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Energia, Simoni: "Ancora 40 anni per una vera transizione verde"

sabato 21 dicembre 2019
4' di lettura

Roma, 16 dic. (askanews) - Negli studi di Askanews si parla di transizione energetica con l'ingegnere Giovanni Simoni, presidente e amministratore delegato del Gruppo Kenergia, società che si occupa di sviluppo e riammodernamento di impianti fotovoltaici. Lei si occupa di fonti rinnovabili dal lontano 1973, sono passati più di 45 anni. E' possibile fare un bilancio di questo percorso della transizione energetica, da un punto di vista tecnologico a che punto siamo? "Nei primi anni eravamo proprio soli e non si pensava che potesse avvenire quello che è avvenuto e che stiamo vivendo in questo periodo. Certamente la transizione è un processo molto complesso, sono passati 40 anni da quando lei ha menzionato il mio ingresso in questo settore, oggi abbiamo davanti altri 40 anni, quindi è quasi un secolo che prevedo sia necessario per una transizione vera. Verso cosa e perché? - ha spiegato Simoni - Primo, verso una rinnovabilità di tutte le fonti da un punto di vista della produzione, quindi è una rivoluzione elettrica, chiamiamola così, per quanto riguarda la produzione. Poi bisogna elettrificare anche i consumi, quindi oggi siamo più avanti nella produzione di elettricità da fonti rinnovabili rispetto all'uso che noi facciamo dell'energia per vivere nel quotidiano, nel lavoro, nell'industria, nei trasporti. Il passaggio è lungo ma sta avvenendo". "In Italia - ha proseguito il ceo di Kenergia - negli ultimi 10 anni abbiamo lavorato parecchio, infatti non siamo messi male dal punto di vista del processo rispetto ad altri paesi ma ci siamo dati degli obiettivi al 2030 che attualmente vedo molto ambiziosi e vedo anche le difficoltà a raggiungerli. Faccio solo un numero: oggi noi produciamo circa il 30% di energia da fonti rinnovabili, dovremo arrivare a produrre il 55/56%, è questo l'obiettivo di oggi. Ma con l'aria che tira in Europa potrebbero essere anche obiettivi aumentati. Però la tecnologia c'è, la tecnologia ormai non è un problema. Il problema è più sul consenso locale, un consenso politico generale". Ecco, da questo punto di vista il cittadino comune, attraverso le proprie scelte sui consumi e sulle tipologie di acquisto, cosa può fare per agevolare questa transizione? "Il cittadino comune può fare abbastanza poco, dev'essere cosciente del fatto che già abbiamo difficoltà a fare la raccolta differenziata... Cosa succede? Si compra un motorino elettrico, un'auto elettrica. Ma l'auto elettrica è pronta? Ci sono i soldi per comprarla? E' ancora più costosa di un'auto normale, anche se io prevedo un rapidissimo sviluppo. Ma oggi è quasi un elemento di disuguaglianza perché se la possono comprare solo un certo tipo di persone che dispone di mezzi, è un po' ancora qualcosa di 'originale'. Si stanno però sviluppando le infrastrutture necessarie per le ricariche e anche tutte le case automobilistiche (si stanno attrezzando). Noi vedremo nel 2021/2022 un'enorme numero di nuove auto elettriche che credo arriveranno sul mercato, quindi un cittadino qualcosa su questo può fare qualche scelta importante. E poi nelle case, dove c'è un conflitto tra gas ed energia elettrica. Io sostengo il full electric, come si fa nel Nord Europa: bisogna togliere il gas". "Oggi una famiglia di 4 persone consuma 1.500 euro l'anno di gas e 500/600 euro di energia elettrica. Il gas è tre quarti il costo delle bollette italiane. E' chiaro che togliere il gas vuol dire introdurre tecnologie che però ci sono. Ci sono pompe di calore che possono svolgere compiti di riscaldamento e raffrescamento, sempre più necessario con questo clima in cui aumenta le temperatura e poi si può anche cucinare. Non ci si può fare la brace e la bistecca, quindi lasciamoli magari nelle campagne. Io penso che questo preoccupa chi ama fare il picnic nelle seconda casa, però un tema che è molto marginale". C'è un problema di compatibilità tra superficie agricola e fotovoltaico. Ci sono delle novità in merito? "Sì, ci stiamo lavorando molto, perché questo è un nodo. Da un lato è un falso problema perché l'abbandono in Italia di terreni agricoli è superiore ai 100mila ettari l'anno, dall'altro, da conti che hanno fatto anche altri esperti, la quantità di terreno agricolo necessario per arrivare agli obiettivi 2030 è di circa 15mila ettari, quiandi un numero marginale rispetto all'abbandono. Però la sensibilità locale è molto alta, la sensibilità delle organizzazioni agricole è molto alta, quindi noi stiamo studiando e realizzando dei sistemi ibridi in cui neglui stessi terreni dove l'agricoltore coltiva portiamo il fotovoltaico ma guardando agli interessi primari dell'agricoltore". "Noi partiamo così: 'caro agricoltore, tu stai riducendo il tuo reddito e stai per abbandonare il terreno perché sei piccolo e non ce la fai più, noi ti diamo una redditività sul terreno, ti portiamo l'energia elettrica ma ti portiamo anche una capacità tecnologica di cambiare la coltura, renderla più efficiente'. Questo stiamo facendo in Puglia e vedrà la luce nei prossimi sei mesi ma prima di averlo fatto non lo voglio far vedere, è ancora una cosa molto nuova. La sensazione, dai contatti avuti in Regione, è che sia molto ben accettata".

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