei "Giganti" di Pirandello e il mondo dell'oltre

sabato 16 marzo 2019
2' di lettura

Roma, 15 mar. (askanews) - Onirico, surreale, attraversato dall'inizio alla fine da una presenza di morte: "I giganti della Montagna", ultimo testo incompiuto di Luigi Pirandello, diretto e interpretata da Gabriele Lavia, (una nuova produzione della Fondazione Teatro della Toscana, in co-produzione con lo Stabile di Torino e il Teatro Biondo di Palermo), in scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 31 marzo 2019. Ventitré attori sul palco, fantastici costumi di Andrea Viotti, una scenografia gigante che mostra un teatro distrutto. L'ultimo testo scritto dal maestro siciliano prima di morire ci porta nel mondo dell'"oltre". Lavia interpreta il Mago Cotrone: "Quell'oltre è il mondo dell'oltre, il mondo dove si vedono degli spiriti, qualche cosa, il teatro per esempio è il mondo dell'oltre. Il mondo dell'oltre è questo, al di là del fatto che Pirandello partecipava a sedute spiritiche molto importanti, alle quali era stato iniziato dall'amico Luigi Capuana che era anche un medium". Nella Villa La Scalogna, che rappresenta il mondo dell'immaginazione, il mago Cotrone-Pirandello dà ospitalità a una compagnia di teatranti guidata dalla Contessa Ilse, eterea e carnale allo stesso tempo, interpretata da una bravissima Federica Di Martino: "Ilse è un personaggio stupendo e difficilissimo, Ilse è la poesia che Pirandello fa incarnare da questa donna, attrice di teatro, ormai larva di se stessa, è proprio questa una battuta del mio personaggio". "Si ostina a voler rappresentare l'opera del poeta in mezzo agli uomini - spiega - Gli uomini per Pirandello sono i Giganti della Montagna, uomini abbruttiti, involgariti". Alla fine dello spettacolo, le ultime cinque parole scritte di pugno da Pirandello "Io ho paura, ho paura": "C'è un restare sgomenti, e sospesi, nella paura di un chissà, di un chissà come, di un chissà dove, all'interno di un teatro rotto, frantumato, semidistrutto, dove questi attori dispersi e questi scalognati e Cotrone si sono rifugiati, perché la vita la società, il mondo, non è quello che è più adatto a loro".

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