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La "resistenza" catalana: 'Non scordiamo i prigionieri politici'

sabato 28 settembre 2019
2' di lettura

Figueres, 24 set. (askanews) - Quasi tutti i venerdì sera da mesi, i comitati delle organizzazioni indipendentiste catalane organizzano una cena fuori dal carcere di Puig de les Basses, nei pressi di Figueres: centinaia di persone arrivano - dalle città vicine ma anche da Barcellona o dal Sud della Catalogna - per mostrare la loro solidarietà a Dolors Bassa. Bassa è uno dei 10 politici catalani che insieme a due leader della società civile sono processati dal Tribunal Supremo spagnolo per aver organizzato il referendum sull'indipendenza della Catalogna dalla Spagna del 1 ottobre 2017. Un referendum che Madrid ha dichiarato incostituzionale. Il 16 ottobre 2019 alcuni di loro avranno passato due anni in custodia cautelare in carcere, in attesa dell'esito del processo, ma la sentenza dovrebbe arrivare poco prima. Molti rischiano fino a 20 anni di prigione per i delitti di ribellione e sedizione. Ma i partiti indipendentisti, sostenuti dalla metà circa della popolazione catalana, li considerano "prigionieri politici", perché l'organizzazione e lo svolgimento del referendum sono stati totalmente pacifici. Bassa all'epoca dei fatti era ministra del Lavoro, Affari sociali e Famiglia del governo autonomo della Generalitat catalana. La sorella Montserrat, deputata al parlamento di Madrid nelle file del partito Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra repubblicana di Catalogna), spiega: "La maggior parte dei nostri prigionieri politici sono incarcerati insieme nel carcere di Lledoners, mentre Dolors è da sola qui al Puig de les Basses, quindi per lei è molto più duro: non ha compagni per condividere riflessioni sulla situazione politica. Allora, con le organizzazioni di base ci siamo detti: 'nessuna donna dev'essere dimenticata'". Dopo cena, tutte le volte un drappello si avventura sul lato della collina dove si erge l'ala del carcere dove è detenuta Bassa, per farla sentire la vicinanza dei militanti. Nel Nord della Catalogna, la "resistenza" pacifica delle organizzazioni indipendentiste è particolarmente organizzata, e molte sono le iniziative nate spontaneamente: come il "Coro Giallo" (il giallo è il colore della solidarietà con i prigionieri), che si riunisce sul lungomare de L'Escala, in Costa Brava, per cantare canzoni popolari di contenuto politico, spesso della tradizione antifranchista e antifascista. Pere è fra gli organizzatori: "Da Gennaio del 2018 ci siamo trovati ogni venerdì per cantare canzoni che abbiamo pubblicato in un libricino giallo. Sono canzoni che avevamo cantato in gioventù, in piena repressione franchista, di Lluis Llach, di Maria del Mar Bonet, ma anche Bella Ciao, che cantavamo all'epoca. Ma pensavamo che non le avremmo dovute cantare più, che non ce ne fosse più bisogno per difendere la libertà e in ultima istanza la democrazia".

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